RENDEZ-VOUS – Incontro con Costa-Gavras

Costa-Gavras con Gad Elmaleh sul set di Le capitalE' stato a Roma per presentare il suo ultimo film, Le capital in occasione dei Rendez-vous del cinema francese. Costantin Costa Gavras (che vinse l'Oscar per il miglior film straniero e il Premio della giuria a Cannes per Z. L'orgia del potere), porta sullo schermo il romanzo di Stéphane Osmont mostrando la faccia aggressiva del capitalismo selvaggio attraverso la figura di Marc Tourneil (interpretato da Gad Elmaleh), in origine un semplice impiegato di banca che si trasforma in un manager avido e ossessionato dal sesso.

 

Ha incontrato Stéphane Osmont prima di iniziare a girare Le capital?

No. Mi ero interessato al suo libro e quindi volevo conoscerlo. Poi mi sono messo in contatto con lui e mi ha raccontato che lui stesso ha frequentato il mondo della finanza.

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Ha scritto quelili libro nel 2004…

Si, prima che accadesse tutto (ride) e in qualche modo ha anticipato la crisi economica di oggi…

 

 

e quindi mi interessava sapere come ha lavorato al film rispetto al libro per affrontare proprio il tema della crisi

Rispetto al mio film, il libro accentua più la dimensione della caricatura ed è anche più violento. Dal mio punto di visto ho cercato di essere il più vicino possibile alla realtà. Certo, il testo di Osmont conta molto ma poi ci sono state anche delle modifiche.

 

 

Anche in questo film lei ha lavorato con uno dei suoi sceneggiatori fedeli, Jean-Claude Grumberg con cui ha scritto anche Il cacciatore di teste

Si, questo è il quinto film che facciamo insieme…

 

 

e anche lì, come in Le capital, c'è la trasformazione di un individuo che in quel caso era un dirigente di una fabbrica che resta senza lavoro ed entra in un vortice senza uscita. Come se il lavoro trasforma il personaggio e lo fa diventare 'qualcos'altro'

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Si, è evidente. Quando si perde il lavoro, che ci da tutto nella vita – sia in quella familiare sia in termini di benessere – perdiamo tutto. E quindi nel caso di Il cacciatore di teste diventa aggressivo.

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In Le capital il mondo della finanza appare un ambiente asettico, con dei colori freddi e una prevalenza di grigi

Si, abbiamo scelto apposta queste tonalità fredde perché questo è un mondo dove non c'è calore umano. Lì dentro non si viene più visti come degli uomini ma solo come dei numeri. Ci sono quelli positivi e quelli negativi.

 

 

Dei protagonisti con dei segreti nascosti, con delle 'doppie vite' sembrano spesso attraversare il suo cinema, da Tom Berenger di Betrayed ad Armin Mueller Stahl di Music Box.

Si, lo attraversano perché in realtà siamo tutti doppi. O anche tripli, quadrupli. C'è l'uomo che noi conosciamo, quello che conosce la sua famiglia, quello che conoscono i suoi amici e quello che infine conosce se stesso. E poi c'è l'uomo che nessuno conosce, in grado di compiere azioni impreviste.

 

 

Che tipo di problemi ha affrontato durante la lavorazione di Le capital?

Da un punto di vista narrativo, ho fatto subito una scelta col protagonista che si rivolge al pubblico e con cui vuole instaurare una relazione. Gli racconta quindi una storia alla vquale bisogna fare attenzione. C'è un personaggio molto simpatico all'inizio che poi cambia nel corso del film e lo spettatore finisce per non amarlo. Forse è stato questo il problema più difficile da affrontare.

 

 

E' vero che per il ruolo del protagonista, lei aveva pensato a Vincent Cassel?

No, non era Vincent Cassel ma Mathieu Kassovitz con cui avevo già lavorato in Amen.

 

 

Costa-Gavras incontra Francesco Rosi a Roma durante i Rendez-vous del cinema francese Mentre per Gad Elmaleh si trattava di una sfida visto che fino a quel momento aveva girato prevalentemente commedie tranne Vento di primavera

Ma in quel film aveva solo una parte secondaria…

 

 

e un lavoro simile lei l'aveva già fatto con Jack Lemmon in Missing

Si è vero. Qui con Con Gad abbiamo deciso di costruire un personaggio che non esisteva. Quindi poi abbiamo curato i dettagli: il suo modo di essere, di comportarsi, di camminare, di parlare. Quindi lo scopo era di arrivare a formare una figura che ha un grande potere.

 

 

Se non avesse girato questo film in Francia ma negli Stati Uniti, sarebbe cambiato qualcosa?

Tutto.

 

 

Tutto?

Eh si, anche perché le persone che lavorano nelle banche americane sono diverse.

 

 

A proposito dei diversi modi di mostrare la crisi economica e il capitalismo, ha visto per caso Cosmopolis di Cronenberg?

Si, e Cronenberg ne parla in modo molto personale, con l'uomo totalmente isolato che decide tutto.


 

Ultima domanda: il titolo.

Guardi, non ho pensato a Karl Marx. Avevamo in mente altri titoli, poi alla fine abbiamo scelto questo. Quello che conta soprattutto in questo film è il tema, che è quello del potere del denaro.