RomaFictionFest 2009 – "Helter Skelter", di John Gray


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jeremy davies in helter skelter di john grayLa notte del 9 agosto 1969 quattro membri della “Famiglia” di Charles Manson fanno irruzione nella villa di Sharon Tate e di Roman Polanski, che in quel momento si trovava a Londra per motivi di lavoro.
La Tate, incinta all’ ottavo mese, è in compagnia degli amici Jay Sebring, Abigail Folger e Woytek Frikosky. Nell’
area che circonda la villa è presente un ragazzo, William Garretson, ingaggiato dai coniugi Polanski come custode, e il suo amico Steven Parent, passato a salutarlo.
Garretson, che apparentemente non si accorge di nulla mentre è nel suo bungalow, sarà l’unico sopravvissuto al massacro.
Sulla strage di Cielo Drive, la “notte più lunga di Hollywood” come i giornali l’hanno spesso chiamata, molto s’è detto e molto è stato scritto.

Helter Skelter
di John Gray, non è il primo tentativo di ricostruire i fatti che segnarono per sempre la fine degli anni ’60 e delle utopie pacifiste nell’immaginario collettivo americano. A pochi giorni da Woodstock, la scoperta di quell’orribile, inarrestabile odio, di quella violenza inspiegabile, del caos nascosto esploso senza lasciare scampo, restituiscono all’America un sogno calpestato e trasformato in incubo. Un incubo in grado di entrare nelle case di notte e di fare a pezzi ogni certezza, ogni piccola sicurezza.
John Gray, regista televisivo di serie di successo come "Ghost Whisperer”, prova a riconfezionare l’incubo, e a renderlo un prodotto televisivamente accettabile e soprattutto esportabile fuori dall’America. Ci riesce bene, nonostante qualche cedimento di troppo alle convenzioni televisive. Ma in fondo di questo si tratta, di un film per la televisione. Ed è innegabile che Gray sappia il fatto suo.
Il film è basato sulla ricostruzione fatta da Vincent Bugliosi, pubblico ministero nel processo contro Manson e i suoi seguaci, “Helter Skelter. The True Story Of The Manson Murders” scritto insieme a Curt Gentry.
Trasmesso nel 2004 in America, “Helter Skelter” è stato recentemente acquistato da Studio Universal e sarà mandato in onda sul DTT in Italia nell’agosto 2009.
Sono soprattutto i tempi e la risoluzione dei personaggi a presentare l’ostacolo più rilevante in un’operazione del genere. Gray riesce a scandire il crescendo temporale degli omicidi in modo coerente con la cronologia reale e con le convenzioni realistiche. Il film comincia con l’uccisione di Gary Hinman, e con i maldestri tentativi di Manson di entrare nel mondo dell’ industria discografica attraverso il “Beach Boy” Dennis Wilson. L’ incontro con la bellissima e sventurata Tate è anticipato dal fato la notte prima della strage. Manson suona il campanello della dimora di Cielo Drive aspettandosi di trovare Terry Melcher, produttore discografico dei Beach Boys e figlio di Doris Day, che aveva ignorato le richieste del sedicente guru di incidere un disco con lui. Woytek Frikosky apre la porta e infastidito spiega a Manson che Melcher si è trasferito da mesi. La visione della Tate alle spalle dell’amico “ispira” il futuro massacro. Furbamente Gray sottolinea il lato demoniaco del caso con un raccordo di sguardi tra la futura vittima e il suo carnefice perfettamente sincronizzato. Stessa costruzione fatalista per l’omicidio dei coniugi LaBianca, con la scena precedente all’uccisione che vede la coppia discutere in macchina proprio dell’ omicidio Tate.
Con molto pragmatismo Gray fa parlare i suoi personaggi attraverso i fatti. Il rilievo dato ad alcuni di loro non è mai introspettivo, e questo permette al regista di non cadere nella trappola psicologica che sarebbe stata probabilmente un’arma a doppio taglio. La figura di Linda Kasabian, testimone chiave del processo, grazie alla quale Bugliosi riuscì ad ottenere la condanna all’ergastolo per Manson e i seguaci colpevoli degli omicidi, è un esempio che conferma la scelta ben calibrata di Gray.
Qualche banalità eccessiva nei raccordi e nelle scenografie possono a volte rivelare, ad un occhio attento, una certa superficialità e oltretutto i cinque anni pieni passati dalla sua realizzazione sono talvolta segnalati da altre piccole ingenuità. Ma questo non impedisce ad “Helter Skelter” di essere un ottimo prodotto, in linea con lo standard della fiction televisiva americana di qualità.
Jeremy Davies è un Charles Manson efficace e credibile nonostante una capigliatura un po’ troppo pulita e “cool”. La sua mimica strisciante e lo sguardo serpentino funzionano nell’esemplificazione iconografica dell’incubo. Bruno Kirby è esatto e spartano nel suo Vincent Bugliosi.