RoFF19 – L’origine del mondo. Intervista esclusiva a Rossella Inglese

La regista ha presentato il suo film d’esordio in concorso nella sezione Panorama Italiano ad Alice nelle Città, raccontando la storia di due solitudini che si incontrano. Ecco la nostra intervista

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In occasione della 19ª edizione della Festa del Cinema di Roma, abbiamo incontrato Rossella Inglese, regista che presenta ad Alice nelle Città in concorso nella sezione Panorama Italia il suo lungometraggio d’esordio L’origine del mondo. Il film racconta la vicenda di Eva, che, dopo aver causato un’incidente che ha portato alla morte di una donna, stringe una relazione con il marito di questa, Giorgio. I due, poco più che adolescente lei e uomo di mezz’età lui, vivranno insieme un momento delicato delle proprie vite, segnato dal lutto e da un forte contrasto con il mondo che li circonda.

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Com’è essere qua alla Festa del Cinema e poter presentare il tuo primo lungometraggio ad un festival così partecipato?

Beh, sicuramente è molto emozionante. Il momento più forte è stato quando qualche giorno fa abbiamo fatto una prova tecnica per la proiezione. L’Auditorium della Conciliazione è veramente una sala maestosa, gigante, bellissima, proprio un cinema puro. Quindi lì, devo dire, mi sono molto emozionata. Poi è comunque una bella opportunità, una bella vetrina.

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Il titolo del film, L’origine del mondo, è per certi versi criptico rispetto al suo contenuto, però al tempo stesso a posteriori evoca ulteriori significati.

L’origine del mondo viene da un quadro di Courbet, di cui c’è una piccola citazione nel film, quando Eva si masturba. E poi richiama un po’ la Genesi cristiana, in realtà. Il significato è per lo più quello. Avviene un evento catastrofico, di grande caos, che in qualche modo cambia un po’ i personaggi e crea dei nuovi equilibri.

Come hai lavorato con gli attori protagonisti, Giorgia Faraoni e Fabrizio Rongione, per creare la sintonia che c’è sullo schermo, anche nelle scene di intimità fisica, nonostante la grande differenza di età tra loro?

Loro sono due persone diversissime. Giorgia è molto più espansiva, anche a livello fisico; è molto più impulsiva e carnale. Invece Fabrizio è molto più introspettivo, molto più calmo e introverso. Quindi si è creata sicuramente una bella dinamica, molto particolare, che in realtà, secondo me, ha aggiunto qualcosa al film. Per le scene più fisiche abbiamo fatto varie prove in cui gli facevo svolgere degli esercizi di contatto.

Il film si apre con una sequenza con immagini riprese da un cellulare. Come vedi il tuo cinema in un panorama in cui il linguaggio si ritrova ad affrontare la concorrenza di nuovi strumenti e supporti?

Secondo me è sempre bello mixare un po’ due linguaggi diversi. In questo caso poi è anche funzionale al tema del revenge porn, che immaginavo consumato proprio con un cellulare, e quindi ho provato ad inserire una sequenza che è molto diversa anche in termini di qualità, rispetto a quella che può darti un’Alexa o comunque una camera ad altissima risoluzione. Poi il cinema può essere veramente tutto; alla fine il mezzo è solo uno strumento col quale tu puoi raccontare delle cose, ma tutto dipende da come le racconti e come le guardi. Lo sguardo fa il cinema, poi che sia ripreso da un cellulare o qualcos’altro non cambia e non c’è differenza.

Ne L’origine del mondo è molto presente il paesaggio in cui i personaggi si muovono, come un ulteriore personaggio. Secondo te con un altro tipo di ambientazione, la storia sarebbe cambiata o non c’è alcun tipo di influenza?

Io ho cercato una location nel nord Italia perché volevo che rispecchiasse il mood del film, la sua tristezza. Inizialmente mi immaginavo un ottobre piemontese di quelli con la nebbia fitta e la pioggia. Invece è stato l’ottobre più caldo della storia d’Italia, sembrava pieno agosto. Poi siamo riusciti comunque con la fotografia ad oscurare un po’ il sole. In qualche modo cercavo un’atmosfera molto malinconica e in realtà sono andata in nord Italia proprio per avere questo.

Se dovessi pensare al cinema che ti ha influenzato mentre preparavi questo lungometraggio, che registi e che film citeresti?

Mi hanno influenzato tantissimo i film di Lars von Trier. Citerei i Dardenne, anche perché io mi ricordo Fabrizio in Rosetta. Per me loro sono stati fondamentali a livello stilistico. Poi Andrea Arnold e Sofia Coppola, quest’ultima più per questioni tematiche che formali. Malick è un altro che mi ha influenzato, per come riesce a raccontare la spiritualità. Non ti dico Tarkovsky, perché tutti quando sentono Tarkovsky si spaventano. In realtà però c’è una sequenza del film che è quasi rubata, quella nella fabbrica. Anche i colori, le muffe, mi hanno ricordato tantissimi film suoi, Stalker in particolare.

Prima di essere un lungometraggio, lo stesso soggetto era stato trasposto in un corto. Com’è stato il percorso per arrivare da Eva a L’origine del mondo?

Allora, in realtà ho lavorato al contrario, stranamente. Io stavo già lavorando al lungometraggio da un po’ di anni, perché ci abbiamo messo molto per metterlo in piedi a livello produttivo, e quindi in qualche modo volevo sperimentare degli stilemi prima di andare sul lungo. Il corto poi è nato da questo e dall’esigenza di cercare già una mia protagonista da portare poi sul film. Giorgia Faraoni infatti c’è già in Eva.

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