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RIDF 2025, tutti i premi

Premio del pubblico per il palestinese One More Show, New Beginnings vince nella sezione World-Doc. Il castello indistruttibile è il miglior documentario italiano.

Si è conclusa domenica 7 dicembre, con la cerimonia di premiazione, la quarta edizione del Rome International Documentary Festival, kermesse annuale dedicata alla forma del documentario.

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Il Premio del Pubblico è andato a One More Show di Mai Saad e Ahmad Al Danaf, che segue la compagnia circense palestinese Free Gaza Circus durante le loro esibizioni per i bambini dei campi profughi in un territorio devastato dalle bombe. Il film ha vinto anche il Premio come Miglior Produzione.

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La sezione World-Documentary ha visto trionfare New Beginnings di Isabelle Ingold e Vivianne Perelmuter e La Dernière Rive di Jean-François Ravagnan, entrambi provenienti dal festival Visions du Réel 2025. Il film di Ingold e Perelmuter è un viaggio intimo nella memoria e nelle ferite indelebili che la guerra del Vietnam ha causato nel popolo e nella cultura statunitensi, in particolare in chi quella guerra l’ha combattuta. I due registi seguono infatti Al Moon, veterano nativo americano che cercando di ricongiungersi al suo battaglione, riflette sul significato della parola appartenenza e sulle conseguenze distruttive che la violenza bellica inevitabilmente porta con sé. Nella motivazione si legge: “Chi parla è indiano, vive in una riserva e ora al potere ci sono i cowboy. (…)  È un film che crede nel cinema, che il cinema è più grande di ciascuno di noi.

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La Dernière Rive, che ha ricevuto una menzione speciale della giuria, ricostruisce invece la storia di Pateh Sabally, giovane immigrato del Gambia tragicamente annegato nelle acque del Canal Grande a Venezia nel 2017. Il film è stato lodato dalla giuria “per il rispetto profondo verso le persone.”. Attraverso i racconti dei familiari di Pateh, Ravagnan restituisce infatti il ritratto umano di un ragazzo in cerca semplicemente di un futuro migliore.

Il castello indistruttibile di Danny Biancardi, Virginia Nardelli e Stefano La Rosa è invece il vincitore della sezione Ita-Doc, dedicata ai documentari di produzione italiana. Il film segue tre ragazzini di Palermo e il loro tentativo di trovare in quello che resta di un ex asilo ormai abbandonato un rifugio dalla vita violenta del rione. L’opera è stata apprezzata soprattutto “per la capacità di cogliere e rappresentare, con sensibilità e originalità, la forza e la fantasia dei bambini protagonisti, capaci di trasformare – in un contesto molto difficile – un asilo degradato e abbandonato, in un mondo possibile.”. Menzione speciale e premio per il miglior suono per Waking Hours di Federico Cammarata, Filippo Foscarini, che segue un clan di passeurs afgani, e Premio AAMOD (tre minuti di archivio) per Personale di Carmen Trocker, che racconta il duro lavoro di chi lavora in albergo.

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I Wanted To Hear Your Voice di James Pellerito si aggiudica il premio nella sezione Short-Doc. Tramite lo sguardo di un figlio costretto a prendersi cura della madre affetta da demenza, il film affronta il tema della malattia e di come può incidere anche sui legami con i propri cari, riuscendo però a comunicare “un amore che non soccombe di fronte alla fatica della cura.” Menzione speciale per Devotee di Roberta Palmieri e Francesco Rubattu, che si aggiudica anche il Premio del Pubblico MyMovies al miglior corto votato online.

Una giuria composta da studenti universitari del DAMS Università Roma Tre, del Dipartimento SARAS Università La Sapienza e della RUFA – Rome University of Fine Arts hanno poi assegnato un premio per Miglior Documentario ITA-DOC, vinto da il quieto vivere di Giuliano Matarrese, che segue una guerra in famiglia, apprezzato per riuscire a mostrare “un ritratto famigliare ironico e allo stesso tempo amaro e grottesco nel quale ognuno di noi, in maniera diversa, può trovare delle somiglianze.“. La giuria studentesca ha poi premiato come Best Documentary WORLD-DOC If I Die Today di Camilla Arlien, racconto dell’incontro con la regista e Jannik, detenuto in prigione per omicidio, perché è riuscito a restituire, si legge nelle motivazioni, “il ritratto di un’anima in conflitto tra un’interiorità spezzata e la ricerca della redenzione.“.

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