Restiamo amici, di Antonello Grimaldi

Il buddy movie all’italiana, evidentemente, non può proprio prescindere dall’ideale modello de I soliti ignoti come solida referenza per ogni genere di riscrittura o riattualizzazione. E allora in questa commedia degli equivoci tra quarantenni in crisi identitaria (floridissimo sottogenere che dal Sordi re del Boom ci porta dritti alla crisi economica odierna) non può che far capolino un iconico piatto di pasta preparato tra amici per suggellare un legame eterno. Alessandro (Michele Riondino) è un vedovo di 45 anni che vive con suo figlio adolescente Giacomo, fa il medico, cerca di essere un buon padre, ma non riesce ad avere una seria relazione con una donna perché il ricordo della moglie è ancora troppo forte. Forse solo Bianca (Violante Placido), ossia la madre della fidanzata di suo figlio, riesce a scalfire questa sua condizione… ma il legame sentimentale non può che essere assai complesso. Improvvisamente il suo vecchio amico di liceo Gigi (Alessandro Roja), emigrato anni prima in Brasile, si rifà vivo dicendo di essere gravemente malato. Alessandro vola in Sud America ed ecco orchestrata la truffa all’italiana: il ricco padre di Gigi ha lasciato in eredità 3 milioni di euro al suo primo nipote… un figlio che Gigi non ha e non potrà mai avere. Quindi perché non far sembrare Giacomo suo figlio e spartirsi il bottino fregando la banca? E perché non coinvolgere anche l’amico Leo (Libero De Rienzo), un commerciante di abbigliamento pieno di debiti, riformando il vecchio trio di amici inseparabili? Tutto si complica, però, quando un corrotto notaio fa spuntare dal nulla un altro pretendente nipote del defunto…

Insomma: Antonello Grimaldi adatta per il grande schermo un romanzo di Bruno Burbi (la sceneggiatura è firmata da Marco Martani, Raffaello Fusaro e Walter Lupo) e torna alla regia cinematografica dopo Caos calmo con un altro caos, questa volta esagitato, dove tre amici in profonda crisi personale si lanciano alla ricerca di un bottino di 3 milioni di euro. Un viaggio che passa in rassegna tutti i cliché sui quarantenni italiani eterni ragazzi tra ricordi di scuola e incompatibilità con le responsabilità adulte. Una esilissima trama – a forte rischio déjà-vu e che per giunta viaggia veloce senza troppo stare a pensare alla verosimiglianza delle situazioni –, dalla quale si dipanano umori che vanno dalla commedia all’italiana al dramma generazionale, dall’heist movie alla romantic comedy. Le linee action, va detto, faticano non poco a mantenere alta l’attenzione per la loro eccessiva semplificazione di ogni snodo, mentre quelle sui rapporti umani (come in Caos calmo) regalano qualche emozione autentica. Certo restiamo in presenza di un film balbettante e difficilmente difendibile come operazione di genere, ma in fondo è il presupposto che conta. Restiamo amici, nonostante tutto, diverte con il sano piacere di fare cinema popolare al di là di ogni ambizione (autoriale o sociologica), puntando tutto su un nutrito cast di attori che possa ancora fare presa su un pubblico. Non è poi così poco.