#RomaFF15 – Incontro Ravvicinato con Damien Chazelle

Alla Festa del Cinema di Roma arriva Damien Chazelle, che ha ripercorso in un incontro con Antonio Monda la storia del genere musical attraverso sette film

E pensare che all’inizio io i musical li odiavo”, ammette improvvisamente Damien Chazelle ad Antonio Monda. Il regista premio Oscar per La La Land è stato ospite di un Incontro Ravvicinato alla Festa Del Cinema Di Roma in cui insieme al direttore artistico ha ricostruito una storia del genere musical a partire dalle pellicole che hanno influenzato la sua regia.

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Si parte da Les Parapluies de Cherbourg, film del 1964 di Jacques Demy che Chazelle considera la pellicola più importante per la sua formazione. “Mi innamorai del film lentamente. Dapprima lo rifiutai, poi però dopo averlo visto rimasi confuso – ha spiegato il regista – sebbene percepissi la distanza tra quello che avevo visto ed un film tradizionale fui avvinto dalla delicatezza del racconto e dai sentimenti che emergevano nei rapporti tra i protagonisti”. Del film di Demy, Chazelle ricorda in particolare l’approccio intimista della narrazione, che racconta una storia ordinaria e non riflette sui meccanismi dello spettacolo come accade nel musical americano di quegli anni.

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Si tratta di uno storytelling poco frequente in America che però è oresente, per esempio, in Meet Me In St. Louis di Vincente Minnelli: “Demy secondo me si è ispirato al lavoro di Minnelli – ha detto Chazelle – penso al modo informale di pensare le coreografie o a come la storia giri attorno ad una famiglia della borghesia americana, raccontata anche attraverso dei quadretti quotidiani”.

Le riflessioni più interessanti però Chazelle le fa nel momento in cui gli viene chiesto di scegliere il suo preferito tra Gene Kelly e Fred Astaire, una scelta impossibile da compiere secondo il regista perché i due danzatori rappresentano due modi antitetici di rapportarsi al cinema. Caratterizzato da un approccio più sperimentale e coraggioso, per Damien Chazelle Gene Kelly è stato “il migliore a comprendere come si potesse usare il cinema all’interno di una coreografia, arrivando ad attuare soluzioni impossibili da sviluppare su un palcoscenico”. Al contempo Fred Astaire era più simile ad un prestigiatore, capace di organizzare coreografie complesse apparentemente senza nessuno sforzo.

Ultimo tassello di questa controstoria del musical è proprio La La Land, di cui Chazelle ricostruisce la complessa lavorazione: “È difficile convincere Hollywood a fare un musical che non venga da Broadway – ha spiegato il regista – e La La Land sembrava impossibile da finanziare perché era un progetto originale nato dai brani di Justin Hurwitz”. Pensato per essere l’esordio di Chazelle, La La Land venne finanziato dopo il successo di Whiplash, un contrattempo che permise al regista di ingaggiare Ryan Gosling ed Emma Stone “due attori – dice – a cui avevo pensato dal primo momento”. Sulle scelte di casting ha pesato anche l’approccio di Chazelle al musical: “ho guardato al lavoro di Demy e alle sue performance vicine alla quotidianità, per questo avevo bisogno di due attori che già si conoscevano bene e che potessero aiutarmi a portare in scena due persone a loro modo normali” ha detto il regista.

In chiusura Chazelle ha anticipato che il suo prossimo progetto “racconterà di una fine di un’epoca, del passaggio da muto e sonoro avvenuto alla fine degli anni ‘20”.

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