#RomaFF13 – Treno di parole, di Silvio Soldini

Colto e raffinato, Soldini trova sicuramente la chiave giusta e soprattutto le persone necessarie, per cogliere l’essenza di Lello Baldini, un gigante della cultura nostrana

Raffaello Baldini, poeta tra i maggiori del secondo ‘900, scriveva nel dialetto di Santarcangelo di Romagna. Canta dello spaesamento, delle nevrosi dell’uomo contemporaneo con sofferta ironia e a tratti con irresistibile comicità. Attraverso le testimonianze, le poesie da lui lette, frammenti dei monologhi, paesaggi romagnoli, questo film rende omaggio a un poeta ancora ingiustamente sconosciuto. Non c’è da meravigliarsi affatto, Silvio Soldini gira un bellissimo documentario (di 58 minuti) su una delle figure più appassionanti ed emozionanti del recente passato. Colto e raffinato, Soldini trova sicuramente la chiave giusta e soprattutto le persone necessarie (Ivano Marescotti, Gigio Alberti, Silvio Castiglioni, Lucia Vasini, Gianni Fucci) per cogliere l’essenza di Lello Baldini, un gigante della cultura nostrana, un piccolo grande uomo della provincia, non della pallida e astratta città, ma quella in cui ti ci perdi, come in un bicchiere di acqua e anice, direbbe Paolo Conte: treno di parole, è un treno che va, scomparirà sulle sue ruote rotonde, dietro alle nuvole bionde…

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Basta! E pu basta, a m so stòff,l´è tòtt i dè cumpàgn, u n s nu n pò piò. A m vì fè crèss i bafi! Mo acsè…Mo acsè, dal vòlti, quant a tòurn a chèsa, la saìra, préima d´infilé la cèva, a sòun, drin, drin, u n´arspònd mai niseun. Basta! E poi basta, mi sono stufato, è tutti i giorni uguale, non se ne può più. Mi voglio far crescere i baffi! Ma così…. Ma così, delle volte, quando torno a casa, La sera, prima d´infilare la chiave, suono, drin, drin non risponde mai nessuno. Bisognerebbe farle leggere a Baldini, perché leggerle è tutta un’altra cosa, è poterle ingoiare a velocità supersonica, senza quasi respirare, tutte di un fiato, perché il dialetto è come il marmo per lo scultore, con il dialetto non puoi parlare di Dio, ma con Dio. Pensa soltanto ai due compari in un bar di Santarcangelo che stanno perdendo a tressette e trovano senza penare più di tanto un filo diretto con i Santi e il Re del cielo.

A proposito, è facile rendersi conto dell’immensità di Baldini, solo pensando a come riuscì a districarsi da un articolo su i Re Magi, assegnatogli da “Panorama”, per cui ha lavorato negli anni ’80. “Non erano 3, non erano Magi, non erano Re…”. Memorabile! Urgente, ansioso, veloce, come un treno, Baldini ricama tessiture logiche che si avvolgono su se stesse, partendo da una parte per giungere altrove. Per il suo Circolo della Saggezza, con Rina Macrelli, Tonino Guerra, Gianni Fucci, Nino Pedretti, Flavio Nicolini, il destino è quindi una grande domanda, il caso invece è soltanto una piccola risposta. Il caso è rabbia, incarna te stesso, il destino è dolore, ti porta a crescere e a lasciare quella patetica e spesso insostenibile condizione terrena.

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