Ricomincio da me, di Peter Segal

Second Act: il ritorno al cinema “in carne e ossa” di Jennifer Lopez, dopo qualche anno di assenza (The Boy Next Door è del 2015), è una dichiarazione programmatica di svolta. La storia, del resto, parla chiaro come una parabola. Maya è una quarantenne che ha sempre puntato sulle proprie forze, seppur la vita non è stata tenera con lei. È vicedirettrice di un supermercato del Queens e conosce alla perfezione pregi e difetti dei prodotti che vende, così come le abitudini e i desideri dei clienti. Una promozione sarebbe la cosa più naturale di questo mondo. Ma questo mondo ha regole tutte sue: Maya non ha avuto un percorso di studi regolare e questo la obbliga a cedere sempre il passo al primo idiota di turno. Finché il figlio della sua amica Joan, geniaccio del computer, cambia le carte in tavola e dà a Maya un nuovo profilo “social”, con tanto di curriculum inventato. Ed ecco che si aprono le porte di un grande azienda di prodotti cosmetici. Ma una cosa è l’illusione del successo, un’altra è la vita reale, con le questioni sentimentali, il passato irrisolto, le insicurezze a fior di pelle…

A quasi cinquant’anni, J. Lo sente il dovere di rivendicare il peso dell’esperienza. Ed è un’affermazione sacrosanta. Ma tra le implicazioni di Ricomincio da me c’è anche una sorta di contrapposizione “politica” tra la New York autentica e umana del Queens e l’arrivismo che si nasconde dietro la facciata lucida dei grattacieli di Manhattan. Da un lato la gente che manda avanti le opere e i giorni e cerca di fare i conti con la vita, dall’altra lo spettacolo degli affari, con le sue regole implacabili e indifferenti. D’altro canto, Jennifer Lopez avverte ancora l’esigenza di mostare la forma e la tenuta fisica, calandosi nei panni di un personaggio più giovane di dieci anni. E pur nella glorificazione del prodotto “naturale al 100%”, si avverte l’ombra dell’artificio, del “facciamo finta che…”. In fondo è tutto in questo cortocircuito il punto del film. Che rimane invischiato nella contraddizione: una storia di verità sofferte, una ricerca di sincerità in un’operazione di rilancio cinematografico costruita a tavolino. Una svolta non può essere solo una dichiarazione  programmatica…

Il problema del film non è tanto nelle trovate di sceneggiatura orchestrate da Justin Zackham ed Elaine Goldsmith-Thomas (che per la prima volta firma uno script dopo una lunga attività da producer, molto spesso proprio al fianco di J. Lo), quanto nell’assoluta mancanza di ritmo della commedia. Peter Segal, pur con tutta la sua esperienza, non sembra trovare mordente, una giusta sponda nella trama o nel cast che gli consenta di imprimere una svolta, un’accelerazione di qualunque tipo. Treat Williams è “uno di famiglia” che fa il suo mestiere per quanto riguarda le implicazioni affettive-familiari della storia, ma il suo volto tranquillo e bonario non sembra adattarsi ai tempi comici, Milo Ventimiglia resta a guardare in disparte, nell’attesa che la protagonista faccia le sue scelte, mentre Vanessa Hudgens non esce dai canoni “commoventi” della sua parte. A provarci sono gli altri comprimari. Innanzitutto l’amica del cuore Joan/Leah Remini, sboccata e impicciona, e poi l’improbabile e imbrarazzata coppia formata da Ron (Freddie Stroma), chimico sbattuto nel retrobottega per questioni di gerarchia, e Ariana (Charlyne Yi), assistente con le vertigini e con tutta una serie di altre piccole “perversioni”. Peter Segal dal canto suo se la cava di puro mestiere, regalando solo un paio di impennate degne delle sue frequentazioni sandleriane: la cena con l’imprenditore cinese e l’assurda conversazione in mandarino oppure un volo di colombe che si schianta contro un camion. Intuizioni di un ghighno acido e scorretto, costretto però a rientrare subito nei ranghi, a proseguire con andatura controllata e senza scosse. In linea. Nessuna svolta, proprio no.

Titolo originale: Second Act

Regia: Peter Segal

Interpreti: Jennifer Lopez, Vanessa Hudgens, Treat Williams, Milo Ventimiglia, Leah Remini, Freddie Stroma, Charlyne Yi

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 103’

Origine: USA, 2018

 

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