#RomaFF12 – Strollica – La Streghetta Eolica, di Peter Marcias

Il termine strollica nella variante linguistica sardo-campidanese ha il significato di “lunatico, incostante, volubile” e può riferirsi anche a “persone particolarmente logorroiche, che parlano tanto”. Entrambe queste accezioni sembrano attagliarsi bene alla piccola protagonista del nuovo cortometraggio di animazione del regista oristanese (ma cagliaritano di adozione) Peter Marcias, 40 anni il prossimo 5 dicembre. Eva, una vivace bambina di dieci anni, ama passeggiare in compagnia di una capretta, percepire la natura ed i suoi umori e lasciarsi accarezzare dalla brezza, distesa sulla nuda terra. Ma una notte fatica a prendere sonno poiché un rumore “nuovo” la turba: scopre così che nel suo piccolo paradiso si sta per impiantare una stazione di torri eoliche. Preoccupata perché gli uccelli non cantano ed il paesaggio è deturpato, si reca di buon mattino presso il luogo del misfatto con l’idea di abbattere la torre. Quest’ultima si lamenta ed invita la piccola a visitare il suo interno, spiegandole i vantaggi delle energie rinnovabili. La bambina comprende, ma insiste sui danni al suo ambiente. Si arriverà ad un accordo e le torri si sposteranno in un altro sito.

Il corto animato, già proiettato il 25 maggio 2017 nell’ambito del Cannes Short Film Corner, è in anteprima internazionale alla Festa del Cinema, nella sezione “Alice nella Città – Panorama Italia”.

FUlr3uPRGrazie all’iniziativa Heroes 20.20.20., il progetto sperimentale europeo dedicato a lavori sull’eco-sostenibilità e le energie alternative, e al contributo erogato di € 20.000, è stato prodotto Strollica.

Reduce da Il mio Cane si chiama Vento (2015), che ha girato più di cento festival internazionali partendo da Giffoni, il regista sardo torna al suo vecchio amore, l’animazione, con questo cortometraggio dal chiaro intento pedagogico. Il progetto si avvale della sceneggiatura di Gianni Loy, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Cagliari e storico collaboratore di Marcias (ha curato lo screenplay di Sono Alice, 2005; Dimmi che Destino Avrò, 2012; La Nostra Quarantena, 2015), e dei disegni del talentuoso ed eclettico Riccardo Atzeni, che aveva già realizzato l’animazione de Il mio Cane si chiama Vento, mentre la colonna sonora è opera di Chiara Effe (al secolo Chiara Figus), affermata cantautrice cagliaritana.

Continua così l’interesse per questo linguaggio da parte del regista, impegnato nella lavorazione de Lo Stato delle Anime, lungometraggio di animazione tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Todde (2001), con musiche di Éric Neveux. Contemporaneamente, Marcias sta ultimando le riprese di Uno Sguardo alla Terra, documentario sulla figura di Fiorenzo Serra e che vuole essere una lente d’ingrandimento sul problema della censura e dei linguaggi contemporanei di questo particolare ambito cinematografico.

1507296814318Quello che in dieci minuti scorre davanti ai nostri occhi è un delicato e surreale dialogo tra una bambina – che, non a caso, si chiama Eva – e una  torre eolica “umanizzata” che assume progressivamente le sembianze della stessa protagonista, quasi a sottolineare che l’ascolto e il dialogo avvicinano le persone e possono metterne in sintonia, quanto meno, l’atteggiamento e l’apertura mentale, pur nella diversità delle tesi sostenute. Eva è la sola che riesce a percepire l’evoluzione del paesaggio intorno a sé ed a “misurarne” le trasformazioni attraverso la propria sensibilità: una sorta di “strega verde” impegnata nella salvaguardia del proprio “eden” contro corruzione e degrado e che, proprio per questo, appare tanto “stravagante” agli occhi dell’inerte comunità che la circonda, fatta di pochi individui dediti a modeste attività di sussistenza e di tre donne anziane, di nero vestite, che sonnecchiano sull’uscio di casa e che appaiono ai nostri occhi come le depositarie di una tradizione secolare che deve fare i conti con la modernità. La controparte di Eva, la torre eolica, si configura come la pioniera di nuove possibilità di organizzazione e di gestione delle risorse vitali e nel loro dialogo – che Marcias sceglie efficacemente di rappresentare attraverso le immagini, la mimica e il commento sonoro piuttosto che attraverso le parole – risiede il nucleo significante del corto e del progetto che lo ha finanziato: sono i bambini che devono avere a cuore le questioni ecologiche ed energetiche perché le trasformazioni in atto riguarderanno principalmente la loro esistenza futura; e sono i bambini, con la loro “percezione moltiplicata” e la loro franchezza priva di filtri, che devono educare gli adulti al confronto su tematiche tanto attuali ed importanti. E si rivelano particolarmente funzionali ed efficaci i disegni di Atzeni, volutamente “infantili” e basici – resi con tonalità pastello che privilegiano rosa, blu e arancio – e che sembrano usciti direttamente dalla matita di un bambino premiato a scuola per il miglior disegno sul tema del paesaggio.