Romolo + Giuly, la guerra mondiale italiana arriva in TV

Dal web alla TV, da un link di Vimeo alla prima serata su FOX. Non sorprende più questo rientro nei tradizionali mezzi di diffusione dei giovani autori della rete, in questo caso di Michele Bertini Malgarini, Alessandro D’Ambrosi e Giulio Carrieri, ideatori di Romolo + Giuly. Un format leggero e divertente che ironizza sulla storica disparità (qualcuno insinua invece che sia una disputa recente…) tra Roma nord e Roma sud. E’ partito tutto da un cortometraggio omonimo del 2016, vincitore del Roma Fiction Fest e poi esploso in rete e sui social. Le vecchie volpi televisive non si sono lasciate sfuggire l’occasione di allargare il pubblico ed hanno puntato tutto su una produzione “sfrontata”, come l’ha definita il presedente FOX Alessandro Saba, che partisse dal basso ma avesse tutte le carte in regola per arrivare a raggiungere la complessità seriale di oggi.

Effettivamente il linguaggio utilizzato dai tre ha poco di canonico per il piccolo schermo: non mancano frecciatine all’attualità, rimandi citazionisti a tutto il mondo dell’intrattenimento e piccole verità sulle differenze tra nord e sud scisse (il più possibile) dai classici stereotipi. Il tutto inserito nello storytelling più che noto della storia d’amore più famosa della letteratura, a cui viene aggiunta una nascente “guerra mondiale italiana” che non investe solo Roma ma anche Milano e Napoli, ormai stanche del romacentrismo della cultura italica. I riferimenti cinematografici sono quelli di Chi ha incastrato Roger Rabbit? e dei Monthy Python, ma ancora più importanti quelli dell’animazione seriale americana, dai Griffin ai Simpson, che, come ha spiegato Giulio Carrieri hanno avuto il merito “di elevare la scorrettezza a mezzo per raccontare la realtà in maniera più profonda e accurata.”.

Guardare oltreoceano è però sempre più facile, difficile è invece digerire alcuni punzecchiamenti senza censure ai difetti nostrani. Sono stati quindi bravi a scegliere personaggi famigliari del nostro bagaglio da telespettatori per i ruoli più spigolosi: l’onnipresente Francesco Pannofino nei panni del presidente della regione Lombardia, finto milanese dal tifo laziale, Fortunato Cerlino, che qui si chiama Don Alfonso ma interpreta un’evidente parodia del suo Don Pietro di Gomorra, ed un inedito Giorgio Mastrota nei panni di se stesso, un televenditore dal cuore cattivissimo che programma una scalata verso il successo. Nonostante questo, già con i primi teaser diffusi in rete si hanno avuti piccoli problemi di accostamento all’ironia e alcuni degli attori hanno ricevuto insulti gratuiti in quanto, parlando con la voce dei propri personaggi, inneggiavano a proposte ed atteggiamenti non consoni all’unione sotto l’unica bandiera italiana o, peggio, si facevano macchietta di un prototipo di cittadino che non rispettava lo standard degli utenti.

Insomma, viene già da ridere, ma poi nemmeno tanto. Gli autori scherzano sul fatto che la serie stia già funzionando, ma la preoccupazione celata è che il passaggio da web a televisione stia diventando di questi tempi ancora più complicato. Non si può infatti negare che il mezzo televisivo sia ancora un’istituzione e ciò che è lecito ed apprezzato sul democratico web diventa immediatamente uno scherzo troppo ardito se trasmesso in prima serata. Paradossalmente in questi casi i fans ed i detrattori molto spesso coincidono. Se quindi prodotti come i The Pills dei tempi che furono e i fortunati Casa Surace spopolano sui social, ora tocca a un loro cugino prossimo come Romolo + Giuly tentare la sfida della ricezione del pubblico della TV.

I giovani autori però ce l’hanno messa tutta e anche la FOX ha fatto l’ardita scommessa di non chieder loro nessun compromesso. La serie è pensata, scritta e girata come un prodotto per chi ha passato molto più tempo su uno schermo di un computer che davanti a quello della televisione. Sketch veloci, battuti fulminanti, cambi di scena repentini e cultura pop che sarà sicuramente apprezzata dai romani (difficile prevedere se i milanesi capiranno che per attraversare la capitale in macchina ci si può spendere veramente mezza giornata). In alcune occasioni si riesce a ridere veramente di gusto, cosa che sembrava ormai impossibile fare sul divano di casa made in Italy (a meno che non si apprezza la tendenza al cinismo di Carlo Cracco) e si intravede perfettamente il progetto di spingersi oltre un divertimento fine a se stesso. Si deve augurar loro che tanti utenti saranno disposti a spostarsi su un altro dispositivo e gli abitudinari del palinsesto abbiano l’elasticità mentale di aprirsi a un intrattenimento diverso.