#RomaFF10 – Elogio alla leggerezza. Incontro con Carlo Verdone e Paola Cortellesi

Numerosissimo e caloroso il pubblico venuto ad assistere all’incontro tra Paola Cortellesi e Carlo Verdone, durante il quale hanno parlato della loro prima collaborazione in Sotto una buona stella, e ripercorso le reciproche carriere tramite gli spezzoni di alcuni tra i loro film più importanti, scambiandosi parole di stima e ricordando aneddoti dal set. “Carlo per me era uno di famiglia, nel senso che in tutta la mia vita, dall’infanzia, lui c’è sempre stato, lo guardavamo sempre in televisione, e al liceo si faceva a gara su chi sapesse più scene dei suoi film a memoria. Lui è stato la mia prima scuola di recitazione. Come regista poi è molto serio, sa bene quello che vuole, ma a volte ti lascia anche improvvisare, d’un tratto ti dice: ok adesso fai tu”, racconta la Cortellesi, mentre Verdone ricorda la loro grande sintonia. “Lavorare con Paola è stato molto divertente e rilassante, perché è simpatica, dirompente, e poi si lancia, non ha paura di niente. Ha recitato in tutti i generi, per me lei è un’artista a 360 gradi, possiede una grande dote che è la naturalezza, ossia l’arte di nascondere l’arte”. La serata si è aperta con una scena cult tratta da Bianco rosso e Verdone, il monologo incomprensibile del personaggio di Pasquale Amatrano, quando finalmente raggiunge la cabina elettorale dopo una serie di disavventure. “Quella scena è stata quasi completamente improvvisata”, racconta Verdone “avevo solo l’idea di un personaggio muto che ad un certo punto esplode, ma non mi ero preparato nulla, avevo in mente a grandi linee quello che avrebbe dovuto dire, doveva essere un discorso surreale, con un’esplosione finale di rabbia…”. Subito dopo, commentando Scusate se esisto, per cui ha scritto anche la sceneggiatura insieme a Giulia Calenda, al marito Riccardo Milani e a Furio Andreotti, la Cortellesi sottolinea l’importanza di fare film dedicati a tematiche femminili. “Si vedono molte donne nei film, mentre si scrivono poche storie che riguardano argomenti femminili. In questo caso ci siamo interessati al ruolo della donna nel mondo del lavoro, su come ad oggi, a parità di competenze, abbiano più difficoltà e ottengano meno risultati rispetto ai colleghi maschi”. Verdone si è agganciato al discorso dando rilievo all’importanza della commedia in tempi di crisi: “Mi sforzo di essere ottimista, ma appunto è uno sforzo perché oggi ci sarebbe poco da ridere, anche se proprio in periodi come questo servono dei film di evasione intelligente. Bisogna sempre trovare il giusto equilibrio, una sorta di ironia seria che serva alla gente per riflettere”. “Molti confondono leggerezza e superficialità”, prosegue Paola Cortellesi, “la leggerezza è da grandi maestri: Scola, Comencini, Monicelli, Risi, affrontarono tutti temi drammatici. L’idea era che tramite le commedie le persone potessero vedere realtà complesse senza che calasse un muro, e in questo senso l’umorismo è essenziale per traghettare argomenti importanti. Per questo è un genere difficilissimo, l’equilibrio è quasi impossibile da raggiungere”. A proposito del personaggio di Romano ne La Grande Bellezza, Verdone confessa di sentirsi pronto per altri ruoli seri come quello interpretato nel film di Sorrentino. “Ho capito che potevo benissimo fare il personaggio che mi era stato proposto da Paolo. Per me è stata una boccata d’aria fresca cambiare genere, poi ero un suo ammiratore da tempi non sospetti, e l’ho stimato sempre di più osservandolo girare un film così complesso”. In conclusione dell’incontro, Verdone ha ricordato Sergio Leone e la loro turbolenta collaborazione.“Sergio mi riempiva di ceffoni, sberle e calci nel sedere. Ma alla fine diceva sempre: annamose a magnà un supplì!”, mentre per l’ennesima volta ha rifiutato il paragone con Sordi.“Da anni mi ripetono se mi sento l’erede di Sordi, e io ripeto di no, semplicemente perché Sordi è unico, non può avere eredi. Ho altri modelli, come i grandi caratteristi della commedia all’italiana tra gli anni ’50 e ’60. Erano attori che valorizzavano tutti i film in cui recitavano, anche se non erano protagonisti; ho sempre trovato Leopoldo Trieste sublime ne I Vitelloni e ne Lo Sceicco Bianco, tanto che il personaggio di Furio in Bianco rosso e Verdone è un omaggio a lui. Ho sempre guardato tanto anche gli sceneggiati napoletani, De Filippo in particolare, e lì c’erano caratteristi del calibro di Ugo D’Alessio o Nina De Padova. Ricordando l’esempio di De Filippo e Fellini, ho voluto inserire Elena Fabrizi e Mario Brega nel mio ultimo film, perchè per me loro sono gli ultimi grandi caratteristi italiani”.