#RomaFF14 – Il peccato, di Andrei Konchalovsky

Quando la vecchia tv si mangia il film di quello che è stato un grande cineasta. Il Rinascimento e la figura di Michelangelo Buonarroti sono ridotti a un viaggio annoiato sulla Storia. Come era già avvenuto per la miniserie dell’Odissea realizzata nel 1997. Ma dove anche i segni non tanto di una stanchezza ma proprio di un’involuzione evidente nel precedente Paradise, emergono in una rappresentazione incolore. Tra un biopic vecchio stile che sembra replicare quello sul proiezionista di Stalin Ivan Sanchin in Il proiezionista. E attraverso il quale passa una riflessione tra potere politico e credenza religiosa.

La ricerca e la ‘grazia divina’ di Michelangelo sono soltanto brandelli di un istinto qui sempre tenuto a freno. Che si sprigiona parzialmente soltanto nei litigi sui soldi con i familiari e nelle dispute con i Medici. Sullo sfondo le ombre di Raffaello e Sansovino. E una rabbia sul corpo del protagonista spesso tenuta implosa. Perché a Konchalovsky stavolta interessa la rappresentazione dell’artista che deve bilanciarsi tra i della Rovere e i Medici. Tra crisi di coscienza che assumono una forma onirica sorprendentemente sulla superficie, come il sogno premonitore con la morte di Papa Giulio II. Ed è soprattutto un film tra la creazione e il denaro. Sempre in simbiosi, quasi lo scatto a quelle sue visioni che non sono distinguibili dalla realtà.

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Ma si tratta soprattutto di esercizi di stile. Impensabili per un cineasta come Konchalovsky appena cinque anni fa ai tempi di The Postman’s White Night. Michelangelo potrebbe essere, per il regista russo, la reincarnazione cinematografica del postino Lëcha di quel film. E il villaggio russo sul lago qui uniformati a Roma e Firenze, spazi assimilati e omologati da uno sguardo che stavolta (si) nega la profondità per andare solo in superficie. Ci sono le tracce di alcuni dei suoi lavori. Dalla volta della Cappella Sistina alla tomba di Giulio II. Ma mancano il tormento, il gesto. Solo per un attimo, davanti agli occhi del Papa, la statua potrebbe muoversi. Eppure il marmo è la materia di Il peccato. Filmata con l’insistenza ma senza l’ossessione con cui Naderi mostrava la roccia in Monte.

Solo un frame herzoghiano con Michelangelo che si aggrappa vicino alla cascata. O l’attacco di sera da parte dei cani randagi, Che richiama per un attimo Maria’s Lovers. Quando ancora il suo cinema sembrava anche un bellissimo sogno. Il peccato è invece ormai  l’insonnia di un cinema non sa più aggrapparsi al proprio passato né al futuro. Per questo anche la possibile soluzione di una serie tv sarebbe rimasta pura utopia.

 

 

 

 

 

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