#RomaFF13 – Diario di tonnara, di Giovanni Zoppeddu

Cosa documenta esattamente questo Diario di tonnara? Gesti rituali, ricordi secolari, energie emotive, insomma tracce di passato avvertite nel presente. Sì perché molte tonnare della provincia di Trapani non hanno resistito alla grande crisi economica di inizio millennio, quindi oggi bisogna affidarsi agli anziani e ai loro “racconti” per tener viva quella memoria. Il giovane regista Giovanni Zoppeddu sa benissimo che il suo documentario deve solo restituire un’eco di questa lunghissima tradizione e allora si affida idealmente all’omonimo libro di Ninni Ravazza in una prima interessante ibridazione: un documentario liberamente ispirato ad un libro. La voce fuori campo dello stesso Ravazza (giornalista e scrittore che ha vissuto in passato ben venti stagioni di pesca nella tonnara di Bonagia, vicino Trapani) riporta in vita figure mitiche come Don Nino Castiglione (da pescatore a imprenditore illuminato nelle tonnare di Favignana e Bonagia) e il rais Momo Solina (il primo che si spinse sino a 5 miglia dalla costa con una tonnara), mentre Zoppeddu apre il suo film alle immagini d’archivio dell’Istituto Luce e alle tonnare riprese da De seta, Quilici, Alliata. Quindi dal cinema etnografico novecentesco che si rifà vivo per testimoniare un passato anche cinematografico.

Questo film, insomma, non vuole rievocare solo i modi e i tempi della pesca del tonno – resi puro cinema dalla splendida sequenza di Rossellini in Stromboli -, ma soprattutto i sentimenti e le passioni che animavano quei gesti in una comunità. Come connettere al presente tutto questo? Riprendendo la tonnara di Carloforte, in Sardegna, una delle poche sacche di resistenza delle anctiche tradizioni, capace di creare una dialettica tra i riti di oggi e quelli di ieri, tra immagini in pellicola segnate dal tempo e immagini digitali declinate al presente, quindi tra la società contemporanea e quella colta da Vittorio De Seta in Pasqua in Sicilia (1955). Il rito antico dei tonnaroli siciliani crea un filo diretto con il rito del cinema etnografico del secondo Novecento, facendo di questo film anche un sincero omaggio diaristico al documentario italiano del secolo scorso.

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Pertanto: Diario di tonnara è un interessantissimo ibrido filmato, che dimostra come il cuore della testimonianza sul recente passato non possa fare a meno di una riarticolazione delle immagini d’archvio. Un film forse un po’ troppo programmatico negli obiettivi (data anche la sua matrice letteraria), ma comunque capace di manifestare una sincera partecipazione alla materia trattata immergendosi in un mondo e cercando di far rivivere quelle energie sentimentali. Il canto rituale dei tonnaroli di Favignana (Ajamola Ajamola) montato con gli odierni tonnaroli di Carloforte segna un potente passaggio di testimone che unisce in un raccordo ideale spazi e tempi diversi. Perché qui non si si sta solo documentando il “rito e il sogno” ma anche la “cilviltà della tonnara” che vive ancora di gesti e di pratiche.