#RomaFF13 – Soledad, di Augustina Macri

Soledad in spagnolo significa solitudine. Quando la Soledad protagonista del film omonimo di Augustina Macri arriva in Italia e si affilia ad un collettivo anarchico torinese, il suo nome viene troncato e diventa “Sole”.
Risiede in questo passaggio l’essenza del lungometraggio basato sul romanzo di Martín Caparrós, Amore e Anarchia. Soledad è infatti una ragazza sola ed il suo nome è un tag che si porta stampato addosso. Ma nel momento in cui diventa Sole è tempo per lei di albeggiare, di cominciare a vivere veramente. Il suo essere sola si tramuta in dipendenza dalle emozioni, in un viscerale attaccamento all’atto di sentire. «La libertà è quella cosa che se ne assaggi un pochino finisci per volerla tutta» le spiega l’uomo di cui improvvisamente si innamora.
Il problema è che nello spazio d’azione che va dalle teorie di Bakunin all’anarco-pacifismo di Tolstoj c’è sempre stato un filone violento del pensiero anarchico. Quella deriva insurrezionalista diventa allora atto d’accusa da parte delle istituzioni, pregiudizio che serpeggia fino a distruggere ogni faticosa conquista della ormai ex Soledad.
Nel guardare la sua storia allora verrebbe quasi da pensare ad un altro Film d’amore ed anarchia, quello appunto di Lina Wertmüller. Anche in quel caso il Tunin interpretato da Giancarlo Giannini veniva da un mondo altro, in cui cose e valori avevano un significato totalmente diverso da quello della metropoli. Anche in quel caso si lottava per degli ideali, si combatteva per scardinare una mefitica struttura, costruita ad hoc da tutti Quelli che ben pensano (indovinatissima la scelta usare Frankie Hi-Nrg come colonna sonora).

A Vera Spinetta il merito di aver portato in scena un personaggio che, attraverso gesti micromimici e plateali rasature, esprime un’evoluzione, passa dall’insofferenza dei legami familiari alla ripugnanza per le verità violentate. Soledad allora diventa l’emblema di lotta, di disobbedienza civile contro la cecità di un sSoledadistema che vira dal chiamarsi Stato di diritto ad essere effettiva abiura dei diritti stessi.
L’approccio della Macri, che passa per un linguaggio filmico che alterna il dettaglio al campo lungo, è da documentarista ormai d’esperienza (consolidata è la collaborazione con Oliver Stone), che interseca romanzo e fatti reali ricorrendo a fake found footage o a cartelli da giornalismo d’inchiesta. In pieno clima No Tav…