#RomaFF12 – In un giorno la fine. Incontro con Daniele Misischia e Manetti Bros

La presentazione del suo film In un giorno la fine porta alla Festa Del Cinema di Roma Daniele Misischia che ne parla con la stampa insieme ai produttori, i Manetti Bros. Trattandosi di uno zombie movie arriva al regista l’immancabile domanda sulla violenza esibita, una questione dalla quale Misischia riesce a smarcarsi con una punta di ironia. “Io sono una persona che si reputa tranquilla e pacata, quindi mi prendo la libertà di giocare con la violenza al cinema, nel momento in cui comincerò a fare commedie ci sarà da preoccuparsi…Girare per me è stata come una sfida, nonostante le difficoltà mi sono molto divertito, lo zombie movie, peraltro atipico, serve per raccontare i personaggi”.

Questa prima risposta apre una discussione sui film di genere che diventerà l’asse portante di tutta la conferenza stampa, un tema caro soprattutto ad Antonio e Marco Manetti, considerati degli esperti del settore malgrado il loro rifiuto della definizione cosa che infatti non mancheranno di puntualizzare. Inizia Antonio, “la mia impressione è uno zombie movie possa portare nelle sale anche le persone non appassionate di Horror, trattandosi di personaggi contro cui lottare per la sopravvivenza, questo in particolare è un thriller interiore del personaggio. Concetto ribadito da Marco ricordando come non si ritengano affatto dei rappresentanti ma piuttosto degli apripista, augurandosi possa proseguire la fortuna che tali prodotti incontrano attualmente tra il pubblico, un successo di cui sembra essersi accorta la stessa Rai Cinema, anch’essa tra i produttori del film. “Lo zombie movie è un survivor, un nemico senza nome, senza motivo, che permette di concentrarsi sulla vittima. Noi siamo felici di portare avanti cose che nessuno aveva il coraggio di promuovere, c’è in atto un cambiamento, magari abbiamo iniziato noi con questa battaglia.” 

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Un progetto ambizioso quello abbracciato dai Manetti, che hanno dato la possibilità a Daniele Misischia dopo tante creazioni autoprodotte di avere a disposizione un budget più adeguato ed un protagonista del calibro di Alessandro Roja, presente all’incontro. “Il punto di partenza sono i cattivi comportamenti del mio personaggio, è tutto focalizzato sull’io, sulla sua coscienza, pensa di essere il re del mondo, quella è la chiave, vive sconnesso dalla sua umanità ed usa l’apocalisse degli zombie per riavvicinarsi alle cose che contano, è accecato dalla megalomania.”

Passando al rapporto dei due produttori con il regista sono tutti concordi nel descriverlo con parole lusinghiere. Daniele racconta la gioia di aver trovato qualcuno disposto a produrre una sceneggiatura pronta da tempo e di essersi avvicinato al loro stile durante le riprese, Marco Manetti parla di un aneddoto riguardante l’ultima scena. “Siamo intervenuti per fargli girare di più e non di meno, abbiamo costretto Daniele a rigirare la scena finale e farla più lunga, perchè ci sembrava un frangente troppo importante della storia. Cosa che ha costretto inoltre a riallestire il set in mezzo a Roma, facendo arrabbiare di nuovo mezza città.”

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