#RomaFF13 – The house with a clock in its walls. Incontro con Cate Blanchett

“La magia che vorrei compiere è che in America tutti coloro che hanno compiuto i diciotto anni andassero a votare alle elezioni di mid-term, la politica è una responsabilità di massa e se potessi farei in modo che tutti esprimessero il loro voto”. Conclude in questo modo la conferenza stampa di Cate Blanchett, arrivata a Roma per la Festa del Cinema come testimonial del film di Eli Roth che la vede ancora una volta vestire i panni della protagonista, Mrs Zimmermann, in cui appunto è una potente maga. Nel suo auspicio di partecipazione democratica la Blanchett ha anche l’eleganza di astenersi da una netta presa di posizione, anche se appare evidente chi vorrebbe volentieri disarcionare dalla poltrona, quando aggiunge che le conseguenze delle elezioni oltreoceano si sentono in ogni parte del mondo. Poche parole dette alla fine di un dibattito nel quale l’ispirazione per la creazione dei personaggi e la magia sono stati i temi dominanti.

“Può sembrare strano ma non leggo romanzi, non guardo mostre o film, né ascolto musica come applicazione, consumo le cose per amore ed interesse. Tutto quello che vedo è dentro di me, dorme e non so mai quando si farà sentire. Prima di questo film posso dire di aver guardato tante vecchie foto, visto il riferimento ai sopravvissuti nei campi di concentramento, per trarne l’energia che ne emana. Ero ossessionata dall’horror, anzi lo sono ancora, nei fine settimana avrei potuto guardare anche 4 o 5 film, per questo ho ritenuto fosse interessante lavorare con Eli Roth, per quello che rappresenta in questo campo”. Nella creazione dei personaggi Cate Blanchett aggiunge di non pensare affatto a sé stessa, ma agli altri, di cercare le loro esperienze e non la sua, che invece la annoia.

La sua esperienza racconta di 4 figli, che ama osservare nelle loro reazioni e con i quali cerca di mantenere un rapporto molto naturale ed umano, una famiglia, come una famiglia è quella del film, che si forma da tre orfani che si incontrano sviluppandone una di tipologia diversa ma provvista dei stessi privilegi. Qualcosa di magico, un aggettivo che scatta in maniera automatica quando si devono interpretare delle favole. “Non so se le favole mi interessano in modo particolare rispetto ad altre storie, senza dubbio mi interessano i costumi. Le costumiste per me hanno fatto un grande lavoro se considerate che nella lavorazione dei film c’è poco tempo di fare le prove. Nel film si parla di magia, mi è piaciuta la sceneggiatura, e l’adesione di questa forma magica al mondo reale. La magia è cambiamento, è trasformazione, sin dal tempo degli sciamani, è un messaggio molto bello da lanciare ai ragazzi, uno non deve fermarsi alle etichette che ti attaccano addosso, ma andare avanti, è un messaggio molto potente”.

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