#RomaFF11 – Sul set di Clint bisogna comportarsi bene. Incontro con Tom Hanks

Tom Hanks, che abbiamo incontrato la scorsa settimana a Firenze a presentare Inferno, è all’Auditorium per la retrospettiva organizzata dalla Festa, e l’incontro con il pubblico di oggi: “avrete la possibilità di rivedere molti dei miei film più famosi, ma sapete una cosa? Ho scoperto che anche se li riguardi non cambiano, restano quelli che erano, per questo mi obbligo sempre a non voltarmi verso il passato”, spiega l’attore. “Se posso darvi un consiglio è quello magari di preferire qualche film che si è visto meno, come Larry Crowne, ai classici come Splash e Forrest Gump”.
Hanks racconta ai giornalisti dell’incontro stampa di essere grato alla propria longevità artistica, unico metro di giudizio delle capacità di un interprete, e racconta come sia molto più difficile dire di no alla proposta di un copione che dare ascolto puntualmente alla passione che ti prende a pagina 15 della lettura di uno script:l’importante è capire tema del film e aspetti del personaggio istantaneamente, d’istinto: quando c’è questo, allora è un lavoro da accettare. Anche le poche volte che ho interpretato un antagonista, ho voluto andare oltre agli stereotipi del cattivo che digrigna i denti, dare anche al bad guy delle ragioni valide per le quali porsi il dubbio se patteggiare o meno”.

Da questo punto di vista, la recente esperienza con Clint Eastwood sul set di Sully si è rivelata un promemoria su come “comportarsi bene sul set”: per Hanks, Eastwood è il regista di film “senza tempo”, e la sua proverbiale velocità di lavorazione ai progetti, senza prove e senza colloqui di preparazione con gli attori, si traduce ad un invito ad essere sempre pronti a cogliere i rapidi cenni di indicazione del regista sulla scena, che per questo ama avere con sé una squadra di persone fidate. Hanks racconta anche il suo rapporto con Steven Spielberg, insieme i due hanno girato quattro film, e spiega come preferisca di gran lunga i suoi privilegi d’attore alle fatiche di contrattazione delle sue incursioni da produttore, ricordando i 6 anni di lavoro necessari a portare a casa la produzione di Cast Away di Zemeckis.
In questa lunga carriera costellata anche di personaggi ritornanti come il Prof Langdon di Ron Howard e Dan Brown e il Buzz Lightyear di Toy Story (“i miei nipotini riconoscono la mia voce quando passano quei cartoni in tv, stare con loro è più divertente che vedere un’opera di Fellini!”), per la star il monito più irrinunciabile è quello di non venir meno al “contratto con il pubblico: quello di ripartire da zero ogni volta, per ogni film”.

Notoriamente appassionato di Storia, incalzato a commentare la situazione politica alla vigilia delle Presidenziali USA, Hanks ritorna sulla definizione di “ignoranza” come “un bene che è possibile comprare, vendere, e che molti sanno promuovere quando può tornare utile”: una figura come quella di Trump è un personaggio ritornante nella storia degli States, tutte le volte che il Paese è stato portato ad una posizione forte nel mezzo di una situazione internazionale difficile è comparso un candidato particolarmente tendente all’autoreferenzialità, ma in questo “circo che si ripete ogni quattro anni”, questo “crapfest” giunto all’edizione 2016, gli americani raramente hanno dimostrato di dare ascolto a voci del genere.