#RomaFF12 – Scotty and the Secret History of Hollywood, di Matt Tyrnauer

Siamo nel 1946 ad Hollywood. La macchina dei sogni vive il suo periodo di grande splendore, divi e dive del grande schermo ammaliano e incantano il pubblico. Il marine Scotty Bowers, originario di Ottawa, Illinois, si è appena trasferito ad Hollywood dopo aver combattuto nel Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale. Il bel giovane trova lavoro in una pompa di benzina, la Richfield Oil Gas al 5777 di Hollywood Boulevard. Molte star passano di lì, fra cui Walter Pidgeon che nota la sua bellezza e lo invita a fare qualche tuffo nella sua piscina. Inizia così la carriera di Scotty, gigolò delle star, paladino della giustizia che donava ad attori e attrici la possibilità di essere se stessi, di avere una vita reale al di fuori di quella dettata dalle regole del grande schermo. La voce si sparge in fretta e Scotty da gigolò si trasforma in protettore e procacciatore, e inizia a gestire un gruppo di ragazzi alla pompa di benzina. Sono tempi duri ad Hollywood, essere tacciati di omosessualità significava smettere di lavorare per sempre. I divi erano tenuti a restituire un’immagine di candore e di calore familiare, l’immagine di un’America pulita e vincente. Nel 2012  Scotty scrive il suo libro-verità, Full Service, in cui racconta della sua vita e dei suoi più clienti affezionati, Spencer Tracy e George CukorCharles Laughton e William Holden, ma anche donne, Katharine HepburnVivian Leigh e Lana Turner, per dirne due.

Scotty and the Secret History of Hollywood di Matt Tyrnauer si addentra nell’incredibile mondo di quest’uomo che sembra essere nato con una vocazione: quella di far felici gli altri. Ma sotto c’è molto di più e Tyrnauer riesce a restituire egregiamente la duplicità di una figura che turba e affascina allo stesso tempo, un pre-gay come lo definisce Stephen Frears. Un gentiluomo che nel sorridere alla macchina da presa porta con sé un incredibile malinconia e tristezza. Bowers ne ha passate parecchie, la Battaglia di Iwo Jima per dirne una e il ricordo della guerra che lo ossessiona e lo porta ad accumulare oggetti ossessivamente. Immagini di repertorio e musica di altri tempi si alternano a momenti di vita quotidiana mentre Scotty sistema la casa insieme a sua moglie, ricorda la sua giovinezza e autografa le copie del libro.

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Il gigolò delle star non le ha mai tradite anche se molti giornali scandalistici cercarono di comprare ad ottimo prezzo le sue testimonianze. Lo ha fatto moltissimi anni dopo raccontando la sua vita, quella di una persona che gravitava nell’altro lato di Hollywood, quello vero, dove i divi erano persone e si comportavano liberamente, soddisfando ogni loro desiderio più recondito. Tutti ricordiamo la temibile sig.ra Denvers, la governante di Rebecca La Prima Moglie interpretata da Judith Anderson, così ossessionata da quella moglie scomparsa. La Anderson che chiedeva sempre a Scotty Bowers di trovarle delle compagne per la notte. Questo ci affascina del racconto, tutto il dietro che Bowers ha portato alla luce e che all’epoca fuoriusciva in ogni caso e a tutti i costi.

Scotty Bowers a nove anni viene molestato da un vicino nella campagna dell’Illinois (anche se lui non la considera una molestia) e a undici ha già molti clienti preti. Scotty Bowers, l’uomo che più che avere la vocazione di far felice gli altri è nato col potere di smascherare l’America con disarmante naturalezza. Di sfilarle di dosso, proprio come un boxer, la sua eterna facciata bigotta.

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