Ricomincio (un’altra volta) da tre. Parlano Lello Arena e Fulvio Lucisano

L’attore napoletano e il produttore raccontano a distanza di anni il grande esordio cinematografico di Massimo Troisi, che il 23 e 24 novembre tornerà in sala in una versione restaurata

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Mancava solo lui. Il grande protagonista assente. L’attore, regista e sceneggiatore – scomparso nel 1994 – che 34 anni fa sbancò i botteghini di tutto il Paese cambiando in modo determinante la cinematografia nazionale e la storia del cinema partenopeo. Chissà cosa avrebbe pensato oggi Massimo Troisi del restauro della sua opera prima curato dalla Cineteca Nazionale. Ricomincio da tre fin dal titolo tentava di esorcizzare ironicamente la doppia ansia del debutto e del secondo film: “Salto i primi due e faccio direttamente il terzo” scherzava Troisi che avrebbe proseguito il “gioco” anche nel film successivo uscito lentamente tre anni dopo e che proprio per questo fu chiamato Scusate il ritardo.

A presentare il film del 1981 – che tornerà al cinema il 23 e 24 novembre in 200 copie –c’erano questa mattina al cinema Barberini il produttore Fulvio Lucisano e l’attore Lello Arena. Il primo ricorda la diffidenza che accompagnò il film all’inizio: “A Milano mi davano solo due giorni di programmazione e fui io a impormi presso il cinema Apollo per chiedere almeno cinque settimane. Dicevano che non si capivano i dialoghi, ma ben presto il film si impose da solo con incassi stupefacenti. A Roma al cinema Gioiello venne programmato per due anni e mezzo di fila”. C’è ovviamente molta nostalgia per quel periodo e per la figura di Troisi che per Lucisano era “bravo quanto Edoardo De Filippo, ma molto più simpatico”. Lello Arena è un fiume di ricordi che arrivano fino al periodo precedente di Ricomincio da tre, quello del teatro La smorfia. “Tutti volevano un film targato Smorfia mentre noi eravamo interessati a  fare un’opera più personale e nonostante la fama di Massimo, in pochi scommettevano su di lui come cineasta. Un grande aiuto ci venne dal direttore della fotografia Fabio D’Offizzi, che era molto esperto e si mise con umiltà a seguire le indicazioni di Massimo dando a sua volta consigli utili”. Arena racconta la passione che caratterizzava il cinema di Troisi, attentissimo ai dettagli, alle sfumature della scrittura, della messa in scena e del montaggio (“A Roma all’ultimo momento decidemmo di tagliare delle scene e andammo in giro nelle sale a fare direttamente noi i cambiamenti”). C’è poi una sorpresa sul metodo Troisi che forse in pochi sapevano. “A scapito di quanto si pensi, c’era pochissima improvvisazione – sottolinea Arena – perché Massimo credeva moltissimo nella fedeltà del copione. Tutto era rigorosamente scritto e riscritto in fase di sceneggiatura. Non c’era verso di uscire dal disegno che aveva in mente.”

A pochi mesi dal restauro dei primi due capitoli di Fantozzi ecco che un altro classico del cinema italiano ritrova la via della sala. E se questa fosse la nuova dimensione distributiva e storiografica del cinema come esperienza collettiva?

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