Ritratto della giovane in fiamme. Incontro con Céline Sciamma e Valeria Golino

Céline Sciamma, già regista di Tomboy e sceneggiatrice di La mia vita da zucchina, ha presentato oggi a Roma il suo nuovo film Ritratto della giovane in fiamme. Vincitore del premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2019, il film racconta di una giovane pittrice di talento, Marianne, che viene incaricata di ritrarre una giovane dal carattere non facile. Le due finiranno per vivere un’amore travolgente e inaspettato.

La regista francese ha sottolineato come la pellicola abbia una serie di peculiarità. “Sicuramente è un film che riempie un aspettativa del pubblico. Anche i più giovani potranno, con questo film, scoprire un immaginario femminile e femminista”.

Ha poi aggiunto: “Fin dall’inizio ho voluto che che in questo film fosse assente il clichè dello scontro fra caratteri dominanti e caratteri deboli. I personaggi sono tutti allo stesso livello, senza antagonisti. Per questo, nel film non appaiono protagonisti maschili, che in una storia del genere avrebbero inevitabilmente avuto un ruolo da antagonisti”.

Tra le coprogagoniste del film c’è anche Valeria Golino che ha aggiunto: “All’inizio volevo che il mio personaggio – la madre della ragazza ritratta – rappresentasse una sorta di minaccia per le due protagoniste. Ma Céline ha insistito perché ciò non avvenisse, proprio in nome dell’eliminazione del conflitto di cui ha parlato. È un film tanto libero nelle tematiche trattate, quando assolutamente rigoroso dal punto di vista formale. La vera difficoltà è fare un film come questo, perché racconta la felicità. Rappresentare tristezza e drammi è facile, ma come si fa a ritrarre bene la felicità?”.

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L’attrice, dopo aver scherzato sulla pettinatura del suo personaggio, ha proseguito raccontando il suo rapporto col film “Ho dovuto vedermi due volte per essere sicura di essere stata all’altezza. Non ero affatto sicura di essere stata brava”

Nonostante si tratti di un film in costume, la regista ha sottolineato: “Abbiamo del tutto evitato la mondanità, durante il processo di ricostruzione storica. Non abbiamo per esempio usato seta per i costumi, ma tessuti più poveri come lana o cotone, più credibili sui personaggi del film. Inoltre è significativo che gli abiti femminili avessero le tasche: solo pochi anni dopo queste sarebbero state proibite, e quindi volevo fossero un piccolo simbolo di libertà femminile. La scenografia ha richiesto  invece poca attenzione: abbiamo trovato un castello non restaurato, e i suoi colori sono esattamente quelli che si vedono nel film. Curiosamente, tra tutti i film da me girati è quello sulla cui scenografia ho lavorato meno”.

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C’è poi un aspetto del film che colpisce particolarmente: l’assenza di musica extra-diegetica. “Ho deciso che il film non avrebbe avuto commento musicale già mentre lo scrivevo. Anche questo fa parte della ricostruzione storica: per le donne dell’epoca, la musica era qualcosa di raro, prezioso, inarrivabile. A volte perfino proibito. Ho voluto mettere lo spettatore nella stessa condizione”.

Quando le è stato chiesto come avesse scelto Valeria Golino per il film, Sciamma ha raccontato: “Ho scelto Valeria perché con lei condivido una precisa idea di cinema e per il mio film volevo una persona così”.