#RomaFF13 – My Dear Prime Minister, di Rakeysh Omprakash Mehra

Kannu è un bambino che vive in una baraccopoli di Mumbai in cui mancano i servizi igienici. Le persone sono costrette ad uscire di casa ed evacuare sulle tubature, nel fiume o fra le piante. In una simile circostanza sua madre viene violentata. Da quel momento il pensiero principale di Kannu sarà quello di far costruire un gabinetto per tenere la madre al sicuro. È questo l’inizio del film My Dear Prime Minister presentato alla 13a edizione della Festa del Cinema di Roma.

Il regista Rakeysh Omprakash Mehra affronta due temi molto attuali in India. Il primo è quello dello stupro. L’india ha un tasso di stupro molto alto e le vittime possono essere anche bambine inferiori ai dieci anni di età. Dopo il misfatto, la madre di Kannu si chiude in un silenzio impermeabile, evitando di uscire di casa e limitando i suoi rapporti umani. La depressione in cui sprofonda la madre non piace a Kannu, che decide di darsi da fare agendo alla radice del problema. E la maggior parte degli stupri in India avviene mentre la donna si sta recando al gabinetto.

Il secondo tema è infatti l’igiene. Kannu ha modo di visitare l’appartamento di una ricca signora e di esplorare una toilette di lusso dotata di wc, carta igienica, lavandino e altri oggetti che non aveva mai visto prima. Nella baraccopoli in cui vive ci sono televisori, smartphone e connessione a internet. È assurdo che non ci siano dei bagni. La sua reazione allo stupro subìto dalla madre sarà quella di cercare una soluzione. Prima costruisce da solo un gabinetto rudimentale che in una sera di maltempo viene spazzato via dal vento e dalla pioggia. In seguito si rivolgerà alle istituzioni ma vedrà rifiutata la sua richiesta poiché ufficialmente la sua baraccopoli nemmeno esiste. Ma Kannu non si lascia sconfortare e decide di rivolgersi direttamente al primo ministro.

Tra momenti da musical bollywoodiano e colori sgargianti Omprakash Mehra (già co-regista di Bollywood – The Greatest Love Story Ever Told) rappresenta la realtà delle baraccopoli indiane con la leggerezza di chi, con uno sguardo infantile, non si lascia abbattere dagli aspetti negativi della vita. L’ingenuità di Kannu riesce ad oltrepassare tutti quei problemi che un adulto non saprebbe affrontare con altrettanta disinvoltura con semplicità si fa portavoce di un modo di intendere la vita che forse tendiamo a smarrire troppo presto.