Roma città aperta, di Roberto Rossellini

 

"…dai capelli sparsi, gli occhi neri, la bocca mobile e sensuale…il Neorealismo e la Magnani facevano così irruzione nel nostro dopoguerra", George Sedoul su Roma città aperta (1946)

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Uno schermo che riesce a riempire lo sguardo e rievocare le emozioni. Un (nuovo) cinema che diventa proiezione dell'anima e specchio collettivo di un popolo ferito ma non sconfitto. Secondo Jean Cocteau nel film di Rossellini  Roma città aperta si sente "lo sguardo di un uomo farsi popolo e quello di un popolo identificarsi con lo sguardo di un uomo". E' quello che accade rivedendo questo pilastro del Neorealismo a distanza di tanti anni dalla prima volta. Non c'è nelle immagini di Rossellini nessuna 'Grande bellezza', ma la forza della vita. La storia della popolana Pina (Anna Magnani) e del tipografo partigiano Francesco (Francesco Grandjacquet) del sacrificio di Don Pietro (Aldo Fabrizi) e del piccolo Marcello affonda le radici nel vissuto di un Paese sconfitto, capace già di fotografare con forza e dolore i suoi eroi quotidiani.

Girato con pochissimi mezzi, senza presa diretta ma con la volontà di riportare la vita sullo schermo, Roma città aperta respira il momento della storia, l'occupazione tedesca della Capitale i rastrellamenti, la fame e le piccole angherie della guerra. Sono il coraggio, la solidarietà  e (in alcuni momenti) anche la fede gli elementi che uniscono le vicende dei protagonisti. Simboli che escono dallo schermo per riannodare il vissuto dello spettatore. Il grido straziante e mortale di Pina mentre che corre verso il suo Francesco portato via dai tedeschi, rimane una delle scene più significative del Neorelismo e del cinema italiano. Così come il finale, la camminata silenziosa dei ragazzini che scendono verso la cttà. E' nella generazione che ha conosciuto la guerra, le sue distruzioni e le atrocità commesse dagli uomini,  la speranza per ricominciare.

Il merito di Rossellini, che gran parte della critica dell'epoca gli riconoscerà solo più tardi in un discorso complessivo sul Neorealismo, è quello di puntare sul fare cinema in un momento disperato ma necessario. Di mettere da parte le certezze e la perfezione tecnica per puntare ad una tensione verso il nuovo. Solo così il suo sguardo riesce a dare concretezza alle aspirazioni della libertà riconquistata a caro prezzo dagli italiani. I fiumi d'inchiostro che negli anni sono stati versati per raccontare e analizzare questo pezzo pregiato del Neorealismo ne hanno ampiamente sviscerato ogni aspetto. Il libro di Ugo Pirro 'Celluloide' (poi anche un film diretto da Carlo Lizzani nel 1995) ne romanza anche il 'backstage', mi si conceda il passaggio hollywoodiano. Rivedere Roma città aperta, spero che nei licei qualche insegnante illuminato lo promuova ancora ai suoi studenti. Non solo per aprire una finestra su una città occupata, ma per far respirare il vissuto di chi ha lottato per la libertà e gli ideali, per un pezzo di pane o per un marito portato via per sempre. 

 

Regia: Roberto Rossellini.

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Interpreti: Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Maria Michi, Marcello Pagliero, Nando Bruno.
Durata: 98'
Origine: Italia, 1945

Distribuzione: Cineteca di Bologna. In collaborazione con Circuito Cinema

5 commenti

  • lagrandebellezza
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    Beh, ora state iniziando veramente a rompere con questo atteggiamento in cui utilizzate sempre La grande bellezza come riferimento negativo. Non si può parlare bene di Rossellini e Sorrentino? Guardate che non è reato.

  • Ringo Whitout Star
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    e smettetela pure di parlare male dei Beatles, o vi denuncio!

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    ma non ve 'sta mai bene niente! Annate a legge mymoves e ciakkee!

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    @lagrandebellezza: "Non si può parlare bene di Rossellini e Sorrentino?"

    No.

  • Brigate Rossellini
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    questo è un avvertimento per il signor @lagrandebellezza: non osare MAI PIU' mettere insieme quel film e quel registucolo con il nome e il cinema di Roberto Rossellini. Seguiranno adeguate misure per scongiurare queste bestemmie cinematografiche. firmato brigaterossellini