#RomaFF12 – In Blue, di Jaap van Heusden

In Blue di Jaap van Heusden inserito nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma racconta le conseguenze di un incontro che sembra voluto dal destino

In Blue di Jaap van Heusden è un film dallo spartito desolante. Una integerrima assistente di volo, Lin (Maria Kraakman), dopo anni di lavoro impeccabile, resta coinvolta in un incidente a Bucarest, il taxi su cui viaggiava investe un ragazzo, Nicu (Bogdan Iancu), e la donna si sente in dovere di saltare il volo di ritorno.

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Un contrattempo si trasforma in occasione di incontro tra mondi opposti accomunati dalla stessa solitudine, dalla stessa mancanza affettiva in un gioco delle parti che li porta a riempire i propri reciproci vuoti nella voragine dell’assenza familiare. Famiglia decimata dalla morte, dalla distrazione dovuta ad un’inappropriata investitura di ruolo, nella pervenuta difficoltà d’esistenza una volta asciugati dal liquido amniotico e lasciati in balia del destino. Ricerca dell’altro che è causa di fraintendimenti anche nei piccoli gesti, in una mano che sfiora il corpo timidamente con la paura di lasciarsi andare diventando vulnerabili alla prossima pugnalata, tenendo in tasca dei segreti per avere un’alternativa di fuga.

Per ridare visivamente ogni step di passaggio verso un affiatamento sempre maggiore il regista restituisce a fasi alternate ora una discesa in un universo sotterraneo, viscerale ed emotivo, ogni un’ulteriore grado di conoscenza, pieno di ostilità, ora su dei campi lunghissimi in enormi spazi aperti disabitati dove spogliarsi da ogni inibizione liberi dalle uniformi d’ordinanza, con il pericolo implicito di avere delle brutte sorprese nel processo di sottrazione.

Quello che per Lin ha i colori del rimorso per una vita rimasta destrutturata e le scelte dettate dal rimpianto di occasioni volate via per restare in confortevole attesa di una prossima volta, l’acuirsi di una crisi di tenore psicanalitico, per Nicu ha il sapore della risalita da un abisso, il momento giusto per scappare da un inferno terreno. Nei bassifondi di Bucarest si lotta per sopravvivere in una realtà durissima nella quale bisogna adoperare qualunque espediente per quanto vergognoso ed illecito al fine di rimediare cibo, droga, denaro, palliativi e tenere viva una soglia di tolleranza, racimolando le briciole, scavando tra i rifiuti. Resta un’attrattiva di opposti, un puzzle non destinato a collimare, il cercarsi di un momento di particolare debolezza che ha costretto a tenere la guardia un po’ più bassa.