#RomaFF14 – Incontro con John Travolta per The Fanatic

Ospite alla 14esima edizione della Festa del Cinema di Roma, John Travolta è uno dei grandi protagonisti che hanno segnato la storia del cinema. Alla stampa e al pubblico ha parlato del suo film The Fanatic e della sua carriera. “Ho deciso di essere interprete e non creatore: ero più bravo a prendere un’idea ed elaborarla, e questo mi ha dato fiducia come interprete nei miei ruoli.”

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John Travolta è stato attore di personaggi memorabili: il talentuoso Tony Manero in La febbre del sabato sera, prima performance importante e prima nomination all’Oscar e a un Golden globe; l’indimenticabile playboy ribelle Danny Zuko, in Grease, altra nomination ai Golden globe; il filosofico Vincent Vega in Pulp Fiction; e Chili Palmet in Get Shorty, che gli ha garantito la vittoria del golden globe. Ha ricevuto il premio speciale della Festa del Cinema di Roma ieri sera.

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I ruoli che ha interpretato sono iconici, e quelli principali hanno fatto la storia. L’attore li ha sempre scelti con parsimonia, cercando di impersonare specificatamente personaggi speciali, fuori dalla righe e anticonvenzionali, e soprattutto che potessero risultare indimenticabili. A prova di ciò, nel corso della sua carriera ha rifiutato offerte altrettanto importanti in film come Il miglio verde o Ufficiale e gentiluomo.

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“Ruoli che non ho accettato per diverse ragioni, ma ho interpretato altre parti che forse sono anche migliori.”

E a queste interpretazioni leggendarie potrebbe aggiungersi anche Moose, il protagonista di The Fanatic, film che verrà presentato alla festa di Roma questa domenica 27 ottobre. La regia è di Fred Durst, che racconta di come l’amore incondizionato di un fan sfegatato per un attore di film di azione possa sfociare in violenza e persecuzione.

John Travolta, allo stesso modo che dei suoi ruoli preferiti in Pulp fiction, Grease e La febbre del sabato sera, si sente molto orgoglioso di questo suo nuovo ruolo. “Amo questo personaggio perché riflette alcune delle mie più nascoste passioni come fan. Sono fan anche io, quindi capisco cosa significa essere fanatico.”

L’attore parla così dei suoi miti, quelle figure che per lui sono pilastri fondamentali che lo rendono a sua volta un fan di qualcuno. “James Cagney, mi piaceva perché sapeva recitare e ballare. Poi Sofia Loren. A chi non piace Sofia Loren? Fellini come regista. Ho amato i Beatles durante la mia crescita. Film come Cabaret, Funny girl, Il Padrino sono stati l’excursus della mia infanzia. Liz Tyler. Amo tutto quello che ha fatto Bertolucci. Marlon Brando era un amico e io lo adoravo. Non ho paura ad ammettere di amare queste persone. Non mi vergogno di ammirarli perché questa cosa ti dà vita e puoi utilizzare quello che loro fanno come ispirazione.”

The Fanatic è un piccolissimo film indipendente con grande tema, grande ruolo e grande passione; come si dice, ‘da grandi ruoli derivano grandi responsabilità’. Per un attore professionista del calibro di John Travolta basta anche solo questo per trovare interesse e motivazione nella parte.

“È un film piccolo ma che ha un bellissimo personaggio e quindi prendi quello. Devi accogliere e accettare le varie categorie dell’arte. Non tutti i quadri di Picasso sono buoni o belli allo stesso modo. L’arte ti consente di ottenere qualcosa, e questo film mi ha permesso di ottenere delle altre cose, diverse.”

John Travolta è un attore che ha influenzato una generazione. Ancora oggi, dopo più di 40 anni di carriera, sceglie i suoi personaggi con il cuore piuttosto che seguendo altri schemi.

“Ho scelto di interpretare questo ruolo perché é un personaggio con grande amore, cuore e passione. Ho pensato che sarebbe stato affascinante avere un amore inciso nel cuore. Ho avuto la sensazione che tutti potevano identificarsi con il personaggio perché tutti abbiamo un pezzetto di fanatico dentro di noi.”

Il produttore di The fanatic, Oscar Generale, racconta di come John Travolta sia perfetto per interpretare personaggi con caratteri particolari, e lo stesso attore lo ha ringraziato seduta stante, molto emozionato.

Questo film è nato da John Travolta, che l’ha creato insieme al regista. Il produttore avendo già girato altri film con la star, era molto fiducioso, e questo è fondamentale quando si crea un’opera come questa, girata in soli 20 giorni. “Noi abbiamo creato un team e quando c’è energia e forza tra di noi si possono ottenere grandi risultati. Ogni giorno era un piacere lavorare, e questo succede quando trovi le persone giuste.”

L’attore si mostra orgoglioso del suo lavoro e delle scelte fatte nella sua carriera, e non guarda al passato e né si fa rimorsi. Come ha sottolineato più volte, le scelte che faceva erano legate al cuore, volte a interpretare personaggi unici che mantenessero alto il suo livello d’interesse; il resto non era fondamentale. In particolare, è fiero di aver interpretato ruoli che lasciano il segno nel tempo, anche dopo decenni. ”Sono molto orgoglioso di aver partecipato a film che permettono al pubblico di goderne continuamente. Sia nel ‘58, sia nel ‘78, sia oggi. Penso che far parte di un film del genere come Il Padrino o, nel mio caso, Pulp Fiction, sia una vera fortuna, proprio perché sono film che rimangono nel tempo. Come un mobile, o uno stile di abbigliamento. Grease, Pulp Fiction, La Febbre del sabato sera, sono film che ricoprono  di più l’esempio dei film senza tempo e sono soddisfatto di questi lavori.”


In Pulp Fiction, dove le tante scene come prese da un collage sono diventate iconiche, per l’attore è stato interessante osservarne la realizzazione, in quanto il particolare che preferisce di più nella produzione di una pellicola.

“In Pulp Fiction il viaggio è stato interessante da osservare come attore, perché Quentin Tarantino era un regista nuovo e inconsueto. I suoi consigli erano particolari perché mi sentivo molto libero nella recitazione, e la fiducia è la cosa che mi ha concesso. E quando mi suggeriva qualcosa era qualcosa di semplice ma efficace. Io sentivo che mi diceva cose intelligenti da fare. Se il regista è bravo a fare quello che deve fare e l’attore lo fa non c’è interferenza ma simpatia.”

Quando gli è stato chiesto se è stato difficile avere un tale successo in età giovane, la risposta secca dell’attore è arrivata immediata e con simpatia: ‘No.’

La sua famiglia faceva già parte dell’arte, nel teatro. E così quando quest’occasione è arrivata anche per lui, ha semplicemente deciso di accoglierla nel modo migliore possibile. “Quand’è toccato a me io ho abbracciato il mondo dell’arte. L’ho accolta. Mi sono domandato: ‘Cosa posso fare dopo?’.”

Per John Travolta è una fortuna avere la possibilità di creare in questo mondo dello spettacolo, motivo per cui non bisogna rinunciarci ed è bene continuare a creare.

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