Robert Harris on Polanski

Conversazione con lo scrittore Robert Harris su Roman Polanski e

 

Lo scrittore Robert HarrisLo scrittore inglese Robert Harris ha lavorato a stretto contatto con il regista polacco durante tutto il processo di realizzazione di The Ghost Writer. In due lunghe e interessanti interviste rilasciate a chud.com e aintitcool.com, Harris parla del lavoro di riadattamento del suo libro, dei suoi rapporti con gli eventi politici del presente, delle influenze letterarie e cinematografiche presenti nel libro e nel film, da Viale del tramonto di Wilder a Intrigo Internazionale di Hitchock, per concludere con uno spassoso ritratto di Polanski di fronte al cinema contemporaneo (Il petroliere).

Robert Harris è conosciuto dal grande pubblico soprattutto per Fatherland (1992) storia di fantapolitica che immagina un mondo in cui il Terzo Reich ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, ma è anche autore di Pompeii (2003) da cui Roman Polanski avrebbe dovuto trarre un film. L'ambizioso progetto da più di 100 milioni di dollari di budget fu abbandonato a causa dello sciopero degli sceneggiatori, ma proprio allora Polanski decise di lavorare sul romanzo pubblicato da Harris nel 2007: The Ghost.

Il film, orso d'argento alla 60° Berlinale, è in uscita in Italia dal 9 Aprile per 01 Distribution con il titolo L'uomo nell'ombra.

 

Il personaggio di Pierce Brosnan è stato interpretato come una versione molto poco romanzata di Tony Blair. Harris spiega con chiarezza il processo che lo ha portato a mescolare realtà, fiction e satira.

 Prima di tutto mi interessava il rapporto tra un ghost writer e un uomo politico, e avrei voluto scriverne 15 anni fa. L'idea di qualcuno che può esistere solo come scrittore, fingendo di essere qualcun altro, mi ha suggerito un certo tipo di personaggio, proprio come un politico che ha perso il potere mi ha ispirato un altro tipo di personaggio. Non ho mai voluto intenzionalmente lavorare su Tony Blair, fino al 2006, quando le segnalazioni su Blair quale possibile soggetto di accuse in tribunale per crimini di guerra mi hanno fornito gli elementi per il plot e le locations. Non volevo scrivere qualcosa che fosse cucito interamente su Blair, inoltre ci sono altre caratteristiche del personaggio che questi non condivide con Blair. Ci sono, ovviamente, richiami e affinità, e sono stato affascinato dal processo di trasformazione affrontato da Blair, il modo in cui sembrava divenire sempre più isolato e tagliato fuori. E francamente, mi ha colpito il suo atteggiamento piuttosto servile verso George W. Bush, e il modo in cui ha appoggiato la sua volontà, quasi come se fosse stato eletto dal Partito Repubblicano piuttosto che dal Partito Laburista britannico. La congettura romanzesca mi si è presentata davanti: “Forse era stato reclutato dalla CIA” e così sono entrati nella storia elementi di satira e di fantasia.

Interrogato sulle responsabilità politiche di Blair, Harris conferma l'andamento paradossale degli eventi reali, che hanno seguito la parte immaginaria del romanzo.

Beh, credo che la sentenza sarà schiacciante. Penso che tanti, come Alastair Campbell, l'addetto stampa, stiano cominciando aEwan McGregor in The Ghost Writer di Roman Polanski rendersi conto che verranno ricordati per questa guerra come altri per il Vietnam. Se si sono verificati dei crimini perseguibili, il processo deve aver luogo. Naturalmente, non avverà. Ma dovremo aspettare e stare a vedere. Una delle cose accadute da quando il libro è stato scritto, è che gran parte della storia è diventata realtà. Le manifestazioni, i canti di "criminale di guerra", l'inchiesta, i titoli sui pareri giuridici, la riflessione su ciò che è stato omesso, le rivelazioni, l'uso da parte della British Intelligence di informazioni estorte sotto tortura… Ma il film in questo senso è molto equilibrato.

Alla domanda se nel film si è cercato un equilibrio tra messaggio politico e vistosi elementi tipici del thriller, lasciando addirittura in secondo piano l'elemento propriamente politico rispetto a una forte caratterizzazione dei personaggi, Harris risponde che questo era esattamente lo scopo di Roman Polanski.

Roman non era interessato alla politica, voleva realizzare un thriller e usare tutti i colori noir della sua tavolozza di regista, e mi sembra che lo abbia fatto benissimo. Ci siamo concentrati proprio sui personaggi e sulle emozioni della storia, e penso che il film funzioni proprio perché i personaggi sono molto ben espressi. Ewan McGregor è sempre credibile e lo diventa sempre di più lungo tutta la durata del film. Pierce Brosnan è di per sé un'icona britannica, la sua celebrità rende semplice la sua identificazione con un primo ministro. Anche Olivia [Williams] ha offerto una performance intelligente e brillante. I movimenti di macchina, l'isolamento della casa… tutto concorre, mi auguro, a un insieme avvincente.

Harris racconta che già nello scrivere il romanzo era affascinato dalla possibilità di inserire elementi di humor all'interno di un thriller, ma anche che Polanski ha aggiunto dei tocchi personali, facendo dell'humor nero quasi un assunto: se la corruzione trionfa, non si può far altro che ridere. Per quanto si possa essere affascinati dall'idea di Polanski che lavora per la prima volta sul genere del thriller politico, come Harris sottolinea subito, The ghost writer è saldamente radicato nella tradizione del noir, come Chinatown. Rendendosene conto, ci si innamora ancora di più del film.

Quasi ogni riga di dialogo dal film è tratta dal romanzo. Ho scritto il libro pensando a Hitchcock, in particolare North byThe Ghost di Robert Harris (2007) Northwest (Intrigo Internazionale) che thriller sofisticato e arguto! Miscelare commedia e suspence è difficile – solitamente non è il mio forte – ma Hitchcock ci riusciva. Ho provato a impostare il lavoro in questo modo, poi Roman ha aggiunto piccoli tocchi visivi, come il ragazzo che spazza le foglie e ogni altro genere di cose. L'umorismo è stato fortemente voluto. […] Il film che avevamo in mente in realtà è Sunset Boulevard. È narrato da un morto, e anche il romanzo è narrato da un fantasma (ghost writer). Volevamo introdurre questo elemento nel film. Gli elementi politici sono accidentali per Polanski rispetto all'unità pura e semplice della narrazione, inquadrata certamente nell'ottica del noir. […] Poiché il film viene da un romanzo parlato in prima persona, ci sono una perspicacia e un cinismo che sono stati trasferiti anche sul grande schermo. Mi sono sempre piaciuti i divertissement alla Graham Greene. […] È un po' come la poesia formale. È ciò che fa il ritmo e l'ossatura della storia: giocare con le aspettative e spingersi sempre un po' più in là del genere. Inoltre, il manoscritto è quasi un personaggio, subisce un'evoluzione (ride). Inizia come un oggetto incontaminato in una scatola, e via via diventa sempre più scarabocchiato, per finire completamente a brandelli. Finisce per disintegrarsi e morire in strada. Ho pensato che era un aspetto molto spiritoso. […] Il finale è un momento importante, dà al film un tono rabbioso che si trasforma in sarcasmo. Ti viene da ridere, davvero. Quando sei di fronte a quello che è successo in Iraq e di fronte alla realtà dei poteri, cosa si può fare? Devi solo ridere.

In un certo senso, è lo spettatore stesso a raccogliere informazioni e a “realizzare” la storia.

Questo avviene proprio perché siamo partiti con questa idea di Sunset Boulevard. In alcuni casi una voce fuori campo può funzionare, ma non serve a far procedere una storia. Funziona specialmente su un periodo di tempo molto lungo, ma nel film le vicende si svolgevano in un arco ristretto, quindi l'abbiamo scartata. Nella versione originale della sceneggiatura, la scena si ambientava a New York, come il romanzo, ma i vincoli di bilancio lo hanno reso impossibile, e alla fine penso che questa circostanza abbia lavorato a nostro favore. […] Abbiamo pensato che tutto quel che ci serviva era l'ambientazione di una casa isolata, in cui si svolge tutto, alla Cul de Sac. E quando Roman Polanski ha visto caracollare Ewan McGregor per tutta l'isola in bicicletta, si è rivolto a me dicendomi: Hai voluto Cul de Sac? Eccotelo”. (risate).

Interrogato sul suo rapporto con Polanski, Harris racconta l'esperienza del set.

Il livello di energia di Roman è stato fenomenale. È come un film diretto da un ragazzo, che si avvale anche della saggezza e dei trucchi di un uomo maturo. È come avere un razzo sovralimentato legato addosso…

Uno dei momenti esemplificativi di un certo meta-livello nel film è la scena di seduzione in cui entrambi i personaggi sembrano aRoman Polanski sul set diThe Ghost Writer conoscenza delle parti che stanno giocando nella storia, ed entrano inevitabilmente in collisione. Tutti i personaggi sembrano in qualche modo consapevoli di essere catturati in un ingranaggio, e quasi rassegnati a interpretare un ruolo. Harris spiega questo livello con l'origine teatrale, quasi pirandelliana del suo romanzo in cui i protagonisti sono consapevoli di essere “imprigionati” in una scrittura. Lo scrittore si sofferma sul processo di lavorazione, raccontando la sostanziale fedeltà alla sceneggiatura e lo stile di direzione della regia di Polanski.

Per lungo tempo ho pensato di provare a fare di The Ghost Writer un'opera teatrale, come Sleuth o Death Trap. Solo tre personaggi in unico luogo isolato. Nelle scene ambientate all'interno della casa, in particolare tra Ewan e Olivia, è evidente la natura teatrale del progetto. Gran parte del film passa attraverso il dialogo, in realtà. […] C'è stata poca riscrittura, e Roman è molto riluttante a cambiare linea una volta che lo script è realizzato. Gli piace complicare le cose, in realtà: se un personaggio attraversa una stanza, in genere passa intorno a qualcosa. Ma sono piccole cose di questo genere, solo per dare una certa texture al film. L'unica cosa in dubbio, anche a riprese iniziate, era il finale del film. In realtà, il finale non è mai stato scritto. Solo poco prima di Natale, Roman mi ha telefonato e mi ha chiesto di scrivere le scene conclusiva con una certa emergenza. […] SPOILER Il romanzo si conclude con lo scrittore fantasma morto, ma c'è qualche speranza nel romanzo, il semplice fatto che hai in mano il romanzo significa che è riuscito a raccontato la sua storia. La fine del film è più fosca: lo scrittore fantasma è stato ucciso, ma il suo messaggio è disperso.

Harris spiega anche quanto la vicenda giudiziaria di Polanski abbia effettivamente influito sulla lavorazione, prende posizione sui fatti di cronaca che lo vedono protagonista e si dichiara alquanto scettico sulla possibilità di realizzare ancora Pompeii.

Io sono stato il meno colpito, ovviamente, perché il mio lavoro era già stato fatto. Ho visto un premontaggio con Roman a Parigi all'inizio di settembre e lui è stato arrestato alla fine del mese: In queste tre settimane sono stati realizzati gli adeguamenti che voleva, almeno su questa prima fase grezza. Virtualmente aveva finito, la maggior parte del lavoro riguardava il sonoro. Roman è riuscito ad avere accesso ai supporti, aveva il suo portatile ed è stato così in grado di supervisionare il film. Inoltre la carcerazione è stata commutata in arresti domiciliari nel mese di dicembre, così è stato ancora più semplice finire il film. A parte alcuni piccoli dettagli che nessuno noterà, il film è esattamente identico a come sarebbe stato se lo avesse diretto un regista in libertà. Nulla è andato perduto. Se l'arresto fosse avvenuto tre o quattro mesi prima, sarebbe stata una catastrofe, e non so cosa sarebbe successo. Il film non sarebbe mai esistito, in realtà. […] Istintivamente volevo difendere Roman, e a questo proposito ho scritto un articolo sul New York Times, che è praticamente tutto quello che ho da dire al riguardo.The Ghost Writer - sul set La donna coinvolta vuole lasciar perdere, trenta o più anni sono trascorsi, la procedura giudiziaria è stata viziata, a nessuno è mai venuto in mente di riformulare delle accuse verso di lui da allora. Non è una pericolosa minaccia per la società. Mi dispiace che tutto sia stato riportato alla luce ora, quando ha 76 anni e vive liberamente da 20 o 30 anni. Io non giustifico quanto è accaduto, non conosco i dettagli, ma resto dispiaciuto. […] Il film (Pompeii) non potrà essere recuperato, non con quello che è successo oggi. È una grande perdita: Roman avrebbe rappresentato l'eruzione del Vesuvio in modo straordinario, ma temo che resterà un film mai realizzato. Tuttavia spero che Roman possa lavorare ancora, sarebbe una tragedia se non lo facesse.

Sulle influenze cinematografiche di Polanski oggi, Harris racconta un divertente aneddoto su Il petroliere di Paul Thomas Anderson.

Roman guarda tutti i generi di film. Passa soprattutto un sacco di tempo con i suoi figli, in realtà. Aveva l'abitudine di fare i compiti con i suoi figli e di andarli a prendere a scuola ogni giorno. E legge moltissimo. Ma ho visto alcuni bei film con lui, tra cui There Will Be Blood. Siamo stati costretti a guardarlo nella sua camera da letto, perché il grande schermo nella sua casa in Svizzera non funzionava. E quando Daniel Day-Lewis ha iniziato a parlare, Roman ha detto: “È fottutamente identico a John Huston in Chinatown! Sta facendo la sua voce!"

 Le dichiarazioni di Robert Harris sono tratte dalle interviste rilasciate a chud.com e aintitcool.com