Richard Linklater, per un cinema di persone

La vita dei giovani, osservata senza retorica né moralismi, è al centro del cinema di Linklater, che pone in primo piano sin da subito l'interesse per il tempo presente, con individui che sono innanzitutto corpi pensanti, anime desideranti tra la moltitudine silenziosa.

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Scrittore e regista autodidatta, Richard Linklater è stato uno dei primi talenti ad emergere negli anni Novanta, durante la stagione della rinascita del cinema indipendente americano. Originario di Houston, nel Texas, Linklater deve oggi la sua fama al dittico composto da Before Sunrise (Prima dell'alba, 1995) e Before Sunset (Prima del tramonto, 2004), con cui rimette in pista temi cari ad un cinema americano avvinto dalla cinematografia europea, attraversato da film a low budget, con attori che improvvisano e prendono parte alla sceneggiatura; ma in principal modo, Linklater recupera la lezione di André Bazin per un cinema che sia fonte di libertà dello sguardo e non costretto servilmente nelle gabbie delle convenzioni. Autore dal procedere discreto, nel 1985 Linklater ha fondato una propria casa di produzione, la "Detour Film Production", ed ha iniziato a lavorare al suo film d'esordio in Super-8, il cui titolo è tutto un programma: It's Impossible to Learn to Plow by Reading Books. Tre anni dopo realizza la pellicola sperimentale Slacker, la giornata qualunque nella vita di cento personaggi, che gli vale l'attenzione del pubblico e la ribalta del "Sundance Film Festival" nel 1991. Il termine slacker, che indica i giovani disillusi e ribelli, diventa successivamente uno slang comune tra i cinefili americani. La vita dei giovani, osservata senza retorica né moralismi, è al centro del cinema di Linklater, che pone in primo piano sin da subito l'interesse per il tempo presente, con individui che sono innanzitutto corpi pensanti, anime desideranti tra la moltitudine silenziosa.

La sua filmografia comprende lavori che hanno evidenziato il talento di una nuova generazione di attori; si pensi a film come La vita è un sogno (1993) e The Newton Boys (1998), dove a primeggiare sono gli interpreti di altri e più blasonati episodi del sistema cinema americano. A ben guardare, il percorso di Linklater rinnega le pratiche consuete del cinema hollywoodiano, affidandosi tante volte ad una formula che ha il sapore del cinema europeo; i film del giovane cineasta statunitense sono ambientati spesso nell'arco di 24 ore e aderiscono all'esplorazione delle inquietudini, delle domande esistenziali che segnano nel profondo i passaggi tra le generazioni. Particolarmente a suo agio con la cultura dei teen-agers (si pensi al recente The School of rock, il suo film più "facile" e di successo), nel 2001, con Waking Life, Linklater aveva fornito una summa teorica del suo pensiero cinematografico, presentando la strana storia di Wiley Wiggings, un ragazzo in viaggio a Austin in Texas, al quale, dopo un incidente stradale, pare di vivere un lungo interminabile sogno, pieno zeppo di incontri apparentemente casuali con diversi interlocutori (tra cui alcuni noti volti dell'"intelligentia statunitense"), con i quali intreccia dialoghi filosofeggianti mai banali, sulla vita e la morte, ma anche considerazioni dotte sul cinema, con citazioni del prediletto (da Linklater) critico francese Andé Bazin. Girato in "rotoscoping animation", una tecnica che combina lavoro artigianale di abili disegnatori e computer graphics, Waking Life è una risposta esistenziale alla frontiera della nuova animazione digitale (alla Final Fantasy), ed è stato girato dapprima con attori in carne ed ossa (gli immancabili Ethan Hawke e Julie Delphie), le cui immagini sono state successivamente ridipinte dal disegno grafico. Come ogni film di Linklater, anche Waking Life, pur essendo un film d'animazione e dunque destinato per copione a ricalcare i moduli del cinema spettacolare, si propone come la riappropriazione del senso del cinema quale momento sacro, in senso baziniano.

Secondo Linklater infatti, Hollywood avrebbe manipolato il senso reale del cinema, usandolo esclusivamente come riproduzione visiva della lettaratura, al servizio di una catena di montaggio fatta di storie prodotte in serie. In opposizione a questa standardizzazione del lavoro creativo, il cineasta Linklater propone una visione del cinema dove né la sceneggiatura né la storia assumono un valore preponderante, lasciando spazio al lavoro sull'attore, dal quale devono prendere le mosse tutti i film, perfino quelli d'animazione. Ecco il significato strutturale di un film solo apparentemente stravagante come Waking Life. E il lavoro sugli attori è il vero asso di forza dell'InDigEnt project, il cui primo film esce nel 2000 ed è Tape dello stesso Linklater: si tratta di un progetto produttivo che, appoggiandosi ad un canale tematico indipendente (Indipendent Film Channel), e facendo leva su un accordo distributivo che permette al distributore di versificare le sue strategie di collocazione del film (alcune volte i film escono in sala, altre volte direttamente via cavo e in home video), permette ai realizzatori di lavorare su piccoli set, con budget ridottissimi e in tempi rapidi, omaggiando in primo luogo il lavoro degli interpreti. Qui non si tratta di film Dogma, pur essendo, anche questi film, girati in digitale. Inoltre, le prove con gli attori hanno un valore fondamentale per la riuscita del film.

E' quello che succede anche con il più conosciuto dittico composto da Prima dell'albaPrima del tramonto, due film per nulla riconducibili ad alcuno stereotipo cinematografico, al di là della pura questione autoriale. Qui è in gioco la ricerca di un cinema capace di universalizzare i concetti partendo da situazioni semplici, appartenenti alla vita quotidiana, fino a sfiorare la banalità, un rischio perfino necessario. Un percorso alla ricerca estrema del cinema come momento, colto nel suo farsi e perciò rivelatore, investigante e naturalmente incline a modularsi su richieste esistenziali diverse anche in due film apparentemente simili come Prima dell'alba e Prima del tramonto. Laddove, infatti, Prima dell'alba è il film della speranza, in cui due giovani si innamorano parlando e conoscendosi nell'arco di una giornata, e possono sognare un futuro magico e non conosciuto, viceversa Prima del tramonto, il film in cui i due promessi amanti si ritrovano a distanza di nove anni, è il film della paura, del tempo che non sembra avere altro tempo davanti a sé. Ancora una volta, con Prima del tramonto, un'ora e venticinque minuti di dialoghi fitti, spesso e volentieri inconcludenti. Ma sulla battuta finale e sulla dissolvenza in nero (colpo da maestro di Linklater) si ridesta la speranza di noi spettatori, che abbiamo vissuto i sussulti dei due protagonisti ripercorrendo con loro alcune domande in merito alla nostra esistenza. Prima del tramonto è un film sull'importanza del presente, che ci porta a ripensare ad un passato con il quale non abbiamo fatto definitivamente i conti. Un cinema, quello di Linklater, sensibile e attento al pensiero di chi si sente ancora disposto al cambiamento ed ha bisogno di farsi delle domande.

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