Rob Zombie: "Io sono il diavolo e sono qui per fare il lavoro del diavolo"

 Ormai macerati dal sole e indeboliti dalle ferite, Baby, Otis e il Capitano Spaulding imbracciano i fucili e sfrecciano fieri sulle note di Free Bird di Lynyrd Skynyrd, graffiando l’asfalto rovente a bordo della loro decappottabile ormai fuori controllo, mentre i poliziotti schierati al posto di blocco li trivellano di proiettili.
La lunga sequenza finale di La casa del diavolo è l’essenza stessa del cinema di Rob Zombie, condensando in un pugno di fotogrammi sangue, violenza e rock, che si sentono sulla pelle e sembrano cuciti addosso ai tre protagonisti, completamente folli e irrealistici.
La passione per la musica e per il cinema horror vanno di pari passo nella carriera di Robert Bartleth Cummings, che in seguito ha cambiato il suo nome in Rob Zombie.

Già durante l'adolescenza, trascorsa con i genitori in un luna park, motivo che ricorre spesso nei suoi film, Zombie ha iniziato a coltivare la passione per il cinema horror, in particolare per i classici come White Zombie del 1932 di Victor Halperin, al punto che, quando nei primi anni ottanta ha fondato una band heavy metal, l'ha chiamata White Zombie in onore del film. Con gli White Zombie ha inciso Soul-Crusher, Make Them Die Slowly, La Sexocisto – Devil Music, Vol. 1 e Astro Creep: 2000 – Songs of Love, Destruction and Other Synthetic Delusions of the Electric Head, tutti costruiti su sonorità violentemente hard-rock e ispirazioni horror.  Dopo alcuni anni ha iniziato la sua carriera da solista, dando alla luce album come Hellbilly, The Sinister Urge,Past, Present & Future, Educated Horses, Hellbilly Deluxe 2 ,fino al nuovissimo Venomous Rat Regeneration Vendor, e dirigendo numerosi videoclip senza abbandonare le atmosfere dark e allucinate.

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Dai videoclip musicali di ambientazione horror, il passo alla regia è breve e il con il suo primo lungometraggio La casa dei 1000 corpi nel 2003 mostra un esempio di horror estremamente sadico violento. A dominare la scena è il Capitano Spaulding, archetipo del clown perverso e malvagio, e la sua famiglia di assassini, tra cui la biondissima Baby, interpretata dalla moglie del regista Sheri Moon Zombie, e il freak Otis. Sin dalla prima scena nel tunnel dell'orrore del clown Spaulding inizia un vortice irrefrenabile di orrore e morte ai danni di giovani vittime in cerca di guai, poliziotti sprovveduti e semplici malcapitati di passaggio.

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La carneficina continua con La casa del diavolo del 2005, in cui gli stessi personaggi torturano e uccidono senza sosta in un folle viaggio on the road. In entrambi i film Zombie mette in scena senza freni inibitori la follia omicida e la perversione mortifera della famiglia Firefly, strizzando l'occhio a Non aprite quella porta di Tobe Hooper del 1974, e aggiungendo allo stesso tempo quelli che sono gli elementi distintivi del suo cinema come le luci psichedeliche, i filtri colorati, l'uso straniante dei videoclip amatoriali e della colonna sonora che fa da continuo contrappunto alle immagini.

La presenza della musica è dominante sin dalle sue prime opere, tanto che per La casa dei 1000 corpi ha composto lui stesso gran parte della della colonna sonora con dei brani come House of 1000 corpses, Run, rabbit, run, e Everybody scream che si sposano perfettamente con le immagini cupe e assordanti. Al contrario la scelta di Zombie di utilizzare melodie dolci e maliconiche, come remember you di Slim Whitman, e di farle stridere volutamente con le immagini delle torture e dei massacri efferati dei Firefly, genera un effetto straniante nello spettatore incredulo.
Oltre alla musica e alle immagini, sono gli stessi personaggi di Rob Zombie ad essere perturbanti. Il contrasto stridente tra la bellezza angelicata di Baby o del piccolo Michael Myers, di cui Zombie rivela le sembianze giovanili in Halloween – The Beginning del 2007, ispirato all'omonimo film di John Carpenter, e le azioni efferate che sono in grado di compiere è il punto di forza del regista. La forza della follia e del desiderio spasmodico di sofferenza supera la forza fisica, la giovane età, e annienta il lato infantile della loro personalità disturbata. Il diavolo in persona sembra operare attraverso le loro stesse mani, sembra aver divorato e annullato ogni frammento di umanità, sono il diavolo e ciò che fanno non è altro che il lavoro del diavolo, come afferma Otis in una scena di La casa del Diavolo
La musica assordante torna a fare da protagonista in Le Streghe di Salem del 2013, in cui veicola l'essenza stessa del demonio tramite un misterioso vinile di noise rock in grado di smuovere le coscienze delle donne di Salem, prendere possesso delle loro menti e guidare le loro mani in gesta atroci. La musica diventa lo strumento del maligno, in grado di far resuscitare i morti e i fantasmi del 1600. In un atmosfera allucinata e visionaria, Zombie si allotana completamente dai primi film, in cui la morte era tangibile e impastata di polvere e sangue, superando i limiti della sua stessa immaginazione. Il male adesso viaggia attraverso supporti multimediali che intaccano l'inconscio e si manifesta sotto forma di creature fantastiche e raccapriccianti. Zombie mostra il suo lato più blasfemo e anticlericale, trasformando i simboli religiosi in icone pop trash e innalzando la musica al livello di Dio o del diavolo in persona. La veglia e il sonno, la realtà e gli incubi più torbidi si confondono e si alternano sul rock di Venus in Furs dei Velvet Underground, All Tomorrw's Parties di Lou Reed e Crushing the Ritual, scritta e interpretata da di Rob Zombie. Il diavolo, se pur in forma meno materica rispetto alle opere precedenti, continua a dominare la scena e gli animi, a mietere vittime innocenti, scelte in base a criteri irrazionali, e ad accumulare corpi su corpi, morti su morti, in un disegno folle di un valore estetico talmente efficace da attirare irrimediabilmente lo spettatore in un trip allucinato di rock e colori sgargianti e morte.

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