#RomaFF14 – Buio, di Emanuela Rossi

La diciassettenne Stella (Denise Tantucci) e le due sorelle più piccole Luce (Gaia Bocci) e Aria (Olimpia Tosatto) vivono rinchiuse in casa, a seguito di un’apocalisse ancora in corso che sta decimando l’umanità. Il padre (Valerio Binasco) esce ogni giorno con la tuta termica e la maschera antigas per procacciare il cibo. Una sera, però, non torna e Stella decide di uscire per garantire la sopravvivenza della famiglia.

C’è una potenzialità sopita in quest’esordio alla regia cinematografica di Emanuela Rossi, presentato in Panorama Italia ad Alice nella città, che riporta il cinema italiano a riscoprire generi come il thriller e a fare un discorso che va poi oltre il genere stesso. Da una parte c’è il mistero intorno alla morte della madre, ai soprusi del padre, e a cosa ci sia realmente al di fuori di una casa che, anche visivamente, assume l’aspetto di un’incubatrice – l’unico luogo sicuro dove è possibile vivere, perché i raggi del sole sono nocivi per chi ha poca resistenza. Dall’altra troviamo il legame di queste tre sorelle che soffocano il dolore nel ricordo della bellissima madre (Elettra Mallaby) e dei picnic trascorsi in riva al lago, con il profilo dei monti sullo sfondo; e che cercano di resistere a un padre violento e morboso che concede loro rari e illusori momenti di svago (la Festa dell’aria).

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La storia, resa ancora più cupa dalla fotografia di Marco Graziaplena e dalle scenografie di Massimo Santomarco, ha un inizio lento; è come se l’autrice volesse prendersi il tempo necessario per abituare lo spettatore a sentire su di sé il peso di quella condizione: una quotidianità ripetitiva e monotona, l’illuminazione artificiale che fa desiderare di vedere la luce del sole e le reazioni di un padre che diventano di volta in volta più accese e inspiegabili; si finisce quasi per rassegnarsi al suo stile di vita punitivo e a credere ai suoi resoconti dal di fuori. Poi l’intervento fortuito della natura, che nel film non è né benigna né maligna, ma semplicemente connessa alla vita di cui ne rappresenta la causa primaria: la soffitta, una fuga sul tetto, il cielo stellato. La narrazione non è sempre lineare, ci sono momenti di sospensione e immagini ricorrenti che vanno a definire il percorso di crescita e consapevolezza di Stella – scandito dalle illustrazioni di Nicoletta Ceccoli in cui bambine dal volto innocente, a metà tra un personaggio di Burton e uno di Carroll, sono ritratte insieme a creature fantastiche. Alla fine la ragazza, come le eroine delle favole moderne, sfiderà i pericoli del mondo e guiderà la ribellione conducendo le sorelle alla salvezza. Perché Buio, seguendo un ciclo che ha nella morte un nuovo inizio, racconta nella sua disarmante attualità fino a che punto possa essere contraddittoria la natura umana, quanto i sensi di colpa e l’istinto a sopravvivere portino a scelte estreme, tragiche eppure necessarie.

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