RoFF 19 – Fino alla fine. Incontro con Gabriele Muccino e il cast
L’incontro con Gabriele Muccino e il cast di Fino alla fine. Un thriller ambientato a Palermo che racconta l’importanza di vivere pienamente e la difficoltà di prendere decisioni
Nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, si è svolto l’incontro con il regista Gabriele Muccino e il cast del suo Fino alla fine. Il regista torna con un action movie dai toni thriller, un racconto di sopravvivenza e redenzione ambientato a Palermo, con un cast internazionale.
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Sul palco ci sono anche Elena Kampouris, protagonista dell’opera, Lorenzo Richelmy, Francesco Garilli, Saul Nanni e Enrico Inserra.
Gabriele Muccino ci racconta subito la nascita e lo sviluppo di questi personaggi che è avvenuta in maniera organica e mettendo insieme vari tasselli del suo percorso artistico e di cineasta. “Avevo l’idea di raccontare un film incentrato su un personaggio femminile. Ho messo insieme un po’ di film che mi hanno ispirato, ma soprattutto l’antica ispirazione da Fuori Orario di Scorsese che è stato un faro, suggerendomi di fare un film come questo: in cui in poche ore la storia del protagonista è stravolta”.
Quindi insieme a Paolo Costella, cosceneggiatore al fianco di Muccino per la terza volta, si è costruito un arco drammaturgico in cui il personaggio femminile è il perno che entrando in una spirale coinvolge tutti i personaggi.
La protagonista è una ragazza di provincia americana che dopo un breve viaggio in giro per l’Italia giunge a Palermo e, durante l’ultima notte lì, prende una serie di decisioni che cambieranno il corso della sua esistenza, alla ricerca incessante della totale libertà. “Aveva un grande disagio, il lutto del padre non elaborato, la depressione…decide quindi di lasciare la sua vita presente fisicamente e metaforicamente. Incontra un ragazzo come lei, ed è l’incontro tra due fallati”.
La voglia di raccontare il “nero” e avvicinarsi a un nuovo genere c’è sempre stata in Muccino. Ci racconta, infatti, che già da L’ultimo bacio era nata questa volontà di “farci scappare il morto” a seguito della visione di American Beauty. Questa tipologia di film permette di usare linguaggi diversi e tecniche innovative, come il posizionamento della macchina da presa che ruota a 360° nell’auto con gli attori, che permette un’esperienza immersiva e adrenalinica allo spettatore.
“Non vorrei che questo film fosse descritto come un film sui ragazzi di oggi. Non scrivete che è un film generazionale perché odio questo termine dal 2001” dice il regista. Il giovane cast porta con sé l’impeto di quegli anni ma ci sono concetti universali: “c’è una linea sottile tra bene e male, tra lecito e illecito, ed è molto facile attraversarla. Fa parte della natura umana.”
La parola a questo punto passa agli attori per parlare della loro esperienza.
“È stato facile empatizzare con Sophie (la protagonista), perché tutti vogliamo vivere al massimo e lasciarci andare in qualche modo. Allo stesso tempo è stato elettrizzante, visto che io nella vita sono molto più cauta e reticente. Non ho mai rubato un gelato” – racconta simpaticamente l’attrice protagonista Elena Kampouris.
Mentre Lorenzo Richelmy ricalca il messaggio universale dell’opera: essere padroni delle proprie vite. “Gli incendiari dovevano essere i giovani e invece adesso sono i pompieri. Il film tratta anche di quanto siamo liberi e quanto invece ci fa comodo sentirci impossibilitati a fare delle scelte e questo è un discorso valido per tutte le generazioni”.
Il film, presentato nella sezione Grand Public alla Festa del Cinema di Roma, arriverà nelle sale italiane a partire dal 31 ottobre distribuito da 01 Distribution.



















