#RomaFF11 – Incontro con Roberto Benigni

È stato l’incontro con Roberto Benigni a chiudere l’undicesima edizione del Roma Film Festival. Scandito da clip dei suoi film (sia come attore che come regista), l’incontro pomeridiano con il pubblico dell’Auditorium si è svolto fra le risate e i ricordi, incentrandosi principalmente sul rapporto dell’attore toscano con il cinema: “I miei nonni raccontavano storie di fronte al focolare la sera, io mi mettevo lontano e guardavo le ombre sul muro, e già quello è cinema. Ma il primo film che ho visto in un vero cinema, l’ho visto con le mie sorelle. Io vengo da una famiglia di contadini molto poveri, non avevamo soldi per entrare quindi ci siamo messi dietro lo schermo di nascosto a vedere Ben Hur, solo che ovviamente era al contrario. Ma mi piacque tantissimo e dicevo a tutti di andare a vedere Ruh Neb!” 

fellini2rLa prima clip ad apertura della serata è stata una scena tratta da La voce della luna di Federico Fellini, e ha permesso a Benigni di esprimere l’immensa stima che prova per il regista romagnolo, che l’ha diretto in questo film: “Fellini ti seduceva, aveva una voce da mago. Traeva lo stupefacente dai significati ordinari. Io lo considero la vetta dell’arte moderna nel cinema, magari non ha cambiato la storia del cinema ma è stato il più grande regista del 900. Per me La voce della luna è stato il suo testamento, l’amaro commento sui nostri tempi. E devo dire che lavorare con Fellini era bello soprattutto perché amava gli attori e cercava sempre la poesia in noi.”

Ma oltre al ruolo di Ivo nel film di Fellini, Benigni ha raccontato anche aneddoti di ruoli in film che non sono mai stati fatti, come la possibilità di fare il diavolo per Terrence Malick (conosciuto alla notte degli Oscar nel lontano 1999) e del San Francesco che avrebbe dovuto interpretare per Michelangelo Antonioni: “Venne a vedere Berlinguer ti voglio bene e si addormentò! Diventammo amici e scrivemmo molte cose su quest’idea di un film su San Francesco. Ma non se ne fece più niente. Antonioni era diverso da Fellini, era grande in altro modo..aveva davvero un ritmo tutto suo, un pò come Bresson e come Ozu”

non-ci-resta-che-piangere-massimo-troisi-e-roberto-benigni-sul-set-foto-di-mario-tursi-291006E rimanendo in temi d’incontri Benigni ha parlato del suo grande amico Massimo Troisi, partendo dalla clip di Non ci resta che piangere. Il film è per l’attore toscano un film nato proprio dall’allegria di un incontro, allegria che non si può non evincere in ogni scena.Quando l’ho cercato per la prima volta, Massimo aveva da poco fatto Ricomincio da tre. Guardando quel film pensai che lui portava con se qualcosa che non si era mai visto. Quando l’ho chiamato, lui mi ha detto: Ma io cercavo te! Quel film è nato da un’esplosione di gioia, improvvisavamo tantissimo e soprattutto ridevamo sempre. Ma Massimo era anche una persona serissima nel suo lavoro. E si portava sempre appresso quel senso del tragico che rendeva i suoi lavori grandissimi.”  Benigni ha parlato anche del suo rapporto con un altro attore napoletano,il Principe, il grande Totò definendolo “Una maschera irripetibile, quasi macabra.


E così via, dal cinema italiano con i suoi registi e interpreti, a quello americano, con le grandi collaborazioni e i grandi incontri
: da Woody Allen a Walter Matthau (accanto a cui Benigni recitò ne Il piccolo diavolo) che lo portò a cena da Billy Wilder. Ovviamente Blake Edwards che lo diresse ne Il figlio della pantera rosaEra impressionante veder girare Blake. Sapeva sempre esattamente dove posizionare la macchina da presa. Riuscivi solo a pensare, ma da dove viene questa persona?” E poi Charlie Chaplin, il più grande comico americano di tutti i tempi, secondo l’attore toscano. Charlie Chaplin era la furia e la grazia insieme, è colui che mi ha davvero fatto capire che volevo fare parte di questa bellezza. La prima volta lo vidi in un cinema fra le montagne pistoiesi e mi chiesi come potesse essere possibile far ridere ed essere poetici al contempo.”

daunbail_roberto_benigni_jim_jarmusch_005_jpg_ydtiOvviamente Benigni non poteva non parlare del regista Jim Jarmusch, che per primo lo ha portato in America: “Con Jarmusch” ha raccontato Benigni “ci siamo conosciuti al Festival di Salsomaggiore. Eravamo in giuria insieme ed eravamo quasi sempre d’accordo su tutto. Io non parlavo una parola di inglese, lui di italiano e cercavamo di capirci in francese. Io ero lì con Nicoletta Braschi e lui con Sara Driver. Siamo diventati molto amici e Jim ha deciso di inserire me e Nicoletta nel film che stava progettando allora, Daunbailò. Siamo ancora ottimi amici”

Le clip da regista infine hanno spaziato da Il piccolo diavolo a Johnny StecchinoL’attore ha quindi parlato dell’importanza della sua collaborazione con la compagna Nicoletta Braschi, spiegando come la sua commedia nasca dalla sua presenza e come sia impossibile la commedia senza l’universo femminile. E poi ovviamente La vita è bella, l’unico film italiano nella storia del cinema ad essere candidato come miglior film straniero e come miglior film insieme, ma soprattutto l’unico Oscar vinto da un attore italiano. “Come esiste un prima e dopo Nicoletta, esiste un prima e dopo La vita è bella. L’idea è nata dalla volontà di inserire un corpo comico in una situazione estrema. Ho ribadito più volte che questo non è assolutamente una commedia su un campo di concentramento. È una tragedia in tutto e per tutto. E mi sono anche dovuto battere per far si che il mio personaggio morisse, non volevano che un comico morisse” 

L’incontro si concluso raccontando del presidente Obama, da cui l’attore è stato a cena proprio mercoledì scorso e di Papa Francesco che gli ha telefonato per fargli i complimenti per i I dieci comandamenti letti e interpretati su Rai 1. Ma infine Roberto Benigni ha ammesso che dopo tanta televisione, ha già nel cassetto un progetto per il cinema:” Penso a un film pieno di allegria!”