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Revival, di Dario Germani

Il limbo della condizione umana sembrerebbe la collocazione ideale ed evocativa di questa opera. All’autore però manca ancora quel siero aggregante e connettivo tra alchimia, scienza e horror .

Due rapinatori sono braccati dalla polizia. Uno dei due è ferito gravemente alla mano e, nonostante la fasciatura ben stretta, sanguina copiosamente. Dapprima cercano di mimetizzarsi tra la gente, entrando in una tavola calda, subito dopo trovano rifugio nell’abitazione di un ambiguo dottore che inizialmente non esita ad aiutarli, medicando innanzitutto la ferita. Pranzano insieme e, alla conclusione del pasto, perdono i sensi e si ritroveranno incatenati in uno strano laboratorio. Il medico persegue un diabolico piano: vuole ricongiungersi con la moglie defunta e per riuscirci tortura i prigionieri per studiare le esperienze pre-morte e grazie ad un siero riesce a spingerli a vedere oltre la vita. Al disperato tentativo di fuggire dei mal capitati, si aggiunge una situazione sempre più inquietante, che si muove pericolosamente sul confine tra la vita e la morte. Revival è un’ambiziosa e coraggiosa opera di Dario Germani, autore horror, al suo quarto lungometraggio, dopo Lettera H del 2019, Antropophagus del 2022, The Cursed Island del 2023, confrontandosi con un cast internazionale, “espatriando” con lo stile e la scrittura lungo trame d’oltreoceano.

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Certamente non mancano le competenze registiche per destreggiarsi nei meandri della mente umana, con l’intenzione di raccontare l’aldilà, più sotto l’aspetto di un’ossessione visiva che nella concretezza effettiva di un’immagine. Il limbo della condizione umana sembrerebbe la collocazione ideale è maggiormente evocativa, utilizzando ambientazioni surreali e semplici effetti speciali, da non sovraccaricare il senso del reale. Ci si sente sospesi tra il potere dell’alchimia e la follia dello scienziato, procedendo con la lentezza di chi è bloccato e spera di liberarsi dalla morsa dell’agonia, della noia. La staticità è punto cardine dell’opera. Quella staticità che vuole essere soltanto apparente ma vorrebbe trascinarci verso la velocità del mondo circostante che non trova pace. È proprio su questo contrasto che ci concentra particolarmente ma resta la forte sensazione che manchi ancora quella forza aggregante capace di far lievitare i propositi narrativi e visivi dell’autore. Da sottolineare comunque l’interessante, quanto riuscito contributo musicale di Sergio Cammariere.

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Regia: Dario Germani
Interpreti: Michael Paré, Louis Mandylor, Jonv Joseph, Nathalie Rapti Gomez, James Chalke
Distribuzione: Enjoy Movie
Durata: 93’
Origine: Italia, 2024

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
3 (2 voti)

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