Return Sasyk to the Sea, di Andrea Odezynska

Il documentario della regista ucraina racconta le tragiche conseguenze di un assurdo esperimento sovietico nell’Ucraina del Sud. Film d’apertura del festival Cinema e Ambiente di Avezzano 2022

-----------------------------------------------------------
SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI: APERTE LE ISCRIZIONI ANNO 2022-23


-----------------------------------------------------------

“An eco-apocalypse is fast and furious, but sometimes is a slow moving sum of bad judgement by leaders greed and absurdity”

----------------------------
OPEN DAY SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI

----------------------------

Diversi anni prima che il confitto russo-ucraino scoppiasse in Crimea e in Donbass, per poi deflagrare nella tragica invasione degli ultimi mesi, un gruppo di attivisti e resistenti dell’Ucraina del Sud già combatteva la propria battaglia contro burocrati, politici e bracconieri. Tutto nasce nel 1972 quando il governo dell’allora Unione Sovietica decise di creare un progetto sperimentale di irrigazione nell’Ucraina del Sud, in modo da trasformare tutti gli estuari di acqua salata della zona in riserve di acqua dolce per favorire l’agricoltura. Il primo di questi scellerati esperimenti è stato attuato a Sasyk, un piccolo paese a sud di Odessa, situato tra il Danubio e il Mar Nero. Qui il governo sovietico ha realizzato una diga per chiudere la connessione con il mare, svuotando l’estuario dall’acqua salata per riempirlo con quella dolce proveniente dal fiume. L’obiettivo di tutta l’operazione era quella di sfruttare al massimo la già fertile e fruttuosa terra ucraina, senza considerare minimamente le conseguenze per l’ecosistema ambientale della zona né tantomeno per gli abitanti. Nei decenni seguenti, infatti, la laguna di Sasyk si è trasformata lentamente in una piscina di acqua maleodorante e dal colore malsano. La grande varietà di pesce che arricchiva le acque dell’estuario è sparita e il numero di tumori nella zona è aumentato in maniera esponenziale. Insomma, un disastro ecologico di dimensioni preoccupanti per cui ancora oggi un gruppo di attivisti chiede giustizia.

La regista ucraina e americana di adozione Andrea Odezynska, torna nel suo Paese di origine per documentare la storia assurda dell’estuario del Sasyk. Odezynska decide di non raccontare una delle numerose storie di guerra in Donbass o in Crimea, al contrario si concentra su un fatto risalente a quasi cinquant’anni fa. La regista costruisce il documentario a partire dalle immagini aeree del particolare territorio dell’estuario, costantemente schiacciato tra il mare e il fiume. In tutto questo Odezynska ha raccolto dichiarazioni da diversi abitanti della zona, in un viaggio tra ricordi amari e idee per il futuro. Return Sasyk to the Sea può essere visto come una testimonianza dell’annoso stato di tensione tra Ucraina e Russia. Le figure a capo di questo movimento ecologista alquanto spontaneo, chiamati in causa costantemente dalla regista, sono i membri del Tuzlivski Estuaries National Park. Iryna, Ivan e Nikolai raccontano le umiliazioni che sono stati costretti a subire negli ultimi decenni per mano della classe politica collusa e corrotta, oltre a malviventi che nel frattempo hanno iniziato a sfruttare a loro modo il territorio. Gli intervistati hanno raccontato di scontri violenti con bracconieri e criminali che pretendono di estorcere denaro dalle attività della zona, il tutto senza ricevere alcuna tutela da parte delle istituzioni.

La costruzione della diga e la folle politica che ha seguito quella decisione, ha creato una sorta di effetto domino devastante per la vita di quei luoghi. Riportare il mare a Sasyk, come esorta a fare lo stesso titolo del film, non è solo un atto politico o ecologista, si tratta di riconoscere uno sbaglio fatto troppi anni fa e soprattutto di provare a rimediare. La colpa più grande dei politici e ingegneri sovietici dell’epoca, non è stata quella di sperimentare, bensì quella di non riconoscere il tragico errore commesso. Continuare per la propria strada accecati dalla brama di profitto, noncuranti delle orribili conseguenze delle proprie azioni, è qualcosa di imperdonabile. In questo senso il documentario di Andrea Odezynska supera il semplice valore divulgativo e giornalistico per assurgere a quello di condanna morale e, soprattutto, di speranza.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
Sending
Il voto dei lettori
0 (0 voti)
--------------------------------------------------------------
Le Arene estive di Cinema a Roma

--------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative



    Rispondi

    Contenuto non disponibile
    Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"