#RomaFF11 – The Hollars, di John Krasinski

John Krasinski con The Hollars, la sua seconda regia cinematografica, confeziona una piccola e classica dramedy nel più tipico modello indie del “coming home”.

John Hollar prima di partire per New York aveva tante aspirazioni e il sogno di diventare un fumettista di successo. Ora, oltre ad un lavoro squallido dietro ad un computer e una graphic novel che non vuole far uscire dal cassetto, l’uomo è tenuto in piedi solo dall’amore per la sua minuta fidanzata incinta con cui, però, non ha alcuna intenzione di sposarsi. All’improvviso la notizia della malattia della sua esuberante madre Sally lo costringe a tornare di corsa a casa, nel Connecticut, a fare i conti con la propria famiglia. John Krasinski, per la sua seconda regia cinematografica, sceglie un progetto decisamente più abbordabile rispetto ad un adattamento da David Foster Wallace (il suo esordio è stato Brevi interviste con uomini schifosi), e confeziona una piccola e classica dramedy nel più tipico indie americano. Già dalla scelta ostentata della colonna sonora (la Man on Fire degli Edward Sharpe and the Magnetic Zeros che fa la sua irruente entrata già delle primissime scene è un messaggio programmatico più che chiaro) si comprende la strada che il regista/protagonista vuole intraprendere, inseguendo il canone di uno dei modelli più cari all’industria Sundance.

Il ritratto passionale della famiglia Hollar è, infatti, il cuore di un prodotto che si rifà apertamente alla tradizione del “coming home”, tema quanto mai ossessivo nella narrativa americana. A differenza dei suoi tanti precedenti, The Hollars ha però il gusto e l’intelligenza di mettersi allo stesso livello del pubblico, rispettandone le emozioni. Lo script di Jim Strouse ha il talento di costruire, in poche battute, un’intera storia familiare, restituendo con credibilità, i dubbi esistenziali di John scappato in cerca di fortuna, le incomprensioni tra papà Don e il fratello maggiore Ronnie, cosi simili da non poter andare d’accordo e, soprattutto, la figura carismatica e totalizzante di mamma Sally, amorevole e appassionata, il vero pilastro della casa (interpreta da una clamorosa Margo Martindale). La costruzione di questi personaggi e la cura dell’esposizione delle loro dinamiche, sempre in bilico tra l’amore incondizionato e la rissa,  sono talmente chiare da far credere di conoscere gli Hollars da una vita. La scelta di Krasinski di affrontare tutti i topos e i cliché del genere rientrano cosi, perfettamente, nella delicata confezione di un film sempre pronto a regalare la scena giusta,  senza la presunzione di chi vuole vendere le emozioni a peso. The Hollars ha tanti limiti, il primo di tutti la prevedibilità narrativa, ma non può certo essere considerato un’opera meccanicamente costruita a tavolino. Le cadute, probabilmente, sono dovute all’ingenuità di un autore ancora acerbo ma che, onestamente,  mette la propria passione (e la propria faccia) nel racconto. Tentativo forse grossolano  ma che non può non attirare tutte le nostre simpatie.

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