Robin Hood. Principe dei ladri, di Kevin Reynolds

Reynolds e Costner si immergono in un’affascinante escursione nel mito di Robin Hood dove si alternano scene iperviolente a quadretti in puro “british humor”. Oggi, ore 23.55, Nove

Kevin Reynolds e Kevin Costner tornano a lavorare insieme dopo la strepitosa follia di Fandango (1985). Il regista viene da una opera seconda sottostimata (Belva di guerra del 1988) mentre l’attore è reduce dal successo mondiale di Balla coi lupi (1990) che si porta a casa ben sette premi Oscar.

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La leggenda di Robin Hood ha visto numerose trasposizioni cinematografiche da quella seminale de La leggenda di Robin Hood di Michael Curtiz e William Keighley (1938) con Errol Flynn e Olivia de Havilland, alla trasposizione classico-romantica di David Lean del 1976 (Robin e Marian con Sean Connery e Audrey Hepburn). Kevin Reynolds propone una versione picaresca del mito puntando sul sex appeal di Kevin Costner e sul controcanto dei personaggi di contorno. Su tutti spiccano il musulmano Azeem e il cattivissimo sceriffo di Nottingham interpretati rispettivamente da Morgan Freeman e Alan Rickman in evidente stato di grazia.

La sceneggiatura si sviluppa in tre fasi distinte: nella prima, in cui prevalgono i toni cupi, vediamo, dopo la parentesi oscura di Gerusalemme, il travagliato homecoming di Robin Hood; nella seconda c’è la riorganizzazione del supereroe (tra Batman e Marty McFly) nella foresta “vietnamita” di Sherwood per combattere il nuovo sistema di potere del vescovo e dello sceriffo manipolato dalla strega Mortianna (Geraldine McEwan); nella terza c’è la risoluzione degli avvenimenti attraverso la scena dell’impiccagione in piazza e le nozze movimentate tra lo sceriffo di Nottingham e la recalcitrante Marian (Mary Elyzabeth Mastrantonio).

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Il film è affascinante perché basato sull’estetica delle attrazioni: si alternano scene iperviolente (il prologo in Terra Santa con le amputazioni, la crudeltà dello sceriffo di Nottingham, l’assalto dei Celti, i sortilegi di Mortianna) a quadretti di puro “british humor” (le battute tra Azeem e Robin Hood sulla ospitalità inglese, le schermaglie tra Robin e Marian, la etilica blasfemia di Frate Tuck, l’irriverenza di Will e Little John). Ma oltre questo gradevole equilibrio che permette al film di non scivolare nel pulp o nella melassa romantica, vi sono altri elementi sottotraccia. Azeem è l’uomo di colore vittima dapprima della xenofobia e poi finalmente integrato in una società multirazziale in cui la diversità è un valore aggiunto; Robin Hood da giovane scapestrato e ribelle approda a lidi più maturi prima attraverso la terribile esperienza della morte del padre e poi nel confronto con Will (Christian Slater) che gli rivela un segreto del passato. Il rubare ai ricchi per dare ai poveri non è un semplice atto rivoluzionario ma soprattutto una forma di espiazione. Anche la figura di Marian, proprio attraverso lo specchio di Robin Hood, realizza la falsità sia del potere religioso (il vescovo corrotto) che di quello politico (lo sceriffo di Nottingham la sposa per interesse).

Il puro racconto di avventura nasconde una critica alle figure di falsi padri e false madri, alla ipocrisia di un universo che dietro gli stemmi e le croci, dietro i titoli nobiliari e i simboli religiosi, nasconde perfide intenzioni. Non è un caso che l’ordine si ristabilisca al rientro dalle Crociate di Riccardo Cuor di Leone (Sean Connery), vera figura d’autorità che benedice una futura società più democratica. Ciliegina sui titoli di coda la canzone di Bryan Adams (Every Thing I Do) I Do It For You che raggiungerà la vetta delle classifiche mondiali. Impreziosito dalle musiche di Michael Kamen, Robin Hood. Principe dei ladri è una delle migliori trasposizioni cinematografiche della leggenda inglese perché effettua consapevolmente una commistione di generi, spettacolarizzando lo spirito del tempo: il Robin Hood di Reynolds è parente stretto degli spielberghiani Peter Pan e Indiana Jones. Ed ha giustamente un accento americano.

 

Titolo originale: Robin Hood: Prince Of Thieves
Regia: Kevin Reynolds
Interpreti: Kevin Costner, Morgan Freeman, Christian Slater, Alan Rickman, Mary Elizabeth Mastrantonio, Michael Wincott, Geraldine McEwan
Durata: 143′ (versione cinematografica) 155′ (versione estesa)
Origine: USA, 1991
Genere: avventura

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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