#RomaFF12 – The Breadwinner, di Nora Twomey

Il film d’animazione di Nora Twomey tratto dal bestseller di Deborah Ellis è prodotto da Angelina Jolie. L’attrice a conferma del suo impegno in prima fila nella solidarietà, in passato ha rivestito la carica di inviato speciale dell’Onu per i rifugiati, sceglie di finanziare un film ambientato in Afghanistan, anno 2001, poco prima dell’inizio di una guerra tuttora in corso, scatenata dagli Usa per ritorsione ad un attentato.

La guerra sfiora soltanto la trama, il paese raccontato è già scivolato nell’oscurantismo del regime talebano tornato al potere nel 1996, la posizione delle donne ha subito una drastica riduzione di libertà e la sfera dei diritti civili praticamente azzerata. La regista prova ad aprire una falla nel dolore, la speranza sgualcita dalle offese, dalle ingiustizie, dalla violenza gratuita rinasce dai racconti di Paryana, una ragazzina undicenne, che insieme alla famiglia di tante sofferenze è stata vittima. L’occasione dell’arresto del padre la costringe ad assumere le false sembianze di un ragazzo in una Kabul in un perenne stato d’allerta.

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La forza di sfuggire ad una realtà sprofondata nell’incubo arriva dalle storie, dalla loro capacità di alleviare qualunque pena, non fosse altro che un mondo parallelo impermeabile al dolore dove non trova spazio nessun tipo di violenza ma si fa largo il coraggio e le forze risultano moltiplicate. L’abbandono trascendente dall’orrore corporeo all’universo psichico lenisce i traumi, elementi potenziali di pazzia, vince lentamente il terrore dei mostri impedendo alla paura di prendere il sopravvento.

twomey_breadwinner_a-1280x600__1509051325_91.253.200.33Nelle angherie e col sopruso i ricordi assumono un unico indistinto colore, coprono di un manto malvagio i destini colpiti dalla sventura relegandoli nel buio. Il coraggio di lottare contro un nemico tanto più forte nelle riserve preziose di affetto familiare, nella solidarietà frutto dell’amicizia, dalla comune percezione di avversità. Sono soltanto garanzia di un inizio, si addensano nel futuro pericoli difficili da dissipare, resta certamente la consapevolezza che la rassegnazione non può essere considerata un rimedio.

Il film con il magico campionario previsto del cartone animato fantastico scuote alle fondamenta l’umana indignazione, toglie la maschera all’ottusità dell’arroganza e rinunciando all’ambiguità, tipica di parecchie strutture narrative postmoderne, confina l’ignoranza nell’unico posto che le compete, attribuendole responsabilità nette ed inconfutabili, suonando l’ennesimo campanello d’allarme su realtà e comportamenti, prepotenze che soltanto un’ingenua illusione può pensare siano tanto lontani da noi.

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