Rosa Pietra Stella, di Marcello Sannino

Tratto da una storia vera, un affresco senza patetismi della condizione di donna e di madre in una Napoli multietnica e polverosa. In sala e al #PesaroFF56

È strano, di solito quando si pensa a Pasolini si pensa a Roma, a Bologna, al Friuli natale, di certo non a Napoli, ché tra i tanti grandi autori che hanno cantato questa città Pasolini è probabilmente il meno napoletano. Ma forse sarà il mare, il porto, quelle genti da tutto il mondo a riempirne vicoli e vicoletti o l’eco di quella Profezia più attuale che mai a farcelo tornare alla mente alla visione di Rosa Pietra Stella.

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‘Mamma Napoli’ verrebbe da dire, perché Carmela, la protagonista dell’ultimo film di Marcello Sannino, presentato al pubblico internazionale allo scorso Festival di Rotterdam, poi al Giffoni e proiettato in Piazza del Popolo alla Mostra del Cinema di Pesaro prima dell’uscita in sala, ha molto dell’indimenticabile Anna Magnani di Mamma Roma. Interpretata da Ivana Lotito, volto delle ultime stagioni di Gomorra, Carmela è una donna fiera, una giovane madre dall’esistenza turbolenta a precaria che vive a Portici assieme a sua madre e sua figlia, una piccola e popolosa cittadina borghese sul mare alle porte di Napoli, dove è costretta a saltare da un lavoro all’altro – da modella di nudo ad hostess e così via – per cercare di tirare avanti e mantenere lei e la sua famiglia. Lì lei è l’outsider, la deviante costantemente osteggiata, e sogna di liberarsi di quella lettera scarlatta che ha continuamente addosso. Ecco l’occasione, il caso le offre così l’opportunità di uscire da quella chiusura stagnante che certi luoghi e certe condizioni si portano con sé: tramite un avvocato le capita l’occasione di arricchirsi con gli immigrati che vivono al centro di Napoli, reperendo documenti e permessi per cui al giorno d’oggi si è disposti a tutto.

Uno strano periferia movie, anche se di periferia non si tratta, che ne mantiene i caratteri. La Città, il centro, agognato da lontano, continua ad essere il misterioso polo magnetico, attraente luogo di fughe ma sostanzialmente respingente, quasi ci fosse una forza centrifuga all’opera che però ha un nome ben definito: determinismo sociale, ovvero quell’infausto destino già segnato alla nascita di tutti i nati fuori, fuori dal centro o fuori dall’Italia. In ogni metropoli contemporanea c’è un girone di marginali, poveri, donne e migranti – «quei figli dei figli venuti dal mare» – senza diritto di esistere, invisibili, perché senza documenti, e spesso aizzati gli uni contro gli altri come nelle peggiori distopie post-apocalittiche che vediamo al cinema. In questi tempi dis-umani, occorre ripartire dalle persone, appunto riumanizzarci.

Carmela lo fa aprendosi all’altro, a partire da Tarek, un uomo algerino che vive a Napoli da molti anni, interpretato da Fabrizio Rongione, che s’invaghisce di lei e prova, ad aiutarla a trovare un equilibrio. Senza risultato.

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Bagnato da una luce invernale, quasi fredda, inedita per la Napoli che conosciamo dal cinema o costruita nell’immaginario esotizzante, il film sembra risentire degli influssi del cinema belga o anglosassone, dai Dardenne, con Rosetta agli ultimi film di Ken Loach, di quel «vogliamo il pane, ma vogliamo anche le rose!», che si cantava all’epoca ma si dovrebbe cantare ancora di più oggi. Ma soprattutto, come ammesso dal regista, Rosa Pietra Stella, sebbene ispirato ad una storia vera, guarda a quei ritratti di grandi donne ai margini, da Adua e le compagne di Antonio Pietrangeli, a Mouchette di Robert Bresson, Vivre sa vie di Godard, ed ovviamente Senza tetto né legge di Agnès Varda e Mamma Roma. Un sorprendente affresco della condizione femminile contemporanea nel lavoro, nella società e nella famiglia, con il rapporto di maternità – anche se si potrebbe dire ancor prima di sorellanza ed amicizia – come perno a cui tutto fa da sfondo. Naturale allora pensare ad Elena Ferrante ed alla sua tetralogia de L’Amica geniale, che così tanto ci dice del lavoro di donne e bambine nella città di Napoli, da quello materiale e operaio fino a quello intellettuale. E dunque se i romanzi si collocano in un arco di tempo che dal dopoguerra giunge al 2007, Rosa Pietra Stella potrebbe idealmente rappresentarne, a suo modo, un’ideale continuità – questa volta fuori dal centro e dal rione – da ritrovare anche pragmaticamente nella figura di Ludovica Nasti; la giovane attrice che interpreta la figlia di Carmela è infatti la straordinaria interprete protagonista della prima stagione della serie RAI-HBO diretta da Saverio Costanzo dedicata ai best-seller di Ferrante.

Oggi però, in un sistema in cui non si salva nessuno, nemmeno le istituzioni, siano esse scolastiche o assistenziali, laiche o cattoliche, lavorare, essere donna e madre è un compito ancor più arduo sembra dirci con occhio impietoso quanto realista Sannino. Il concetto di legalità si ribalta, o meglio, è come se si auto-sabotasse, mostrandosi in tutta la sua fallacia e il suo squallore.

Nel «vivre sa propre vie» Carmela e tutte le giovani donne che si trovano a condividere la sua condizione non è previsto un lieto fine.

Regia: Marcello Sannino
Interpreti: Ivana Lotito, Ludovica Nasti, Fabrizio Rongione, Imma Piro, Niamh Mc Cann, Velentina Curatoli, Francesca Romana Bergamo, Gigi Savoia
Distribuzione: PFA Films
Durata: 90′
Origine: Italia, 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.2 (5 voti)
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