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RoFF 20 – Vita da Carlo – Stagione Finale: Incontro con Verdone e il cast

Alla Festa del Cinema di Roma, il regista e attore romano presenta la stagione finale della serie cult tra ironia, malinconia e un sentito omaggio ai giovani e alla sua città

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Vita da Carlo – Stagione Finale, che esplora il mondo di uno degli attori e registi più amati d’Italia, è stata presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Creata da Carlo Verdone, Nicola Guaglianone e Menotti, scritta da Carlo Verdone, Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, la serie è diretta dallo stesso Verdone insieme a Valerio Vestoso. Sul palco della Festa del Cinema di Roma erano presenti Valerio Vestoso, co-regista della serie, l’attore e regista Carlo Verdone, e Sergio Rubini.

Dopo la gogna mediatica seguita a Sanremo nella terza stagione, nella stagione finale Carlo Verdone sente il bisogno di una pausa, lontano dai riflettori. La serie si apre con l’attore romano in soggiorno a Nizza: una condizione che però non rispecchia il suo spirito vitale. Non appena ritrova le energie per tornare a Roma, viene convinto – non senza fatica – a insegnare al Centro Sperimentale di Cinematografia.

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L’incontro stampa parte proprio da qui, dalle parole di Verdone sull’ultima grande prova da affrontare: “La nuova sfida la imposta la mia ex moglie, perché non mi può vedere da solo a Nizza, quasi come un pensionato, anche se ho ancora ferite aperte per le critiche dopo Sanremo. La mia ex moglie incontra il direttore del Centro Sperimentale e nasce da lì la proposta di diventare insegnante di recitazione. Quest’idea di tornare al CSC è un omaggio a mio padre, che per anni è stato dirigente di questa scuola. Io stesso mi sono diplomato lì: per me ha significato tanto nel mio percorso. Ed è anche una dedica ai giovani, ai miei studenti, con i quali ho spesso contrasti: loro vedono il mondo in modo diverso. Cerco di imparare il loro linguaggio; è uno scontro-incontro, fatto di entusiasmi, litigi e confronti. Alla fine riusciremo a realizzare un saggio di regia complesso, con dall’altra parte della barricata l’amico-nemico Sergio Rubini, anche lui insegnante al CSC, che vuole cacciarmi via perché è ancora ferito dalle battute che gli tagliai nel nostro film Al lupo al lupo.”

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Sull’immagine finale della stagione, il regista ha spiegato che in quel fotogramma si racchiude il senso dell’intera serie: “Quell’applauso finale al Centro Sperimentale, dove mi volto e vedo i miei studenti felici, è un’immagine importante. È l’uscita di scena del mio personaggio, che pensa: ‘Adesso tocca ai giovani’. Mi volto e lascio che gli applausi vadano a loro.” Poi aggiunge sullo sguardo verso le nuove generazioni: “Vedo una generazione di ventenni davvero bravi, che meritano occasioni. Vanno messi alla prova, sia come attori che come registi. Nonostante il momento difficile, vedo molta intelligenza e tanta passione, e questo mi conforta.”

Vita da Carlo

Su Sergio Rubini, co-protagonista della serie e amico di lunga data, Verdone dice: “È un attore al quale sono molto legato. Tornare a recitare con lui è stato divertente e bello. Nei contrasti diamo entrambi il meglio di noi.” Verdone ha voluto poi ringraziare Valerio Vestoso, co-regista: “Devo ringraziare Valerio Vestoso, che ha fatto un lavoro incredibile. È bravo, serio, e gli auguro tutto il bene possibile.”

È stato poi il momento di Sergio Rubini, che ha raccontato con ironia la rivalità e l’amicizia con Verdone: “Conobbi Carlo quando girammo Al lupo al lupo. Da sempre ha avuto la tendenza a far debuttare i giovani. Nei suoi film ha sempre accanto attori giovani. Sul suo set impari moltissimo: è come entrare a casa sua, ti apre il suo mondo. Mi ha insegnato la semplicità, è sempre rimasto con i piedi per terra, ed è un vero insegnante di cinema. In Vita da Carlo non gli ho perdonato di avermi tagliato delle battute e dei monologhi in Al lupo al lupo, così cerco di vendicarmi nella serie. Soffro il fatto che mi abbia rubato la scena!”

La prima domanda dei giornalisti non poteva che riguardare Roma e il legame di Verdone con la città: “Lascio Roma solo per andare in campagna. Quando non ne posso più e ho bisogno di pensare a me stesso, mi ritiro nella casa dei miei, dove probabilmente sono nato – l’ho scoperto in una lettera tra i miei genitori. Non sopporto la volgarità, la cagnara, il traffico, e la difficoltà di girare senza che qualcuno ti fermi. Amo la gente, ma a volte ho bisogno di sentirmi uno sconosciuto, uno tra tanti. Così vado nella casa in Sabina. Roma l’ho amata tanto e continuo ad amarla. Vedo che alcune cose nel centro si stanno aggiustando, un po’ meno in periferia. Roma è stata un teatro a cielo aperto, e le devo molto per il mio cinema. Al massimo posso andare in campagna, ma poi torno sempre qua.”

Commovente anche il ricordo di Alvaro Vitali, presente nella serie in un cameo: “Per me Alvaro Vitali ha rappresentato un cinema antico, anche felliniano. Era un ometto piccolino, con una faccia strana, sembrava un burattino. Io più che Pierino ci vedevo Fellini. Averlo con me era come riannodare un legame con un cinema che non c’è più. Avevo letto un’intervista in cui si sentiva abbandonato, e non mi sembrava giusto. Lo avevo voluto già dalla seconda stagione, ma era malato. Poi mi scrisse un messaggio: ‘Sto molto meglio, mi piacerebbe fare con te un’ultima cosa’. È nato così un momento dolce e malinconico, che purtroppo anticipa quel finale che conosciamo tutti. È stato una biblioteca di aneddoti, uno scrigno di storie poetiche di un cinema che non esiste più.”

Valerio Vestoso ha parlato del linguaggio della serie e della libertà creativa concessa: “Abbiamo potuto mescolare generi diversi, più che nelle stagioni precedenti. In questa, avendo il cinema come tema centrale, ci siamo divertiti a giocare con la forma, unendo commedia e grottesco. Ringrazio i produttori che ci hanno dato massima libertà: non è scontato.”

Vita da Carlo

Infine, Carlo Verdone ha confermato che Vita da Carlo si chiuderà con questa quarta stagione, e il 17 novembre sarà nominato “sindaco per un giorno” da Roberto Gualtieri: “Con questa stagione chiudo il cerchio. Ho raccontato tanto di me, non saprei cos’altro dire. La mia vera casa è il cinema. Le serie sono impegnative, ma mi hanno insegnato molto: dopo averne girata una, fare un film sembra una passeggiata. Sono orgoglioso di aver lasciato una biografia romanzata di me stesso. Ora il grosso lavoro da fare è per Roma, soprattutto nelle periferie, nei mezzi pubblici e nel gusto estetico: spesso vedo costruzioni che non rispettano la nostra cultura e la nostra storia”.

L’ultima stagione di Vita da Carlo sarà disponibile dal 28 novembre su Paramount+.

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