Rendez-vous

 

Si è inaugurato oggi, 17 aprile, a Roma, il Festival Rendez-vous, appuntamento con il nuovo cinema francese, con la presentazione in anteprima italiana del film Dans la maison – Nella casa, di Francois Ozon, al cinema quattro fontane. Il regista, timido ed un pò impacciato, accompagnato dall' attore Ernest Umhauer, che interpreta il sedicenne Claude.

 

 

 

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 giorno 1, parte prima

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Si è inaugurato oggi, 17 aprile, a Roma, il Festival Rendez-vous, appuntamento con il nuovo cinema francese – che farà poi tappa in altre città italiane – con la presentazione in anteprima italiana del film Dans la maison – Nella casa, di Francois Ozon, al cinema quattro fontane.

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La terza edizione si sviluppa attraverso tre programmazioni in quattro sedi: il cinema quattro fontane e la casa del cinema ospitano la sezione novità ed anteprime, all'accademia di Francia-Villa Medici una panoramica completa sui cinesti del presente ed al MAXXI un omaggio ai 25 anni di carriera del video-artista Pierre Coulibeuf.

Al numero 23, di via quattro fontane, l'ambasciatore francese in Italia ha dato il via alla manifestazione. Il regista in sala, timido ed un pò impacciato, ha cercato di ironizzare sul suo scarso italiano e sul fatto che il film, pur essendo tratto da una pièce teatrale di un drammaturgo spagnolo, fosse prettamente francese! Ironia da capire perchè sottile (in quanto libero adattamento al dramma teatrale di Juan Moyarga?) o dubbi amletici sul fatto che la battuta facesse ridere (sempre che quello fosse l'intento)? Accompagnato dall'attore Ernest Umhauer, che si è guadagnato una nomination ai César per la miglior promessa maschile grazie all' interpretazione del sedicenne Claude, proprio nell'ultimo film di Ozon (ultimo ancora per poco, il 21 agosto dovrebbe esordire il successivo Jeune e Jolie).

Ma cerchiamo di capire quali peripezie hanno condotto i nostri eroi spettatori nella 'stanza dei sogni' a rivivere il mito della lanterna magica (come non ricordare l'ossessione del patito Alexander per il magnifico oggetto nel bergamniano Fanny och Alexander?).

E' stato facile notare dal primo istante come, anche quel luogo, non fosse il paradiso della perfezione, pur essendo specchio della cultura francese. Ma come dire…tutto il mondo è paese e quindi: una 'fila' scomposta e disomogenea si è snodata lungo l'ingresso antistante il luogo della proiezione. Ordine? Impossibile. Serpentoni con matrici diverse e code confuse in caos cosmico alla ricerca dell'accredito perduto.

Tra receptionists un pò sordi ed, altri che 'conoscevano gente', bloccando così tra un saluto ed altro, le teste caparbie arrivate fino al banco di prova gocciolanti; la proiezione prevista per le 19, è slittata sempre più. Un classico all'italiana che si ripete, questa volta condito con salsa alla francese. Un miscuglio micidiale, insomma. Gli aspiranti spettatori trasformati in lottatori di sumo professionisti, per l'occasione – accaparrarsi i fatidici accrediti (quadratini 5X5 di cartoncino rosso, l'avessi saputo prima me lo sarei portata da casa, onde evitare quella fiumana) – una volta svincolati dal soffocante ingorgo, finalmente sono giunti nella sala…grosso respito di sollievo, inevitabile.

Una sacca di 'resistenti', meglio sarebbe dire 'renitenti' ai consigli intimati dall'ambasciatore, a complicare il già difficile arrivo di Ozon (come si sa gli artisti non possono accedere alle presentazioni fino a quando le sale non sono più o meno piene…), in piedi lungo il corridoio di sinistra, intenti a riproporre in questo caso totalmente nostrano, il classico all'italiana: 'la caciara'. Imperdibile, quanto imprescindibile.

Non si può assistere ad una prima se, prima, non si è scaldata un pò la voce, altrimenti come fare a 'parlottare' durante la proiezione a cui si è così interessati? (come dire: consigli per impiegare il tempo nel tempo del film!).

Schermo gigante e titoli a caratteri cubitali. Ottimo. Soprattutto per chi soffre di notevoli disturbi

di miopia, sommati all'incomprensione della lingua francese. Per molti arabo.

E dopo tanto dire e fare, tentativi vani d'imitare un pessimo accento parijino onde evitare di farsi riconoscere in quel mix di francesi ed ancora francesi, che come formiche parevano invadere le macchie italiane sparse qua e là (pessimo ricordo di nefasto passato), finalmente il film.

No, aspettate. Tristemente fluivano gli sponsor del film (tra questi un certo hotel francese, noto nel mondo, ai più, per un certo sKandalo avvenuto in una sede di New York)

Bypassando le implicazioni politico-economiche, è veramente giunta l'ora di parlare del film.

Non si può prescindere, in tale tentativo, di considerare un certo contesto generale, essenziale a comprendere la particolarità dell'opera.

Infatti, è necessario tener presente che la prima ufficiosa apertura del Festival è stata ieri al MAXXI, con un omaggio di ben 5 film tra corti, medio e lungometraggi, al video artista francese Pierre Coulibeuf, continuato oggi con altri tre film; per ripercorrere i quasi 25 anni di carriera.

Che relazione c'è tra Ozon e Coulibeuf? Esiste un tema portante per mezzo del quale cercare di percepire, tanto più che è impossibile capire, l'essenza di questa manifestazione? E per poter provare a spiegare, dunque, il film di Ozon?

E' un discorso troppo lungo vista l'ora…(direbbe Marzullo…vista l'ora appunto)

Vi basterà sapere che niente è come sembra. A volte le cose sono più semplici di quanto non paiano, ed altre molto più complicate di quanto la semplicità non lasci trasparire.

 

Continua…

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