RoFF 20 – Illusione: incontro con Francesca Archibugi e il cast
La regista torna con Jasmine Trinca e Michele Riondino per raccontare il suo thriller giudiziario ispirato ad un fatto di cronaca che dà voce e corpo alle vicende della giovane Rosa Lazar
Dopo la presentazione nel 2022 di Il Colibrì come film d’apertura e l’anno successivo de La Storia, miniserie tratta dal romanzo di Elsa Morante, Francesca Archibugi torna alla Festa del Cinema di Roma con il thriller giudiziario Illusione nella sezione Grand Public, presentato oggi in conferenza stampa insieme agli attori principali Jasmine Trinca, Michele Riondino, Vittoria Puccini e agli sceneggiatori Laura Paolucci e Francesco Piccolo.
L’idea del film nasce da un fatto di cronaca che casualmente Archibugi ha scoperto sul Corriere dell’Umbria, come racconta lei stessa. “È stato un puro caso anni fa, sul giornale si parlava del ritrovamento in un fosso nella periferia di Perugia di questa giovane moldava Rosa Lazar (Angelina Andrei) data inizialmente per morta. Da lì la vicenda non ha subito ulteriori sviluppi, ma io continuavo a pensarci giorno dopo giorno. Come spesso capita non siamo noi a scegliere le storie ma sono loro a trovare noi, per cui nel tempo ho sviluppato questo personaggio di fantasia”.
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Gli sceneggiatori con cui la regista ha collaborato, Paolucci e Piccolo, raccontano di come il soggetto fosse già pervaso dai toni di illusione che volevano conferire al film, ma c’era bisogno di spogliarlo di tutti i particolari che lo appesantivano. “Noi abbiamo lavorato molto sulla struttura, sui passaggi temporali e sulla ricostruzione. La parte difficile è stato dare il ritmo al racconto togliendo il superfluo, perché i personaggi erano già abbastanza chiari.”
Archibugi infatti sin da subito ha delineato Rosa Lazar come personaggio di fantasia insieme alle figure chiave della sostituta procuratrice Cristina Camponeschi (Jasmine Trinca) e dello psicologo Stefano Mangiaboschi (Michele Riondino) che avviano l’inchiesta sul caso di una giovane, ancora 16enne ma macchiata da azioni di soprusi e coinvolta in loschi giri di cui lei stessa sembra essere inconsapevole. “L’ambientazione affonda le radici nella crisi del 2008 della Lehman Brothers (un momento cruciale nella crisi finanziaria globale) che causò l’espandersi della mafia in molte aziende italiane generando giri di prostituzione e droga. C’è anche un’inchiesta che si chiama Operazione Crimine – Infinito avviata in quegli anni e mai conclusasi, che richiama il velo d’ombra sulla vicenda di Lazar. Siamo un Paese ridotto così. C’è un problema forse di informazione?”.
Dal film emergono una serie di temi riflessivi di cui la stessa regista cerca di chiarirne la natura. “Se un film è scritto bene la conseguenza è che possono emergere determinati discorsi ma noi registe e registi non realizziamo film su argomenti, raccontiamo delle storie.” Quella che sembra essere centrale però è una rappresentazione del femminile e del maschile che Riondino sottolinea parlando del suo personaggio e di come sia riuscito, attraverso la figura dello psicoterapeuta che entra in connessione con la ragazza, a restituire all’universo maschile quel tipo di fragilità. “Questo è un film che disorienta dalle aspettative e dagli stereotipi a cui siamo abituati: non c’è un uomo di potere che porta avanti le indagini e che attraverso la forza della legge deve ristabilire la verità, come non c’è una donna che deve gestire le fragilità di una ragazza. L’idea è di attribuire e consegnare alla giovane donna una magia che le permetta di non essere macchiata dalla cattiveria e dalla malvagità del mondo. Il personaggio di Rosa Lazar rivendica la propria verginità nonostante il suo passato. Tutto il film ci racconta che i tentativi di macchiare quella purezza sono stati vani ma non sono mai cessati”.
Jasmine Trinca dal canto suo introduce in modo franco la sua idea del film partendo dal riflettere sul perché sia stato giusto rendere la protagonista una donna affetta da disturbi mentali. “Non credo sia un caso che il personaggio di Rosa Lazar sia una “matta”. Quale altra figura possiamo immaginare se non una donna prostituta fuori di testa per non essere creduta? È una donna che in apparenza ha tutto per non esser presa sul serio ed essere messa in discussione. Il suo corpo ritrovato è un corpo che è già dato per morto e che invece grazie all’attenzione di qualcuno vive. Questo è un movimento di rivendicazione e di espressione politica. Illusione è un film che dà forma alla voce di una ragazza che non solo non sarebbe mai stata vista ma non avrebbe avuto la possibilità di dire qualcosa al mondo”.






















