#RomaFF2010 – Delirio tra live action e animazione CGI: Monster Hunt, di Raman Hui

Campione d’incassi in Cina dal regista di Shrek Terzo, una mescolanza tra live action e CGI dalle geometrie impazzite e il ritmo caotico dove il divertimento è assicurato. Nella selezione ufficiale

In Cina è stato uno dei maggiori successi commerciali arrivando a incassare oltre 210 milioni di dollari in due settimane di programmazione. E, nel look dei mostri, sembra esserci l’ombra di Shrek; Raman Hui è stato infatti coregista di Shrek Terzo oltre ad aver supervisionato l’animazione degli altri tre e di Z la formica.

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Scritto da Alan Yuen (Shaolin, New Police Story), Monster Hunt mescola live action e animazione 3D in CGI. E’ ambientato in un mondo dove gli umani combattono le creature mostruose per il dominio della terra. Tra loro ci sono anche l’ambiziosa cacciatrice di mostri Huo Xiaolan (Baihe Bai) e un tranquillo sindaco di un piccolo paese, Song Tianyin (Boran Jing) che però si ritroverà a portare avanti la gravidanza del nuovo re dei mostri Wuba.

Le geometrie sono impazzite, il ritmo caotico. Tracce di wuxi entrano spesso nelle scena d’azione, tra personaggi che volano, il neonato che spara cibo come proiettili. Inoltre Hui si lascia trascinare da un debordante delirio cromatico, da frequenti metamorfosi come quella dei mostri travestiti da umani o della scena in cui il neonato nasce e comincia a girare come una palla.

monster hunt2Non c’è il rigore del wuxia ma non importa. Anzi, il genere viene destabilizzato. Contano soprattutto una serie di azioni che si susseguono con il cineasta che spinge al massimo sull’acceleratore ma dove cattura attraenti frammenti, come quello dei mostri che si mettono a cantare o il giovane sindaco incinto che divora numerosi piatti di vermicelli. Ci sono però anche tracce mèlo negli sguardi tra il protagonista e il neonato, nella mimica di Wuba che può davvero diventare una nuova icona cartoon. Il modo come è costruito il suo personaggio è frutto di una fantasia sfrenata che caratterzza anche uno di momenti più trascinanti del film, quello in cui cercano di cucinarlo in tutti i modi (col vapore, friggendolo) ma senza nessun successo.

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Sembra come andare sulle montagne russe. Si cerca l’equilibrio tra cinema orientale e la spettacolarità statunitense, con un respiro ovviamente diverso da quello di Ang Lee in La tigre e il dragone. Ma, nei suoi paesaggi fantasticati, c’è lo strano elemento di congiunzione. E il divertimento è assicurato.

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