#RomaFF13 – Il vizio della speranza. Incontro con Edoardo De Angelis e il cast

«Ho immaginato un film in cui vince chi resiste all’inverno, chi ha la pazienza di aspettare che qualcosa cambi. Quando poi quel cambiamento arriva, ci si rende conto che l’imperativo etico è uno ed uno soltanto: agire».

Inizia con queste parole di Edoardo De Angelis la presentazione di Il vizio della speranza, quarto lavoro del regista partenopeo sbarcato stamattina a Roma ’13.
Un film che riparte dalla Campania borderline di Indivisibili per raccontare una storia che ha del parabolico, della speranza intesa in senso biblico. A ribadirlo è lo stesso Umberto Contarello, autore della sceneggiatura insieme a De Angelis: «è un film lirico, un lavoro molto difficile che nasce da una idea di cristianità esplicita. E come per tutte le parabole, è un lavoro dal cuore antichissimo, arcaico, perché per essere universale devi attingere all’arcaico». Una cattolicità che vede nella vita una possibilità di riscatto dalla gabbia del reale:  «con questo lavoro – continua Contarello – volevo raccontare qualcosa di contrario alla vulgata ideologica che attraversa i sistemi mediatici alla moda, riportando al centro il fatto che fare un bambino non dipende dalle condizioni che tu reputi adeguate. Oggi c’è una volgarissima banalizzazione ed una perdita di questo concetto di fondo, secondo il quale un figlio nasce quando ha la culla pronta. Questo film invece dice che è il figlio che costruisce la culla».

Sulla stessa scia anche il commento di Pina Turco che per raccontare l’evoluzione del suo personaggio non si risparmia in frecciatine al marito: «Per entrare nei panni della protagonista di questa storia ho capito che la speranza è il seme di ogni rivoluzione, è fiducia e quindi fede! Nulla ci sembrava più semplice della nascita di un bambino, così primordiale e miracolosa. La responsabilità di un ruolo così è partito dalla sfiducia di mio marito (Edoardo De Angelis). Lui credeva che non fossi pronta per questo ruolo, io invece ho mangiato la polvere e debbo dire che mi è anche piaciuto mangiarla».

Un cast che per metà sembra rubato al set di Gomorra la serie. Oltre alla Turco compaiono infatti anche Massimiliano Rossi alias Zecchinetta e Cristina Donadio, la Scianel della serie.
Diventata il simbolo di una criminalità matrona, in Il vizio della speranza Donadio interpreta invece una donna priva di mordente, depressa e senza prospettive: «la Clitennestra di Gomorra ha lasciato spazio ad un personaggio tremendo perché inconsapevole dell’orrore che mette nella vita di sua figlia, si fa scivolare tutto addosso. Per me è stato un lavoro di sottrazione: se fosse un elettrocardiogramma sarebbe piatto».