Retrospettiva Benigni

Al Cinema Trevi (Vicolo del Puttarello 25 – Roma)
dal 13 al 17 febbraio
Retrospettiva
Non ci resta che ridere. Il cinema di Roberto Benigni
 
venerdì 13 ore 20.30
Incontro con Paolo Brunatto e Giuseppe Bertolucci
 
a seguire
Memorie, ma non solo… (2008)
Regia: Paolo Brunatto; fotografia: Marco Tani, Stefano Bonetti, Nicolas Franik; musica: Vittorio Santoro; montaggio: Mirella D’Angelo; origine: Italia; produzione: Prodigy – DBW Communication; durata: 62’
Il film documentario inizia con un brano dall’atto unico Cioni Mario di Gaspare fu Giulia: lo straordinario monologo di Roberto Benigni, messo in scena da Giuseppe Bertolucci, all’Alberichino di Roma nel 1975. Unico documento audiovisivo esistente, filmato da Brunatto all’epoca. Roberto Benigni e Giuseppe Bertolucci, les enfants terribile del teatro e del cinema italiano ricordano oggi oltre all’esperienza del Cioni Mario, anche quella del film Berlinguer ti voglio bene. In un montaggio alternato, dove sono a confronto l’impetuosa vitalità dell’artista toscano e il carattere pensoso, discreto e seducente del regista parmense, prendono forma i giorni che i due trascorsero a Casarola (la casa di famiglia dei Bertolucci sull’Appennino emiliano) per partorire il copione del Cioni Mario: una memorabile seduta psicoanalitico a doppio senso. E le prime e memorabili apparizioni teatrali di Roberto Benigni. Le memorie di Benigni e Bertolucci ripercorrono poi il labirinto stilistico e contenustico che affrontarono per realizzare Berlinguer ti voglio bene nel 1977. Dopo lo struggente flash-back del ricordo, Bertolucci e Benigni, si tuffano in una riflessione a tutto campo sul futuro del cinema, nella quale Benigni disserta di filosofia, filologia, semantica e cosmogonia, nel suo stile zeppo di paradossi e di sottintesi allusivi e stravaganti. I ricordi di Bertolucci e Benigni sono contrappuntati da rari filmati d’epoca, quasi inediti, come il “Comizio” di Roberto Benigni, girato dallo stesso Brunatto nel 1978. «Penso che viviamo in un’epoca dalla memoria breve. Chi ricorda come esordirono Roberto Benigni e Giuseppe Bertolucci, nel 1975 con Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, nella cantina dell’Alberichino di Roma? E quali furono i motivi culturali e politici che spinsero Bertolucci e Benigni, a realizzare un film come Berlinguer ti voglio bene, dove il turpiloquio si nobilita in una poetica del linguaggio parlato in una frenetica urgenza di sperimentazione, e dove la sessualità assume forme sovversive? Con questo mio film documentario ho voluto “ restaurare” il ricordo di un’epoca della cultura italiana, che ebbe in Giuseppe Bertolucci e Roberto Benigni due eccezionali protagonisti. Ma non solo: ho cercato anche di scoprire come Benigni e Bertolucci vedono il futuro del cinema» (Brunatto).Ingresso gratuito
 
a seguire
Berlinguer ti voglio bene (1977)
Regia: Giuseppe Bertolucci; soggetto e sceneggiatura: Roberto Benigni e G. Bertolucci; fotografia: Renato Tafuri; musica: Pier Farri, Franco Coletta; montaggio: Gabriella Cristiani; interpreti: R. Benigni, Alida Valli, Carlo Monni, Mario Pachi, Maresco Fratini, Donatella Valmoggia; origine: Italia; produzione: A.M.A. Film; durata: 90’
Il film è tratto dal monologo teatrale scritto da Giuseppe Bertolucci e Roberto Benigni, Cioni Mario fu Gaspare di Giulia. Il protagonista, Mario Cioni, è un giovane sottoproletario della provincia toscana, un po’ naive e infantile. Legato morbosamente alla madre, è incapace di avere rapporti reali con le altre donne, e per questo subisce spesso le prese in giro e le cattiverie degli amici. La vera regina del film è però la lingua, la lingua di Mario, viva, beffarda, colorita e sapiente, il suo vero atto di ribellione contro una realtà frustrante e opprimente. «A proposito di Berlinguer ti voglio bene, […] voglio ricordare che quel primo piccolo film aspro, romantico ed eccessivo (così “mio”) può essere giustamente considerato (assieme al contiguo EcceBombo di Nanni Moretti) l’atto di nascita di una generazione di nuovi comici e di un genere che è stato – per tutti gli anni Ottanta e oltre – l’asse portante della nostra disastrata industria cinematografica» (Bertolucci).
Vietato ai minori di anni 18 – Ingresso gratuito