RomaFictionFest 2008 – "Hard", di Cathy Verney (Miniserie)

Finalmente un prodotto televisivo che si occupa di pornografia e lo fa senza quella stupida e morbosa curiosità tipica della televisione italiana (si pensi ai servizi sul mondo a luci rosse targati Le iene). Hard è una miniserie intelligente e ironica (due puntate da 75 minuti) prodotta da Canal Plus. Sophie, la protagonista, rimane improvvisamente vedova. Viene messa al corrente da parte della nuora del vero lavoro di suo marito. L’uomo aveva una piccola casa di produzione pornografica, la Soph’X, che si occupava di intrattenimento per adulti. Da prima titubante la donna per far fronte al mantenimento dei figli e della casa in cui abita decide di prendere il posto del marito e dedicarsi alla sua attività. Gran parte dell’ironia della miniserie nasce dall’avvicinamento di Sophie a questo mondo per lei del tutto sconosciuto. Bisogna che la donna impari la terminologia tecnica di questo nuovo lavoro. I nomi degli oggetti che vengono usati durante le riprese. Le modalità attraverso le quali si costruisce un film porno, quali sono le scene che non possono assolutamente mancare. Durante la conoscenza dei dipendenti del marito Sophie entra in contatto con l’enorme varietà dei prodotti porno. Tutti i generi che nascono dalle più svariate fantasie sessuali. Bondage. Sadomasochismo. Animal. Bizarre. E allora set con croci e fruste, una stanza adibita alla water torture, pony che camminano per lo studio, un travestito con una gallina in braccio, un nano vestito da Batman.

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Bisogna anche dire che la messinscena della miniserie è castissima e al massimo si vedono un paio di tette. E questa è una bella idea, parlare del porno senza far vedere niente di pornografico (così come nel magnifico affresco su questo mondo fatto da PT Anderson in Boogie Nights). Raramente si potrà vedere questa miniserie in un palinsesto italiano, dove se non si parla di preti, guardie, dottori e maestri sembra che non ci siano storie da raccontare.
Hard è un buon prodotto televisivo, tecnicamente ben realizzato e con una storia che alterna l'ironia a momenti più intensi e riflessivi, come quelli che riguardano il rapporto di Sophie con i propri figli.
Il mondo di chi lavora nel porno è ancora troppo nascosto anche se i suoi prodotti hanno una visibilità impressionante. E’ uno strano paradosso. La pornografia è una forma di espressione audiovisiva che non ha paragoni. Bastano solo i corpi. E il sesso. Questi due elementi sono in grado di attirare più sguardi di qualsiasi effetto speciale, di qualsiasi megaproduzione hollywoodiana. Ogni parte del corpo, ogni fantasia sessuale può diventare un genere a parte. Le possibilità sono praticamente infinite. Il limite di molti prodotti pornografici è la scarsa professionalità, soprattutto nelle produzioni italiane. Sarebbe bello, un domani, avere registi seri anche in questo campo. Con una loro estetica e delle loro idee. Registi capaci di esprimere, attraverso le immagini, quelle magnifiche sensazioni che solo i corpi i nudi sono in grado di dare.