Risate di gioia, di Mario Monicelli

Risate di gioia, di Mario MonicelliDa due racconti di Alberto Moravia, il geniale Mario Monicelli nel 1960 ha girato Risate di gioia, unico film interpretato dalla coppia Anna Magnani e Totò, che oggi ritorna in sala nella sua versione restaurata a cura della Cineteca di Bologna, Titanus e Rai Cinema.

 

Tutto o quasi si consuma nella notte di un ultimo dell’anno per una coppia di improbabili vedette del varietà. Lui, Umberto (Totò) è uno che vive di espedienti, Tortorella  (Anna Magnani) è una attrice in cerca di successo. Una notte di capodanno, una serie di avventure cui fanno da contrappunto altrettanti veglioni, Lello, un giovanissimo Ben Gazzarra – voluto da Anna Magnani dopo le sue esperienze americane – che istiga Umberto ai piccoli furti, delusioni e sconfitte, accuse ingiuste porteranno i due a incontrarsi otto mesi dopo in un caldo ferragosto romano a fantasticare ancora sul loro futuro.

La storia, non quella per immagini, ma quella scritta, ci racconta che se nel cinema la coppia Magnani–Totò comparve solo questa volta, la loro era una vicenda più antica, risalente ai tempi del varietà, negli anni precedenti alla guerra. L’amaro scenario di questo film arricchisce il novero dei personaggi perdenti di Monicelli, già saggiato con grande maestria in I soliti ignoti e La grande guerra. Umberto e Tortorella sono due sconfitti eternamente fuori posto. Una favola amara questo film che avrebbe dovuto essere girato da Luigi Comencini e che Anna Magnani, fresca di Oscar, voleva rifiutare ritenendo che lei avesse bisogno di altri film e non credendo ad un successo di incassi. Una scelta coraggiosa quella di Monicelli – ma alla sceneggiatura collaborarono anche Suso Cecchi D’Amico, Age e Scarpelli – quella di ambientare un’altra storia di personaggi perdenti in pieno boom economico. C’è una distanza abissale tra Umberto e Tortorella e i vari commensali dei cenoni di fine anno, tutti arrivati, sicuri di sé e così sprezzanti. Risate di gioia, dove le risate si svelano rare nella crescente malinconia, è un film fatto di immediata semplicità che arriva dritto al suo senso più profondo, tutto controcorrente. In questa prospettiva tutti i registri sono alterati e dove ad esempio, il genio comico di Totò non si manifesta secondo i canoni consueti e forse solo Anna Magnani riafferma il suo talento multiforme nei panni però di un’altra popolana sconfitta dalla vita. È un altro controcanto di Monicelli e i suoi personaggi, che difendono la propria dignità pur nella povertà e nella sconfitta, sono il riflesso del lato oscuro di una società all’epoca opulenta. Paradossalmente questo film, dal titolo misuratamente e malinconicamente ironico, trova oggi una sua migliore collocazione temporale. In un’epoca di sconfitti solo il genio di Mario Monicelli poteva girare un film per il futuro, pienamente calato dentro la nostra società, oltre 50 anni dopo la sua (prima) uscita.