#RomaFF12 – Incontro con Xavier Dolan

Xavier Dolan è stato accolto da applausi e grida entusiastiche, ha parlato del “problema” che porta alla creazione del film, dell’importanza di rubare e della sua passione infinita per Titanic.

Amo fare i film sulle persone che lottano per essere quello che sono. I miei personaggi possono anche perdere ma è sempre per colpa della vita e mai loro. Perché in ogni caso continuano a lottare per essere autentici.

-------------------------------------------------------------
TRIESTE SCIENCE+FICTION FESTIVAL


-------------------------------------------------------------
Xavier Dolan, classe 1989, viene accolto nella Sala Sinopoli dell’Auditorium con applausi e grida entusiastiche dopo una lunga camminata sul red carpet, rallentata dai fan armati di dvd e foto da autografare.

Parlando dei suoi personaggi guerrieri, il giovane regista canadese si pronuncia contro “quella che noi chiamiamo la pornografia del povero, ossia quella miriade di film che vengono prodotti oggi dove i protagonisti non hanno speranza, fortuna né voglia di lottare. Nei miei film c’è sempre il contrasto, la sfida: può essere quella fra due amici che amano la stessa persona, fra un ragazzo e un agricoltore burbero, fra un ragazzo e le regole della società a cui è costretto ad adeguarsi…fra una madre e un figlio.
Il rapporto madre-figlio è un tema molto caro a Dolan fin dal suo primo film J’ai tué ma mère, girato all’età di 20 anni e primo frutto del suo estremo bisogno di creare: ”È stata la mia prima opera in assoluto, prima non avevo girato neanche dei corti. Sentivo un forte bisogno di recitare e di dirigere anche, allora mi sono scritturato da solo. Ho investito tutti i miei soldi in quel progetto e all’inizio, al di fuori degli attori, non ci credeva nessuno ma io sono andato avanti perché la sentivo davvero come una necessità. Anzi probabilmente la parola giusta per descrivere la causa di quel bisogno non è necessità, è problema. Per me il problema era uccidere mia madre nel senso di iniziare la mia vita come uomo ma soprattutto come artista
E da quell’inizio Dolan non si è davvero più fermato, ha continuato a scrivere e a dirigere,  molto spesso anche a montare curare costumi e colonne sonore, di altri cinque film: dal secondo Les Amours imaginaires fino a È solo la fine del mondo, passando per Laurence Anyways, Tom à la ferme e Mommy, con cui vince il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2014.

L’enfant prodige racconta di amare il cinema da sempre (ha iniziato la carriera di attore fin da bambino con vari spot pubblicitari) e di aver avuto moltissimi film ispiratori, da Lezioni di piano di Jane Campion a Mamma ho perso l’aereo di Chris Columbus (omaggiato più volte in Mommy). Primo fra tutti però un film preferito, il film che gli ha fatto capire che “nella vita si può  volare in alto”: Titanic
“È un film che venero da quando l’ho visto a 8 anni. È un prodotto stupendo in tutto, un capolavoro dell’intrattenimento moderno. Ne parlo spesso perché è davvero un film che adoro, ad una cena con Ron Howard mi sono trovato a dire che è il film che mi ha fatto capire che volevo fare il regista! È un film che mi ha ispirato moltissimo anche se l’ho molto capito tempo dopo  averlo visto. Lì per lì sono solo riuscito a dire a mia mamma che volevo scrivere una letterina a Leonardo DiCaprio.
Molti i film importanti, fra cui anche Birth – Io sono Sean di Jonathan Glazer di cui il regista ha scelto una clip da mostrare al pubblico romano, la scena in cui Nicole Kidman è seduta a teatro:”Negli occhi della Kidman in quel momento succede di tutto, l’attrice pur restando immobile compie un arco interiore psicologico che è incredibilmente visibile. È una grande prova da attrice, quando si riesce a recitare così è meraviglioso. Mi manca recitare, anche perché quando recito e dirigo insieme non è la stessa cosa, anche se imparo molto dagli attori guardandoli cambiare sotto le mie direttive. Spero di recitare di più l’anno prossimo.

amo

E insieme alle conoscenze cinematografiche Xavier Dolan ammette di avere delle lacune nel campo: “Spesso osservo la delusione negli occhi di chi mi chiede se ho visto quello o quell’altro film. Ho molte mancanze però quando un film mi colpisce davvero mi entra dentro e diventa parte integrante del mio modo di creare. Ad esempio sia in J’ai tué ma mère che in Les Amours imaginaires ci sono riferimenti evidenti a In the Mood for Love di Wong Kar-way, ho davvero rubato da quel film. Non troppo tempo fa leggevo un libro molto importante per me, Steal like an artist di Austin Kleon. Il libro dà molti suggerimenti su come diventare un artista ad esempio parlando dell’importanza del furto artistico che all’inizio è naturale e spontaneo, perché ancora non sai ancora chi sei mentre crei. Sei fasullo e poi diventi reale, capisci chi sei. Ho copiato lo slow motion di Wong Kar-way nel mio primo e secondo film e poi con Tom à la ferme ho davvero iniziato a capire chi ero. Nel libro di Kleon c’è una splendida citazione di Francis Ford Coppola che dice: noi vogliamo che voi rubiate da noi, poi un giorno noi ruberemo da voi. Davvero è uno splendido libro, compratelo, lo trovate su Amazon.”

E in merito alle opere che colpiscono, il regista chiude l’incontro parlando dell’ultimo film che l’ha davvero entusiasmato, un film italiano: “L’ho visto proprio due settimane ed è Call me by your name di Luca Guadagnino. Questo film ha avuto un potere incredibile su di me, è riuscito a cambiarmi delle percezioni e questo perché mostra e insegna la bellezza del dolore, di quando perdi una persona amata o non sei ricambiato per esempio.   Quel dolore lì è il dolore che ti permette di creare, che ti apre le porte.

---------------------------------------------------------------
UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

---------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative