#RomaFF11 – Ritmo Sbilenco. Un filmino su Elio e le storie tese, di Mattia Colombo

“Chi l’ha detto, chi l’ha detto? Che la musica orecchiabile debba limitarsi a quattro accordi ed un banale motivetto? Dov’è scritto, dov’è scritto? Che scalare le classifiche non sia consentito alle canzoni che non hanno un tempo dritto credo che ne avrebbero il diritto”. Questa è la prima strofa di Ritmo Sbilenco, il brano di Elio e le Storie Tese tratto dall’album Figatta de blanc. E questa è anche la canzone scelta da Mattia Colombo come titolo per il suo bel documentario sull’eccentrico gruppo milanese.

Dritti, Elio e le Storie Tese non lo sono mai stati. Sbilenchi, beh questo decisamente si, sempre ai lati di tutto ciò che è serio e che si prende sempre troppo sul serio, come tanti clown che camminano storti e penduli per sminuire l’autorevolezza della realtà. L’idea del documentarista Mattia Colombo è quella di mostrare momenti di vita quotidiana di Elio, Faso, Cesareo, Rocco Tanica, Meyer e Jantoman ovvero di Elio e le Storie Tese. La loro fetta di serietà. Alternando riprese di prove per un concerto a momenti di quotidianità di ognuno di loro, Matteo Colombo riesce a dipingere un ritratto autentico (e un po’ innamorato) di questi uomini buffi, che dagli anni 90 in poi conquistarono definitivamente il Paese, cantandolo a Sanremo nel 1996. Con le facce dipinte d’argento..

Fra loro c’è chi insegna baseball ai ragazzi, chi insegna batteria, chi porta i figli a scuola, chi a nuoto… E poi c’è il palco, c’è la sala prove, lì è un altro discorso, lì si scherza: si cantano super eroi delle feci, strani vitelli dai piedi di balsa che accusano vitelli dai piedi tonnati, storie bibliche al ritmo dance anni 80…e si potrebbe andare avanti all’infinito. Ma il punto è esattamente questo: in sala prove tutto continua comunque ad essere fatto con estrema serietà ma con la serietà sbilenca, quella necessaria nella vita di tutti. Il ritmo c’è solo che è un ritmo sbilenco. Tutto è estremamente sciocco ma grazie a dio incredibilmente serio, ed è questo che lo rende esilarante e dirompente.  Abbiamo a che fare con musicisti eccellenti e preparatissimi, c’è anche la cantante Paola Folli, da anni collaboratrice del gruppo. E tutti insieme si mettono al servizio della demenzialità più pura e sacra, quella fatta sul serio, con impegno.

Matteo Colombo riprende la vita dei membri di EelST per raccontare la loro intrinseca e bellissima “stupidità”, la loro goliardia che non viene usata come fuga dalla quotidianità. È evidente che essa fa parte della loro quotidianità, viaggia amabilmente al lato ogni giorno ed esplode sui palchi e nei cd.Elio è così da sempre” racconta la sua ex professoressa del liceo quando quest’ultimo va lì in visita con il compagno del liceo Luca Mangoni. Vocalist e coreografo del gruppo, quando Mangoni non progetta palazzi gira per negozi a provarsi tutine zebrate, tacchi alti e parrucche. Questi sono gli Elii, che da anni ormai passano ore e ore nelle sale prove o girando per l’Italia, divertendosi come matti e facendo divertire il pubblico. In fondo è tutto qui, questo emerge: quanto si divertono ancora gli Elii. Quanto non conti affatto essere sposati o padri o adulti quello che è. Si può essere (e si deve) sbilenchi per tutta la vita.