Roberto Rossellini – Più di una vita, di Ilaria de Laurentiis, Raffaele Brunetti, Andrea Paolo Massara
Tra materiali d’archivio e inediti scritti autobiografici, emerge la figura inquieta di un autore che manca moltissimo nel dibattito cinematografico contemporaneo. #RoFF20. Progressive Cinema
Nel 1956, Roberto Rossellini è in piena crisi personale e artistica. I suoi ultimi film con la moglie Ingrid Bergman hanno fallito al botteghino, il loro matrimonio si sta disgregando e la stampa è implacabile. Quando Bergman decide di tornare a lavorare a Hollywood contro il volere del marito, Rossellini accetta l’invito del primo ministro indiano Nehru per documentare i progressi dell’India facendone un film. Con molta ansia, tanti dubbi e una valigia piena di spaghetti, il regista si mette in viaggio per trovare in India una rinascita creativa ed emotiva, qualcosa che in patria non era più riuscito a trovare da ormai diversi anni. Da qui parte Roberto Rossellini – Più di una vita, il documentario diretto da Ilaria de Laurentiis, Raffaele Brunetti e Andrea Paolo Massara, un’esplorazione intrigante nella psiche di uno dei più grandi autori della storia del cinema italiano.
Il film è costruito interamente da materiali in gran parte inediti provenienti da archivi internazionali, tra cui molte interviste della televisione francese, immagini di famiglia, spezzoni di film e lettere private. Il film procede su due binari: da un lato le tracce pubbliche che ricostruiscono l’importanza dell’autore nella storia del cinema mondiale; dall’altro un tessuto di voci fuori campo – tratte da scritti originali – che ne rivelano l’aspetto intimo e la rivoluzionaria visione artistica. Le lettere e i testi autobiografici danno corpo e sostanza a un coro interpretato da Sergio Castellitto (Rossellini), Kasia Smutniak (Ingrid Bergman), il figlio Renzo (Vinicio Marchioni), la figlia Isabella e Tinto Brass.
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“Il cinema così com’è non mi interessa più”, dice Roberto Rossellini in quel momento di crisi totale per sé, per la moglie e per il suo cinema che nessuno vuole più produrre. Il popolo vuole ancora parlare di Neorealismo, i giornalisti chiedono dei suoi film passati ma a lui non interessa più. Quello è il periodo in cui Rossellini incontra François Truffaut, il regista francese che dirà scherzosamente di esser stato “l’assistente alla regia di Rossellini negli anni in cui non ha girato neanche un film”. Roberto Rossellini – Più di una vita decide di scandagliare il momento di maggiore crisi dell’autore romano per mostrare la sua vera anima inquieta. Il viaggio in India per raccogliere materiale per India – Mathri Bhumi, l’incontro fatale con Sonali Das Gupta e il successivo divorzio da Ingrid Bergman, rappresentano un punto di svolta per la sua vita personale e la sua carriera. Dopo il successo di Il generale Della Rovere, con cui è riuscito a ripagare i suoi debiti, Rossellini si avvicina alla televisione educativa. In questi anni lavora a un film per la televisione francese su Luigi XIV, oltre a molti documentari Rai sulla storia italiana e la splendida intervista a Salvador Allende girata nel 1971 ma andata in onda solo nel 1973, pochi giorni dopo la morte del presidente cileno.
Roberto Rossellini – Più di una vita racconta il momento in cui l’autore ha deciso di “voltare le spalle” al cinema tradizionale, un’industria già fossilizzata su se stessa e che sempre più gli appariva come una gabbia. Quando nel 1977 il Festival di Cannes gli chiede di presiedere la Giuria, Rossellini accetta solo a condizione di poter organizzare dei colloqui pubblici sul futuro del Cinema e della TV, dibattendo con scienziati e antropologi. Qui l’autore augura al cinema di poter tornare con i piedi per terra, abbandonando la morbosa avidità che lo contraddistingue; “senza un soldo, ma senza debiti”, così come scherzosamente si definiva lui stesso. E la Palma d’Oro di quell’anno, assegnata a Padre padrone dei fratelli Taviani, è la certificazione del suo punto di vista. Un film anti-Cannes, senza grandi star, girato per la televisione e con pochi soldi, un film che secondo molti puristi non doveva proprio essere selezionato. Una scelta forte che sa di testamento, data la morte avvenuta solo una settimana più tardi.
Roberto Rossellini – Più di una vita è innanzitutto un attento lavoro di montaggio, in cui confluiscono materiali di diversa natura che tratteggiano una figura straordinaria di una caratura intellettuale difficile da inquadrare. Un autore come Roberto Rossellini manca tantissimo nel dibattito attuale del cinema italiano, non solo per il talento da regista ma per la curiosità sconfinata che lo ha sempre caratterizzato. Sempre pronto a mettersi in dubbio e ad attaccare l’industria cinematografica con un concetto ben chiaro: “il cinema è solo una questione morale”.























