#RomaFF13 – Back Home, di Magdalena Łazarkiewicz

Back Home (Powrót) di Magdalena Łazarkiewicz, è la storia di Ulka, una ragazza polacca rapita e costretta a prostituirsi, che riesce a fuggire e a tornare a casa. Ma la sua famiglia ha la mentalità chiusa da fedeli praticanti e non accoglie la giovane come lei vorrebbe. La madre la vuole tenere chiusa a chiave, il padre la ignora ostinatamente, il fratello maggiore la insulta, il suo violento fidanzato la rivuole indietro. Solo il fratellino sembra provare ancora un po’ di affetto per lei.


Con l’uso del teleobiettivo, che tiene fuori fuoco lo sfondo, la regista ci guida nell’intimità della giovane, nel suo distacco, nella sua esclusione da una società incapace di capire il suo dolore e di perdonare le sue colpe. La sua vita di prostituta è vergognosa e imperdonabile agli occhi degli altri. L’unica soluzione che la società sa offrire è quella di costringerla a compiere un percorso di purificazione basato sulla fede.

Come in altri due film che concorrono alla Festa del Cinema (The Miseducation of Cameron Poe  di Desiree Akhavan e Boy Erased di Joel Edgerton), viene narrata la sofferenza degli esclusi che la società vorrebbe curare in quanto inaccettabili. Anche in questo film abbiamo il sesso (qui eterosessuale) come elemento che genera un senso di vergogna. Anche qui la famiglia e la comunità religiosa creano una gabbia intorno al personaggio protagonista.

La fotografia fredda e desaturata ricorda quella di Le donne e il desiderio di Tomasz Wasilewski e dà al film un clima rigido. La mano poggiata dal fratellino dall’altra parte del vetro è l’unico punto di contatto per la ragazza. Ma la madre subito si affretta ad allontanare il bambino dalla sorella. Ogni tentativo di recuperare la normalità perduta è soffocato sul nascere. Ulka è trattata come se fosse l’unica a doversi vergognare di qualcosa, ma, come ci ricorda il prete, chi è senza peccato scagli la prima pietra.