#RomaFF11 – “In Italia è impossibile fare un film sul lavoro”. I 7 Minuti di Placido

Una storia del genere legata a prendere una decisione fondamentale con il voto SI/NO porta alla mente un richiamo urgente con l’imminente referendum costituzionale di dicembre. La conferenza stampa

Mette subito le cose in chiaro Michele Placido sul palco della Sala Petrassi per presentare alla stampa dell’Auditorium il suo 7 Minuti: notando parte delle undici interpreti del cast sedute in platea tra il pubblico e non al suo fianco sotto i riflettori, inizia a trafficare in prima persona con le poltrone rosse finché tutte le attrici non sono salite accanto a lui sulla scena: “noi siamo un gruppo che mette tutti sulla stessa posizione!”, spiega.

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Come scrivemmo già qualche anno fa, essere di fronte a Michele Placido significa trovarsi al cospetto del cinema italiano: non esiste incarnazione migliore di quello che siamo al cinema di questo autore qui (prendetela come una constatazione o un complimento, as you like it), a cui i produttori avevano chiesto una commedia, e lui: “in un certo senso 7 Minuti lo è, come lo era quella di Dante!”
La paternità dell’ultima fatica di Placido è da considerarsi “divisa a metà con Stefano Massini”, il drammaturgo della Lehman Trilogy ronconiana, che ha portato il testo a teatro con Ottavia Piccolo per la regia di Alessandro Gassman per due anni prima di proporlo al regista, impegnato all’epoca nel Re Lear nello stesso cartellone del Piccolo di Milano dove si alternava con l’allestimento di Massini sulla famiglia Lehman, che oggi Sam Mendes sta lavorando per portare a Londra.

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La storia di Massini, basata sul ritaglio del Le Monde che narrava della resistenza delle operaie di un’industria tessile della Loira, è per Placido anche una sorta di thriller psicologico che non molla la suspense fino all’ultima inquadratura. Cinema politico alla Dardenne? Cantet? Loach? Il cineasta ribadisce la vicinanza con Sidney Lumet e i suoi drammi claustrofobici, non solo La parola ai giurati ma anche Dog Day Afternoon: “all’inizio volevo usare tutti volti presi dalla strada, poi i produttori, tra cui i francesi per cui il tema della contrattazione sulle condizioni del lavoro è all’ordine del giorno, hanno richiesto delle interpreti note al pubblico. Anche se ho avuto successo con film come Romanzo Criminale e Vallanzasca, ho sempre dato il meglio di me con le figure femminili, con un cinema di donne forti”, spiega il regista, che ha comunque utilizzato come figuranti alcune delle operaie delle storiche industrie tessili di Latina, una zona che ha una storia di fabbrica importante.

“In ogni caso, da quanto tempo non sentivate delle attrici del genere del nostro cinema parlare di tematiche come queste del lavoro, dei diritti, delle lotte operaie? Da quanto non succedeva?”, chiede Placido. Se Massini suggerisce l’analogia linguistica tra il lessico del lavoro e quello militare (“il lavoro è una trincea”), con parole come occupazione, salario, stipendio, Placido conferma l’attenzione particolare sul piano del linguaggio nelle scelte formali del film, girato con 3 o 4 camere in contemporanea a cogliere soprattutto i piani d’ascolto delle attrici durante i monologhi, i piccoli gesti, le espressioni.
Chiaramente, una storia del genere legata a prendere una decisione fondamentale mediante il voto di SI/NO porta alla mente un richiamo urgente con l’imminente referendum costituzionale del 4 dicembre: la riflessione di 7 Minuti è però prevalentemente sulla mancanza di fiducia della gente al giorno d’oggi nei confronti di chi ha il compito di rappresentarci.

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