#RomaFF14 – Playmobil – The Movie, di Lino DiSalvo

Sulle orme di The Lego Movie, ma con un approccio meno allegorico e profondo. Un’avventura on the road assurda, parodistica e piena di canzoni, votata ad un intrattenimento semplice e immediato.

Presentato come evento speciale di chiusura di Alice nella Città, durante l’ultima Festa del Cinema di RomaPlaymobil – The Movie vede protagonisti i due fratelli Brenner, Marla e Charlie, rimasti orfani dopo che i genitori sono stati tragicamente coinvolti in un incidente d’auto. Marla, la maggiore, si ritrova così a doversi occupare di suo fratello più piccoli, dimenticando il sogno di viaggiare e di vedere il mondo che nutriva da bambina, soppiantati da una più pragmatica vita da “adulta”. Charlie, d’altro canto, rivuole la sorella con cui una volta amava giocare e, in una delle sue fughe da casa, la trascina involontariamente nell’universo magico e animato di Playmobil. Dopo la sua improvvisa sparizione, Marla parte alla sua ricerca, accompagnata da nuovi e improbabili amici.

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A primo impatto, guardando il film di Lino DiSalvo è naturalmente impossibile non pensare a The Lego Movie, specie perché anche qui si ritrovano concetti come la libertà di poter immaginare ciò che vogliamo, senza porsi limiti (anche se la lotta all’omologazione, viene qui sostituita da quella al crescere) con un rapporto tra fratelli alla base di tutto che potrebbe ricordare anche il sequel. Così come sono altrettanto intuibili velocemente, però, le differenze sostanziali tra i due prodotti, a partire dal presupposto iniziale (lì un mondo costruito dalla fantasia di un umano, qui degli umani che da esterni entrano in un mondo già pronto e finito) fino allo stesso approccio ai “giocattoli”. Se i Lego e le loro peculiari caratteristiche, tra “mastri costruttori” e “pezzi forti”, erano infatti parte integrante della narrazione, avvicinandosi in questo senso più all’esempio di Toy Story, Lino DiSalvo sembra giustamente decidere di non volersi misurare con simili (e scomodi) precedenti, preferendo non concentrarsi sui Playmobil come action figures in sé, ma piuttosto sfruttare la loro bizzarria “fisica” per dar vita a un mondo altrettanto assurdo, magico e senza regole. L’opportunità è quella di vedere interagire vichinghi, uomini preistorici, agenti segreti ed attorno ad essa, ed esclusivamente ad essa, ruota l’avventura dei due protagonisti.

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Una semplicità che si ripercuote, quindi, sull’intero impianto della pellicola: lì dove Phil Lord e Christopher Miller (e John Lasseter) infarcivano il proprio gioiello di allegorie profonde e sottili, Playmobil – The Movie invece appare decisamente meno stratificato, né tantomeno ambisce, probabilmente, ad essere qualcosa di più. Da una parte, quindi, la “Everything is awesome“, che nascondeva sottotesti esistenziali ben più terribili e malinconici, dall’altra la “So much world” che non aggiunge altro a ciò che viene cantato, un inno al desiderio indomito di visitare posti fantastici e vivere grandi avventure. Un messaggio da trasmettere alle giovani generazioni e, nel caso della protagonista, da ricordare. È infatti qui che si può intravedere il più grande spunto di spessore della pellicola, nel rapporto tra i due fratelli che muove il folle “on the road” imbastito da DiSalvo, in cui la Marla Brenner interpretata da Anya Taylor Joy (Split), nel cercare di salvare un fratello che in realtà non sembra averne poi tanto bisogno (trasformatosi in un vichingo dai poteri soprannaturali, proprio grazie alla forza della sua immaginazione; al contrario della sorella che non a caso ne è totalmente sprovvista), arriverà a salvare se stessa.

A proposito delle già citate canzoni, il loro essere decisamente più invasive, rispetto agli illustri predecessori quantomeno, rappresenta un altro importante segnale dello spirito decisamente più classico e “disneyano” di DiSalvo, che proprio alla Disney ha lavorato a lungo come animatore (fino a ricoprire il ruolo di Head of Animation in Frozen) prima di tentare questo assoluto esordio alla regia. Una classicità che svela al tempo stesso la più grande differenza con l’operato di Lord e Miller, che dietro una sfoggiata conoscenza delle regole narrative rivelavano un intento molto più “sovversivo”, DiSalvo sembra quasi volerle seguire da manuale. Gioca sì con gli archetipi, dall’Imperatore Maximus (doppiato da J-Ax) a Rex Dasher (in originale, doppiato invece da Daniel Radcliffe) novello James Bond fino alla fata madrina (e qui perfetto il casting di Cristina D’Avena), ma offrendone più che altro la loro versione colorita e grottesca, ad anni luce dall’indimenticabile Lego Batman per intenderci. La parodia aiuta così a mantenere la struttura riconoscibile, immediata, perché come detto all’autore importa perlopiù intrattenere, divertire, riuscendoci comunque con assoluto e appassionato mestiere.

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #7